Autore:
Andrea Minerva
CONQUISTATORI Gli spagnoli e i britannici. Sono questi i principali colonizzatori dell’Argentina, ma questa volta, sulle vette andine del Paese sudamericano, sventola la bandiera neozelandese.
Non era mai successo. Non solo in Argentina, ma nemmeno nei 43 anni di storia del campionato del mondo rally wrc.
Gli autori dell’impresa sono stati il 28enne Hayden Paddon e il copilota John Kennard che regalando al Paese dei “kiwi” la prima affermazione in un rally iridato, hanno anche ottenuto la loro prima vittoria. Insomma, tutti decisamente felici e contenti, come nei migliori finali.  E nel clima da “happy end” anche Hyundai Motorsport fa salti di gioia per il secondo successo della sua storia, che bissa quello ottenuto in Germania nel 2014 e celebra il primo ottenuto con la i20 wrc New Generation.
 
TAPPA IMPREVEDIBILE Ma per arrivare a tutto questo, la strada è stata lunga e perigliosa. Altro che.
Sarà che a queste latitudini, la creatività letteraria non è mai mancata; i racconti “fantastici” di Jorge Luis Borges, per esempio. 
Fatto sta che ogni anno il rally d’Argentina propone una trama e un copione che stendono la noia a suon di “colpi” di scena. 
Minuscolo promemoria: anche lo scorso anno la vittoria di Kris Meeke è stata piuttosto rocambolesca. 
 
PARTIAMO DAL PRINCIPIO Senza voler fare i fenomeni, qualche piccolo segnale c’era stato. E non serviva neppure la rara abilità di saper leggere tra le righe. 
Nello shakedown Hayden Paddon e la Hyundai i20 Wrc sono stati i più veloci. Vero, quei 6 km di prova che precedono la gara vera e propria sono da prendere con le molle. Ma il dato rimane. Inconfutabile. Fin dall’inizio del rally d’Argentina, si capisce chiaramente che a giocarsi la vittoria sono in tre: Latvala e Ogier con le Vw Polo R Wrc e Paddon con Hyundai i20 Wrc
 
SENZA ESCLUSIONE DI COLPI Ognuno con le sue motivazioni: Latvala fresco della vittoria in Messico, Ogier nelle consuete vesti del “cannibale” e del leader del mondiale, Paddon con l’entusiasmo e l’adrenalina della grande occasione.
Ma Ogier è costretto a partire per primo, e a fare da “spazzino” per gli altri, sulle strade sterrate e piene di rocce della valle Calamuchita e di Villa Carlos Paz. Il sole e le temperature oltre i 20 gradi, peggiorano la situazione. Il francese fa quello che può, ma ad ogni km perde decimi verso gli avversari. Una gara segnata. Almeno all’apparenza.
Chi invece sembra avere il ritmo latinoamericano, o meglio ancora, il tango e la milonga che scorrono nelle vene, è Jari Matti Latvala. Non male per un “gelido” e compassato finlandese. Il suo ritmo impressiona, e assume la forma prepotente del dominio con 4 prove speciali vinte nella prima tappa, sulle 8 previste. Alla fine della prima giornata ha un vantaggio consistente su Paddon e ancora più su Ogier, terzo.
Mikkelsen, quarto, con la Vw Polo R, non appare temibile, impegnato a fare una gara accorta e a non combinare guai.
 
TRANQUILLITA'...Si va avanti così, senza scossoni particolari. Con Ogier che “pulisce” le strade e perde secondi e con Paddon che fa di tutto per mettere pressione a Latvala, combattendo allo stesso tempo con una non facile gestione delle gomme.
Ad un certo punto del rally, il neozelandese della Hyundai è costretto a utilizzare due gomme di mescola dura all’anteriore, e due di mescola morbida al posteriore, per ottenere un equilibrio almeno soddisfacente.
In casa Hyundai anche lo spagnolo Dani Sordo è autore di una prova molto positiva, soprattutto per lui che storicamente è considerato un “asfaltista” e non un “terraiolo”.  Ma bisogna sempre fare attenzione quando si appiccicano le etichette. Non si sa mai.
 
...APPARENTE Poi, il patatrac. Figurato e letterale.
Km 21 della prova di “Los Gigantes”. Penultima della seconda giornata di gara. Latvala sta incrementando il vantaggio su Paddon, in quel momento attorno ai 20 secondi. Tutto sotto controllo, e invece è l’inizio di una “tranquilla prova speciale di paura”. Cede una sospensione, l’ammortizzatore fa capolino dal cofano, lo sterzo è piantato nel marmo, una buca, il capottone e un volo di diversi metri. Fine. Tutti salvi e senza danni, fortunatamente, Polo R a parte, ma di Gigantes, a quel punto, rimangono solo gli improperi lanciati da Latvala in varie e mutevoli direzioni.
Ko pesante, e quasi definitivo, per il finlandese che a malincuore rinverdisce involontariamente la leggenda dei “Flying Finn”. 
 
FINALE DA RACCONTARE La terza e ultima giornata del rally d’Argentina inizia con Paddon che ha 29 secondi e 8 di vantaggio su Ogier, 44 secondi e 2 su Mikkelsen e poco più di un minuto su Dani Sordo.
Tre prove speciali, meno di 60km cronometrati, e Paddon e la Nuova Zelanda vincono la loro prima gara. Ogier, permettendo.
E hai detto niente. Ma i “fantastici raccontiBorgesiani sono in agguato.  Il finale è da cardiopalma. Il cambio della i20 Wrc s’inchioda. In un frangente, Paddon è costretto, dopo aver inserito la prima, a spegnere tutto, resettare e ripartire, per sua fortuna.
A una prova speciale dalla fine, Ogier è a soli 2 secondi e 6 dal rivale “kiwi”.  Ma la power stage conclusiva è del tutto a favore di Paddon, che scaccia gli incubi di una improvvida sconfitta con una prestazione “monstre”. Rifila 11 secondi e 2 a Sordo, e 11 secondi e 7 a Ogier. Onore e gloria per lui!
 
SUL PODIO  Il podio del rally d’Argentina è completato da Ogier, secondo, e Mikkelsen, terzo. Seguono Sordo, con la seconda delle Huyndai i20 Wrc e Ostberg, con la migliore della Ford Fiesta Rs del team M-Motorsport
 
Brevi considerazioni finali. 
 
PADDON  28 anni, con la vittoria in Argentina, sale al secondo posto della classifica del mondiale Wrc. 
In più, ha recentemente rinnovato per i prossimi tre anni, l’accordo con Hyundai Motorsport. Da tenere d’occhio.
La Hyundai i20 Wrc New Generation. In Argentina, nonostante alcune difficoltà, e vittoria a parte, ha dimostrato di poter reggere il confronto con la sempre temibile Vw Polo R. Occhio però all’affidabilità. Paddon ha rischiato grosso nel finale e Neuville è stato estromesso subito dalla lotta per le prime posizioni, nonostante una rimonta che lo ha portato al sesto posto, per problemi al motore. Ed è la terza volta in quattro gare. Trovare una soluzione potrebbe essere una buona idea.
 
LORENZO BERTELLI  Il nostro portacolori è stato parecchio sfortunato. Ampiamente nella top ten, anche lui ha dovuto issare bandiera bianca per problemi tecnici. Chiude comunque tredicesimo.
Ott Tanak. L’estone è un’altra delle vittime delle noie meccaniche nel day1. Peccato, perché quando rientra in gara dimostra di essere l’unico, tra i piloti Ford, ad avere un passo dignitoso. Ma la mancata affidabilità del mezzo gli tarpa le ali.
Ligato e Garcia. Gli idoli di casa chiudono al settimo posto assoluto. A modo loro, e per loro, un’impresa. 
Ogier. Il “cannibale” è tale anche se in mezzo alla strada ci sono pietre grandi come gli scogli della Costiera Amalfitana. Porta a casa il secondo posto e aumenta il vantaggio nella classifica generale. Un neo però c’è. Il rally d’Argentina è l’unica gara che il campione francese non è ancora riuscito a vincere. Nessuno è perfetto.
 
PROSSIMO APPUNTAMENTO Il mondiale rally wrc salpa adesso verso l’Europa.
Si corre in Portogallo, dal 19 al 22 Giugno.  Tuned!

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