Autore:
Daniele Zeri

LA RESA DEI CONTI Poco più di 3 mesi fa prendeva il via la stagione inaugurale della W-Series, il primo campionato interamente femminile del panorama motorsport. Quasi 100 giorni e cinque weekend di gara che sembrano essere passati in un lampo. Domani inizierà infatti il sesto e ultimo round della stagione 2019 a Brand Hatch. Se tutti gli occhi del pubblico saranno puntati sull'emozionante lotta per il primo storico titolo tra la pilota di casa e favorita Jamie Chadwick e la sua sfidante, l'olandese Beitske Visser, l'ultima tappa della W-Series sarà anche occasione per tirare le somme e fare un primo bilancio su una categoria che ha sorpassato ogni aspettativa nel suo anno di debutto. Alla vigilia di questo appuntamento, abbiamo incontrato il CEO e grande architetto di questo campionato, Catherine Bond-Muir.

W-Series 2019, Catherine Bond-Miur

IL PERSONAGGIO Esperta di proprietà intellettuale e diritto dello sport, nel suo curriculum professionale anche la direzione dell'acquisizione del Chelsea FC da parte di Roman Abramovich e dell'Aston Villa. Senza esperienza pregressa nel motorsport, Catherine Bond-Muir è una donna votata all'innovazione ma anche sinceramente aperta alle critiche e al dialogo. I più scettici non le hanno infatti risparmiato accuse di sessismo dovute al concetto di separazione di genere nella sua neonata creatura. Da sostenitori del motorsport femminile di lunga data, non le abbiamo nascosto anche i nostri iniziali dubbi ad inizio campionato. "Inizialmente ero d'accordo" – ha risposto a MotorBox"Ero diventata madre a 45 anni e avevo appena smesso di lavorare. Due anni dopo mi annoiavo e per caso mi fu menzionata l'idea di un campionato per sole donne. Subito ho pensato che fosse una grande idea. Ma poi ho fatto qualche ricerca e mi è sembrata una cosa terribile! Uomini e donne possono gareggiare allo stesso livello, non è giusto separarli e non sono mai stata una fan della discriminazione positiva. Pensavo che fosse la via sbagliata da prendere. Ma poi ho anche fatto delle ricerche sul numero di donne che gareggiavano in monoposto in tutto il mondo e la tendenza era in diminuzione. La situazione stava peggiorando e mi è sembrato che qualcosa di fondamentale dovesse cambiare".

GLI OBIETTIVI "Speriamo che la W-Series – ha proseguito Bond-Miur – abbia due effetti: uno è quello di aiutare le donne a gareggiare, non solo in Formula 1, ma anche a crearsi carriere da professioniste in altri ambiti delle corse. Ci vorranno anni, ovviamente, ma i punti per la Superlicenza che otterremo dal prossimo anno aiuteranno enormemente. E, in secondo luogo, stiamo cercando di trasformare le nostre pilote in vere e proprie star. Sappiamo già che ci sono molte persone le cui figlie adorano la W-Series senza aver mai seguito il motorsport prima d'ora. Ma capisco bene chi ci critica, perché anche io ho avuto i miei dubbi". Frequentando i circuiti di kart si può notare negli ultimi anni un discreto incremento di partecipazione femminile tra le giovanissime, ma sempre meno pilote riescono poi nel salto dal kart alla monoposto. Catherine Bond-Muir ha ragione su questo punto: la W-Series potrebbe essere ideologicamente la strada sbagliata, ma è oggi una strada necessaria.

Il paddock della W-Series

LA VISIONE Rivedere la scintilla della competizione tornare a brillare negli occhi di alcune partecipanti precedentemente costrette all'inattività per motivi di budget è stato emozionante per chi ha avuto il piacere di seguire le loro carriere dagli albori. Al loro fianco giovani promesse e ragazze che non avrebbero diversamente avuto modo di guidare in un campionato di Formula 3. "Stiamo permettendo ai piloti di correre gratuitamente. Stiamo dando un'occasione a persone dal diverso background sociale", sentenzia Bond-Muir, sottolineando forse la più grande innovazione di cui il suo campionato si è reso protagonista. "Quando Alice Powell è salita sul podio alla prima gara, mi ha abbracciato e mi ha detto: ‘Grazie per avermi fatta di nuovo sentire così’. È davvero importante cercare di ridare alle persone i propri sogni". I 18 piloti titolari sono infatti stati selezionati da un pool di oltre 100 candidati dopo un processo di selezione che non ha comportato nessuna richiesta di sponsorizzazione da parte delle partecipanti. Una rivoluzione impressionante per questo settore, che solleva la domanda del perché altre serie non stiano seguendo le orme della W-Series: "Prevedo che quando dimostreremo che si tratta di un modello di business sostenibile, gli altri seguiranno la nostra strada". La stagione inaugurale ha sicuramente sollevato l'attenzione dei media, ma ora la vera sfida sarà rendere sostenibile questo modello di business a lungo termine. "Il fatto – aggiunge Catherine – è che devi offrire un ottimo prodotto sportivo, e qui sta il vero vantaggio dei monomarca. Si tratta di offrire gare entusiasmanti".

IL SEGRETO "Una delle mie più grandi paure era che non sapevo quanto sarebbero stati veloci i piloti, se ci sarebbero stati svariati secondi di gap tra la prima parte di classifica e il resto del gruppo. Era assolutamente impossibile prevedere". Con una griglia dal background così diversificato, il rischio di assistere ad un dominio dei piloti con più esperienza già dalle primissime fasi del campionato era, in effetti, molto reale. Invece, weekend dopo weekend, le gare sono diventate più spettacolari e combattute: "Una volta che il pubblico imparerà a conoscere le pilote, con le loro individualità e diverse personalità, sono sicura che inizierà ad interessarsi alle nostre gare. Stiamo realizzando un documentario del dietro le quinte proprio come ha fatto la Formula 1, speriamo che ciò possa aiutare ad aumentare l'interesse del pubblico. E ovviamente dobbiamo creare opportunità di guadagno da sponsorizzazioni del campionato e dai diritti televisivi, proprio come qualsiasi altra serie. Credo che Alejandro Agag (il patron della Formula E, ndr) sia un dio, perché ha fatto quello che ho fatto io, ma venti volte più in grande, organizzando le gare per conto suo".

W-Series, Catherine Bond-Miur intervistata ad Assen

UN TEAM DI SUCCESSO Sebbene Bond-Muir non provenga dal mondo delle corse, è stata in grado di coinvolgere alcune delle persone più capaci e influenti del motorsport: da Gerhard Berger, il quale ha messo a disposizione la piattaforma del DTM, a David Coulthard e a molte altre figure di spicco come Dave Ryan, Matt Bishop e Annie Bradshaw:Conosco Coulthard da vent'anni ed è stato coinvolto nel processo decisionale fin dall'inizio. È stato lui a presentarmi Dave Ryan. Lo ha descritto come il racing director che gli altri racing director vorrebbero essere. E poi Matt Bishop, che era direttore della comunicazione alla McLaren. Presentarsi ai meeting con persone come Dave e Matt ha dato al team di management una grande credibilità. Se avessi detto a Dave, per esempio, scegliamo una ragazza cinese, solo perché abbiamo bisogno di una ragazza cinese per motivi commerciali, Dave avrebbe detto di no. So che ci sono stati commenti sul favorire le inglesi, ma abbiamo scelto le 18 più 2 pilote più veloci".

NON SOLO UNO SPORT FEMMINILE “Nessuno guarda lo sport femminile è stata una frase che Catherine Bond-Muir si è sentita dire molto spesso. Il mese scorso, la semifinale della Coppa del Mondo femminile FIFA ha ottenuto 11,7 milioni di telespettatori, il più grande share televisivo del 2019 in Inghilterra. La W-Series ha finora offerto un prodotto sportivo di qualità e le storie di venti ragazze che meritano di essere conosciute dal pubblico più ampio possibile. Ci auguriamo che anche i più grandi detrattori diano una possibilità alla W-Series questo fine settimana: i veri amanti del motorsport capiranno che è molto più di "uno sport femminile".


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