Autore:
Daniele Zeri

ARABA AL VOLANTE A supporto della Formula 3 Regional, all'Autodromo di Imola ha fatto il suo ritorno in pista dopo la pausa estiva anche la Formula 4 Italiana, probabilmente il campionato di F4 più competitivo dell'intero motorsport. Con più di 30 vetture schierate dai più importanti team europei, da qui passano molti degli attuali aspiranti alla Formula 1 di domani. Il weekend si è concluso con le vittorie di Dennis Hauger e Roman Staněk, alfieri Red Bull e Sauber Junior Team. A centro gruppo di questa competitiva griglia, si è inoltre messa in luce la giovane Amna Al Qubaisi: la prima pilota araba a competere internazionalmente ha infatti conquistato la sua prima top-15 stagionale in gara 4. Figlia di Khaled Al Qubaisi, ex pilota di vetture GT dal discreto successo e con tre partecipazioni a Le Mans all'attivo, Amna si è distinta per i notevoli progressi compiuti in questa sua seconda stagione in monoposto.

I PROGRESSI "Amna è partita con relativamente poca esperienza perché l'anno scorso aveva fatto pochissime gare e questo campionato è come se fosse un mondiale, dove ci sono tutti i giovani più forti, tutti quelli che ambiscono alla Formula 1", ha raccontato a MotorBox Andrea Piccini, team manager della vettura di Amna all'interno del Team Prema. "Entrare come oggi nei top-15, miglior risultato della stagione, è sicuramente qualcosa di importante. Amna soprattutto è migliorata molto nei duelli ravvicinati, che qui non sono all'ordine della gara, ma del giro e della curva. Qui si danno sportellate come se fossero in pista con delle vetture turismo, quindi Amna sta facendo progressi dal punto di vista delle prestazioni ma soprattutto nel duello ravvicinato con gli altri". Al fianco della sorella Hamda, le "Al Qubaisi Sisters" sono oggi divenute vere e proprie icone di un mondo arabo orientato al progresso. Per questo i successi della diciannovenne Amna sono portatori di valori che vanno oltre lo sport.

L'INTERVISTA MotorBox ha avuto modo di conversare con la giovane pilota degli Emirati Arabi durante il weekend imolese.

Questa è la tua seconda stagione in Formula 4. Siamo ancora nel pieno del campionato, ma come giudichi questo tuo secondo anno?
"Direi che ho fatto dei progressi. Contando che l'anno scorso sono arrivata a stagione iniziata e che ho avuto molti meno giorni di test rispetto ad alcuni piloti, per il momento mi darei una valutazione positiva. Abbiamo ovviamente in programma di fare altri test privati ma, come sapete, dipende molto dal budget… Dobbiamo vedere cosa è fattibile".

Raccontaci un po' gli esordi: da dove proviene questa passione per le corse? Immaginiamo che l’esperienza di tuo padre abbia giocato un ruolo fondamentale.
"Ho iniziato quando avevo quindici anni: vedevo mio padre correre e mi sono da subito interessata a questo sport. Quindi ho iniziato a fare un po' di karting nel mio paese e poi sono passata alle gare in Europa, facendo quasi subito delle top-5 e dei giri veloci. Quindi è iniziata ad essere una strada percorribile come vera e propria carriera quando ho attratto l'interesse dello sponsor Kaspersky Lab. All'inizio non avrei mai pensato di poter raggiungere questi livelli nel motorsport, ma ora mi ritrovo in questo ambiente e spero di continuare ad essere qui nel futuro."

Al Red Bull Ring hai corso a fianco di tua sorella Hamda, così come è stato per diverso tempo nei kart. Cosa vuol dire essere compagni di team tra sorelle?
"Nel karting eravamo molto competitive tra noi. Ricordo una gara in cui siamo finite al primo e secondo posto dopo una lunga e serrata battaglia in pista. Abbiamo degli stili di guida molto diversi, io sono aggressiva mentre lei è più pulita, quindi è anche un modo per imparare sempre qualcosa a vicenda".

Vi aiutate nei weekend di gara o la vedi come un avversario qualsiasi?
"No, sicuramente ci aiutiamo molto tra noi, ci diamo dei consigli su come facciamo le curve ad esempio. Cerchiamo sempre di aiutarci. Anche mio padre, data la sua notevole esperienza nelle corse, è ovviamente molto utile. Quando non lavora viene spesso alle gare e anche quando è via per lavoro le guarda online e mi manda dei consigli. Mi scrive dei messaggi dicendomi che sto andando bene e che potrei migliorare questo o quel settore. Sapete come sono i papà, cercano sempre di spingerti a fare meglio".

Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine? Dove ti vedi tra due o tre anni?
"Spero in Formula 3. La FIA F3 è sicuramente lo step successivo alla F4 quindi, se riusciremo ad avere abbastanza sponsor, l'obiettivo è di raggiungere quel livello nel motorsport"

Hai anche guidato la Formula E a Riyadh. Com'è innanzitutto guidare quell'auto?
"È un'esperienza molto diversa, un mondo tutto nuovo. L'auto mi è piaciuta, non ci sono vibrazioni ovviamente dovute al motore quindi sembra tutto più semplice e fluido. Ho anche provato una sensazione di leggerezza alla guida, è sicuramente molto diverso da ciò a cui ero abituata. La Formula E credo sia il futuro, specialmente per il motivo che si corre in mezzo alle città e attrae molto più pubblico. Se mi venisse data un'opportunità di correre lì ci andrei, sicuramente".

Cosa pensi della W-Series e del successo che ha avuto questo campionato?
"Non ho commenti particolari da fare in merito. Certamente è molto buono per fare chilometri e fare un po' di esperienza. L'anno scorso avrei dovuto farlo, ma poi i miei impegni scolastici me l'hanno impedito".

Amna infatti non è solo una personalità di spicco del mondo dello sport arabo. Ha terminato una laurea in francese e tutt'ora studia fisica alla Sorbona, una delle università più prestigiose del mondo. Il suo colto accento inglese suggerisce infatti che dietro alla ragazzina minuta ed introversa si nasconde il profilo di una giovane donna dall'educazione internazionale ma sempre orgogliosa delle proprie origini.

“Rappresentare la mia nazione a livello globale, su una piattaforma come questa, significa davvero molto per me. Soprattutto perché finora non abbiamo avuto delle ragazze arabe ai più alti livelli del motorsport. Ora c'è una ragazza Saudita che corre in Formula 4 inglese (Reema Juffali, ndr) e spero ne vedremo sempre di più e che in futuro non saremo più una rarità come oggi. C'è molto supporto nel mio paese per quello che faccio: scrivono molto su di me e c'è molto tifo”.

Non è tutto rose e fiori…
“Infatti. Siamo viste un po' come una rarità e quando la gente vede una ragazza spesso si congratula con lei, nonostante a volte noi ci sentiamo un po' irritate perché magari non siamo andate così bene. Competere con i ragazzi non dovrebbe essere poi così strano: quando indossiamo il casco siamo riconosciuti dal nostro numero di gara e non dal sesso".

Cosa suggeriresti alle giovani ragazze che vorrebbero far parte del motorsport?
"Suggerirei di andare al kartodromo più vicino e provarci. Quello è sempre il primo step per un futuro in monoposto, risultati e sponsor permettendo".

Ovviamente l'aspetto economico gioca un ruolo determinante, è innegabile. In Formula 4 e in Formula 3 ci sono ragazzi molto giovani, che devono da subito cercare di approcciare grandi sponsor. Qual è stata la tua esperienza al riguardo?
"Bisogna sempre provarci, non lasciarsi scoraggiare dai commenti negativi ma usarli invece come motivazione per dimostrare che si sbagliavano".

La FIA sta cercando con vari programmi di incrementare l'accesso delle donne nel motorsport. Credi che sia sufficiente ciò che viene fatto ora, per cercare di raggiungere un giorno una possibile parità numerica?
"Credo che la parte fondamentale sia incrementare l'aiuto economico perché ad oggi la maggior parte delle ragazze non ha l'opportunità di competere. Se si potessero offrire dei giorni di test, su qualsiasi tipo di auto, la possibilità di fare chilometri sarebbe utilissima. La FIA sta facendo bene con il programma Women in Motorsport, hanno fatto un test a Navarra in cui ho preso parte e ho avuto modo di provare una vettura GT e una Formula Renault. È stata un'ottima esperienza”.

La Formula 4 Italiana tornerà in pista il 4-6 ottobre prossimi all'Autodromo del Mugello per la penultima prova stagionale, dove Amna Al Qubaisi cercherà di cogliere la sua prima top-10 in carriera.


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