Autore:
Giulia Fermani

DI NUOVO SOTTO ACCUSA Il tutor torna - suo malgrado - al centro dell’attenzione.  Si è fatto un gran parlare del Sicve (sistema informativo controllo velocità) sin dall'epoca della sua approvazione nel 2004 da parte del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Spesso la discussione si è svolta relativamente a problemi legati ai vizi nell’accertamento o nella notificazione ma non questa volta. Oggi a essere messa in discussione è la validità stessa del sistema.

LA VICENDA A seguito del ricorso presentato da un avvocato viterbese l’8 febbraio scorso, un Giudice di Pace di Terni non si è limitato ad accoglierlo ma ha sottolineato come, essendo la rete Tutor gestita, dal 2010, da Autostrade Tech, questo comporti una violazione dell’articolo 192 del Codice della Strada, che disciplina “l’omologazione o l’approvazione di segnali, dispositivi, apparecchiature, mezzi tecnici per l’accertamento e il rilevamento automatico delle violazioni”. Ebbene, al comma 5 quest'articolo spiega come “l’omologazione o l’approvazione di prototipi è valida solo a nome del richiedente e non è trasmissibile a soggetti diversi”. In altri termini, si sarebbe dovuta fare una nuova omologazione dei tutor a seguito della riorganizzazione societaria che ha visto Autostrade Tech subentrare al posto di Autostrade per l’Italia nella gestione del Sicve. La considerazione del Giudice di Pace ha sollevato l’ennesimo polverone intorno alla figura, già abbastanza controversa, dei rilevatori di velocità media e istantanea, con conseguenze che, al momento, non è ancora facile prevedere.


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