Autore:
Lorenzo Centenari

LIETO FINE? Una telenovela, ma di quelle il cui finale, vada in un verso piuttosto che l'altro, non rimarrà sullo schermo tv. Per ricadere invece anche sulle tasche, sulle abitudini quotidiane, sulla libertà di movimento di milioni di cittadini italiani (e francesi), e non solo quelli che vivono in Val di Susa. Tav sì, Tav no: dalla nuova ferrovia Torino-Lione, l'opera cioè sulla quale il Governo è spaccato in due, e a causa della quale rischia seriamente una crisi politica dalle conseguenze disastrose per l'economia, dipende anche la geografia dei futuri spostamenti internazionali in auto, moto e camion. Si vada avanti coi cantieri, oppure no, ecco cosa succederà.

PRO E CONTRO Qualora venisse dato il benestare a procedere, i lavori della Torino-Lione (già ampiamente in corso) dovrebbero terminare nel 2030. Un orizzonte ancora lungo, e sul quale il premier Conte non nasconde le proprie perplessità: "2030 oppure dopo, ci troveremo in una fase - sostiene il primo ministro - in cui il sistema dei trasporti sarà nel frattempo evoluto. Corriamo perciò il rischio di ritrovarci con un'opera poco funzionale". Sempre Conte: "Possiamo realizzare un tratto infrastrutturale fantastico, rimane tuttavia la necessità delle imprese di scaricare poi la merce su un tir, e con un tir raggiungere la destinazionale finale".

LE CIFRE Dichiarazioni di Conte a parte, il quadro è complesso e la realizzazione o meno della Tav influenzerà il traffico stradale non solo della direttrice Torino-Lione, bensì anche quello delle altre due porte di accesso alla Francia, ovvero l'autostrada costiera (Genova-Ventimiglia) e il Valico del Monte Bianco. Lungo la ferrovia che passa dal Traforo del Frejus, il trasporto merci è in effetti notevolmente calato sia rispetto al passato (nel 1994 da lì passavano 7,6 milioni di tonnellate merci, nel 2017 circa 3 milioni), sia rispetto alle proiezione fatte negli anni Novanta (17 milioni). Ma il fenomeno si spiega proprio con la maggiore convenienza che gli imprenditori individuano oggi nel trasporto su gomma, piuttosto che su rotaia.

VALVOLA DI SFIATO Entrasse in funzione una linea Torino-Lione ad alta velocità e ad alta efficienza, è probabile che il traffico merci torni a popolare la strada ferrata, e a diminuire il proprio impatto su quella asfaltata. Liberando la prima corsia dell'Autostrada dei Fiori (A10) e della Torino-Aosta (A5) di una grossa quota di veicoli pesanti. A tutto vantaggio di chi, occasionalmente o sistematicamente, si muove in auto e moto da Italia e Francia, e viceversa. Difficile, forse impossibile, quantificare i benefici dell'opera sugli spostamenti privati. L'unica unità di misura certa, al momento, è il tempo perso. In un senso, o nell'altro.


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