Peugeot francese, Opel Tedesca: le molte anime di Stellantis
Editoriale

Auto con la bandiera


Avatar di Emanuele Colombo , il 19/09/21

2 mesi fa - Sinergie industriali tra auto con passaporti diversi: parliamone

Ha ancora senso scegliere l'auto in base alla provenienza? Le esperienze di Stellantis e Volkswagen suggeriscono che...

''Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose. Dove va. Dov’è stata.'', sono le prime parole di Forrest Gump nel meraviglioso film omonimo. E da molti decenni l'auto ha la stessa capacità di comunicare l'identità della persona che la guida. Parte di questo biglietto di presentazione si legge nella sua provenienza: ''Io? Guido solo tedesche'', scriveva un tale su un forum qualche giorno fa. E non mancano appassionati che, vuoi per tradizione di famiglia vuoi per convinzioni maturate con l'esperienza, rimangono legati alle auto francesi, alle italiane, alle giapponesi e così via.

La storica Citroen DS La storica Citroen DS

AUTO COL PASSAPORTO Anche per questo, ma forse non solo per questo, alcuni marchi dell'auto cercano di far riscoprire al pubblico le proprie origini, affermando con forza la propria identità nazionale. Un tempo, anche prima delle sinergie che hanno portato alla formazione di grandi gruppi come Volkswagen e Stellantis, le auto di un determinato Paese tendevano a essere classificate nell'immaginario collettivo in base ad alcune caratteristiche che le accomunavano: le tedesche erano quelle affidabili e di grossa cilindrata, le francesi quelle comode e morbide d'assetto, mentre le italiane si distinguevano per lo stile, il carattere emozionale e prestazioni sopra le aspettative, anche se magari accompagnate da una costruzione non sempre impeccabile.

Peugeot 308 2021, vista 3/4 anteriore Peugeot 308 2021, vista 3/4 anteriore

UNIONE EUROPEA Giusta o infondata che fosse la vox populi, oggi discorsi del genere fanno fatica a stare in piedi. Guardate il gruppo Stellantis, che raduna sotto il suo grande cappello le francesi Peugeot, Citroen e DS; la tedesca Opel, le italiane Fiat, Lancia, Alfa Romeo e l'americana Jeep, solo per citare i Marchi di maggiore diffusione nel nostro Paese. Le sinergie sono dichiarate, con pianali e propulsori che finiscono di volta in volta per sventolare bandiere diverse. Guardate Opel Astra (qui l'approfondimento) e Peugeot 308 (qui la prova), per esempio. E lo stesso si può dire se guardiamo in casa Volkswagen, con il travaso di componentistica tra vetture che indossano stemmi nati in Germania, Cecoslovacchia (prima che diventasse Repubblica Ceca), Spagna e così via.

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IL VALORE DELL'IDENTITÀ Eppure Opel, come di nuovo è accaduto alla première della nuova Astra, non perde occasione per sottolineare la propria origine tedesca e anche Peugeot, pur in modo più garbato, aggiunge il tricolore alla sua comunicazione per rimarcare l'appartenenza territoriale. Il motivo è ovvio e deriva dalla necessità di differenziare a ogni costo tanti marchi strettamente legati tra loro e che operano negli stessi segmenti di mercato. Ma quanto è sostenibile, nei fatti, questa che potrebbe apparire solo come una dichiarazione di facciata? 

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UN CONFINE SOTTILE Intanto va notato che, al giorno d'oggi, la maggior parte della componentistica di un'auto è di provenienza varia ed eventuale. Guardate anche in casa Ferrari, italian style per eccellenza, quanti sono i fornitori esterni e di quali nazioni sono. Certo si può obiettare che sono gli assemblati principali di un veicolo a fare la differenza, come scocca e motore (in cui peraltro troviamo altra componentistica estera come i pistoni della tedesca Mahle). Ma va sottolineato che anche con le stesse componenti si possono ottenere risultati molto diversi, cambiando piccoli particolari e le regolazioni. Stessa piattaforma, ma passo e abitabilità diversa - tanto per fare un esempio - per Seat Leon, Volkswagen Golf e Audi A3.

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QUALCHE ESEMPIO Per tornare in casa Stellantis, chiunque abbia guidato la Peugeot 2008 accanto alla nuova Opel Mokka (qui la prova), si sarà accorto che sono molto diverse e che la dichiarazione dei tedeschi di aver fatto un'auto alla loro maniera trova riscontro oggettivo nell'esperienza pratica. Il caso limite è la Porsche 911, che cambia radicalmente personalità, comportamento e rendimento tra una versione e l'altra sfruttando la sinergia più spinta che ci sia: è la stessa macchina dopotutto, ma si fa fatica a crederlo passando dal sedile di una Targa a quello di una GT3 RS.

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ANCORA ELEMENTO DISTINTIVO E poi c'è lo stile. Se torniamo a guardare 308 e Astra non possiamo fare a meno di notare quanto le due auto siano differenti: soprattutto all'interno, con scelte ben distinte quanto a comandi e disposizione degli elementi sulla plancia. Ma anche colori, sedili e abbinamenti concorrono a trasmettere, fin dal primo impatto, una diversa personalità. E visto che lo stile salta all'occhio ancora prima di aver riconosciuto questo o quel marchio, l'auto continua ad assolvere il compito di presentare il suo proprietario: ora come alle origini. Una scelta di immagine, se ci pensate, anche per chi decide di non averla proprio e punta sul car sharing.


Pubblicato da Emanuele Colombo, 19/09/2021
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