No-deal Brexit, le conseguenze per il marchio Ford. Lo spiraglio
Commercio internazionale

No-deal Brexit, a Ford costerebbe 1 miliardo. Lo spiraglio


Avatar di Lorenzo Centenari , il 25/01/19

2 anni fa - Ai Costruttori non resta che sperare nella legge che posticipi la data

Ai Costruttori auto non resta che sperare nell'emendamento del partito laburista che posticiperebbe la data del distacco dalla Ue

ATTACCHI DI PANICO Granello dopo granello, la clessidra lentamente svuota il proprio contenuto. La Brexit si fa sempre più vicina, e l'ipotesi che la frattura assuma proporzioni "Hard" è sempre più concreta. Degli effetti di una sciagurata no-deal Brexit sul settore auto (oltre che sull'industria ed il commercio in generale), già ne abbiamo sviscerato i principali (clicca qui per la nostra analisi). Qualora Gran Bretagna ed Ue non raggiungessero alcun tipo di accordo bilaterale, a imporsi sarebbe un quadro quasi apocalittico. Ora è Ford a esprimere preoccupazione e a diffondere un allarme rosso: tra dazi Wto al 10% su import/export e indebolimento della sterlina, il conto da pagare ammonterebbe fino ad un miliardo di dollari.

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FORD EMORRAGIA Senza contare i riflessi di una eventuale (e sempre più probabile) Brexit senza paracadute sulla produzione stessa dei due stabilimenti britannici di propulsori Ford, quindi anche sull'occupazione: l'Ovale impiega nel Regno Unito, il suo terzo sbocco mondiale di vendite, circa 13.000 addetti, ovvero un quarto della forza lavoro Ford in tutta Europa. A seconda dell'intreccio di una serie di fattori, il marchio americano stima dunque perdite tra i 500 milioni e il miliardo di dollari, non proprio noccioline, nemmeno per un Gruppo di dimensioni globali. Ci si prepara al peggio, tentando di limitare i danni con manovre logistiche preventive, traslocando sulla terraferma tutto quello che è possibile. In realtà, per Ford e tutto il mondo auto, un debole spiraglio c'è. In che consiste?

L'ULTIMA SPERANZA Il destino del mercato auto europeo è appeso a un filo, quello di un emendamento presentato al Parlamento inglese dalla deputata laburista Yvette Cooper: correzione al testo della Brexit che, in caso di conversione in legge, imporrebbe al Governo di procedere all'uscita dall'Unione solo a fronte dell'approvazione del Parlamento stesso entro tre settimane a partire dal prossimo 5 febbraio. In caso contrario, niente Brexit, almeno non nei termini stabiliti. Tutto verrebbe rimandato a data da destinarsi: fine 2019, o anche oltre. Martedì sera il voto, ed è a quella seduta che l'industria delle quattro ruote rivolgerà la massima attenzione. Nella speranza di ricevere ossigeno, e quantomeno, preparare le valigie con maggiore calma.


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 25/01/2019
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