Autore:
Lorenzo Centenari

ATTACCHI DI PANICO Granello dopo granello, la clessidra lentamente svuota il proprio contenuto. La Brexit si fa sempre più vicina, e l'ipotesi che la frattura assuma proporzioni "Hard" è sempre più concreta. Degli effetti di una sciagurata no-deal Brexit sul settore auto (oltre che sull'industria ed il commercio in generale), già ne abbiamo sviscerato i principali (clicca qui per la nostra analisi). Qualora Gran Bretagna ed Ue non raggiungessero alcun tipo di accordo bilaterale, a imporsi sarebbe un quadro quasi apocalittico. Ora è Ford a esprimere preoccupazione e a diffondere un allarme rosso: tra dazi Wto al 10% su import/export e indebolimento della sterlina, il conto da pagare ammonterebbe fino ad un miliardo di dollari.

FORD EMORRAGIA Senza contare i riflessi di una eventuale (e sempre più probabile) Brexit senza paracadute sulla produzione stessa dei due stabilimenti britannici di propulsori Ford, quindi anche sull'occupazione: l'Ovale impiega nel Regno Unito, il suo terzo sbocco mondiale di vendite, circa 13.000 addetti, ovvero un quarto della forza lavoro Ford in tutta Europa. A seconda dell'intreccio di una serie di fattori, il marchio americano stima dunque perdite tra i 500 milioni e il miliardo di dollari, non proprio noccioline, nemmeno per un Gruppo di dimensioni globali. Ci si prepara al peggio, tentando di limitare i danni con manovre logistiche preventive, traslocando sulla terraferma tutto quello che è possibile. In realtà, per Ford e tutto il mondo auto, un debole spiraglio c'è. In che consiste?

L'ULTIMA SPERANZA Il destino del mercato auto europeo è appeso a un filo, quello di un emendamento presentato al Parlamento inglese dalla deputata laburista Yvette Cooper: correzione al testo della Brexit che, in caso di conversione in legge, imporrebbe al Governo di procedere all'uscita dall'Unione solo a fronte dell'approvazione del Parlamento stesso entro tre settimane a partire dal prossimo 5 febbraio. In caso contrario, niente Brexit, almeno non nei termini stabiliti. Tutto verrebbe rimandato a data da destinarsi: fine 2019, o anche oltre. Martedì sera il voto, ed è a quella seduta che l'industria delle quattro ruote rivolgerà la massima attenzione. Nella speranza di ricevere ossigeno, e quantomeno, preparare le valigie con maggiore calma.


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