Pubblicato il 16/01/2019 ore 17:20

HARD BREXIT Il Parlamento inglese boccia il piano sulla Brexit: prepararsi al peggio. Chiamasi effetto domino: quando una tessera crolla, trascina a terra tutta la catena. Ufficiale dal 29 marzo 2019, l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea sta già riverberando i propri effetti sull'economia del Continente. Ora è ansia anticipatoria, ma che accadrà da quella data in poi? Soprattutto, che accadrà nel caso (sciagurato, e ahimé sempre più concreto) di una cosiddetta "no-deal Brexit"? Ai Costruttori auto, per usare un eufemismo, assolutamente nulla di buono. E non solo a quelli che producono oltremanica.

CRISI JAGUAR LAND ROVER Delle conseguenze che la Brexit già sta scatenando sull'industria dell'auto britannica se ne parla quotidianamente. Jaguar Land Rover che taglia 5.000 posti di lavoro e sposta parte della produzione in Slovacchia, Nissan che considera l'ipotesi di traslocare la fabbrica Qashqai di Sunderland da un'altra parte, Mini che a Oxford ha infine già programmato la pausa estiva del 2019 dal mese di aprile, subito dopo che il distacco dalla Ue sarà completo. E ancora: Aston Martin parla di "catastrofe" commerciale e logistica: il porto di Dover è già nel caos, servono canali alternativi. Poiché i quattro quinti dei modelli costruiti dai sudditi di Sua Maestà sono destinati all'export, la produzione in loco è già crollata un po' per tutti (-20%). Le vendite? Nel 2018 il peggiore calo (-6,8%) dalla crisi del 2008. E il futuro non riserva buone nuove.

SPETTRO DAZI DOGANALI Se da qui all'ora X Bruxelles e Londra non raggiungeranno accordi sul libero scambio (e dopo la disfatta di Theresa May le premesse non sono certo delle migliori), il trend non potrà infatti che proseguire nella stessa direzione, anzi intensificarsi. Il punto è che la Gran Bretagna è per i marchi auto con sede in Europa uno dei maggiori sbocchi in assoluto, seconda solo a Germania e Francia, mettici anche Cina e Stati Uniti nel caso dei marchi premium. I dazi doganali sarebbero biunivoci, con l'Ue che imporrà ai prodotti "made in UK" una barriera all'ingresso e viceversa, la frontiera british ad alzare il muro verso le auto "made in Europe".

GRANA PANEUROPEA Tremano le tedesche Audi, Mercedes e BMW (che nel Regno Unito ha Mini e Rolls-Royce come testa di ponte. e che lassù costruisce anche motori), per le quali il mercato british è il primo importatore (800.000 auto, il 20% dell'export complessivo). Più di Usa e Cina, Paesi dove i Costruttori possiedono stabilimenti in loco. Ma non che i marchi generalisti possano considerarsi salvi. In Gran Bretagna Ford è leader di mercato, e non tutti i modelli vengono assemblati in patria. A loro volta, Gruppo Volkswagen (di cui fa parte Bentley), Gruppo PSA e Gruppo Renault realizzano in UK buona parte del proprio fatturato: per tutti loro, una no-deal Brexit sarebbe una grana di non poco conto.

GOD SAVE THE DEAL Inferiore l'impatto che l'uscita dall'Ue della Perfida Albione avrebbe invece sul Gruppo FCA. Alfa Romeo e Jeep vendono qualche migliaio di pezzi l'anno, maggiore è la penetrazione Fiat (30.000 auto e oltre), ma il suo market share non oltrepassa il 2%. Marchi europei in senso stretto, ma non solo: Kia produce nella solita Slovacchia, Hyundai in Repubblica Ceca, Toyota in Belgio (oltre che nel Regno Unito stesso, a Derby). No-deal Brexit uguale crisi a tutto campo: il settore ha ora poco più di due mesi per sperare in un miracolo.


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