Pubblicato il 25/05/20

BANDIERA BIANCA Dopo migliaia di vittime in carne ed ossa, l'emergenza COVID-19 ordina i primi sacrifici industriali. Hertz non ce l'ha fatta, e dopo aver esplorato tutte le possibili alternative, non le resta che arrendersi e ricorrere al cosiddetto Chapter 11, il dispositivo che nell'ordinamento USA consente a una società insolvente nei confronti dei creditori di accedere a una forma di ristrutturazione del debito. Chapter 11 come equivalente della procedura fallimentare italiana, Chapter 11 come dichiarazione di resa di un colosso che per la natura stessa del suo business, il noleggio auto, è tra i target preferiti di una pandemia virale.

ULTIMA SPIAGGIA Risale al 5 maggio, l'accordo sul filo di lana tra una delle società di autonoleggio più potenti al mondo e i propri creditori. Hertz evita il fallimento negoziando con i fornitori e gli azionisti una proroga della scadenza dei pagamenti delle rate di leasing del mese di aprile: la nuova deadline è il 22 maggio, altre due settimane di tempo. Ma il cielo è denso di nubi: nonostante l'intesa in extremis, il futuro di Hertz resta in bilico. Il 22 maggio arriva in un baleno ed Hertz non viene a capo della grana: si spalancano le porte dell'inferno, una eventuale sopravvivenza comporterà un piano lacrime e sangue. Con tutto ciò che la vicenda comporta, e non parliamo solo della chiusura di agenzie per il car rental.

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CASE HISTORY Suona incredibile, come una multinazionale da 10 miliardi di dollari di ricavi, oltre 4.000 sedi nel mondo e quasi 40.000 dipendenti, possa letteralmente da un momento all'altro dichiarare bancarotta. Invece l'emergenza COVID-19 ha preso di mira innanzitutto proprio le società di noleggio: sospensione viaggi nazionali e internazionali, compagnie aeree a terra, aeroporti vuoti, due mesi di completa inattività. Senza liquidità di cassa, il mese scorso Hertz - la cui flotta complessiva contava, al 31 dicembre, 516.726 veicoli negli Stati Uniti e 169.971 negli altri Paesi del mondo - non è riuscita a fare fronte agli obblighi verso concessionari e Case costruttrici. L'accordo coi creditori raggiunto i primi di maggio alimentava le speranze di continuità, invece il fatidico 22 maggio, per il ''rent a car'' leader mondiale, rimarrà una data spartiacque, ma in senso negativo: ricorrere al Chapter 11 comporterà il licenziamento di almeno 10.000 membri del personale, vale a dire quasi un terzo dell'organico. Dopotutto, almeno per un po' il settore viaggi non sarà lo stesso di una volta. Che Hertz prosegua le sue attività, oppure no, quali altri effetti sull'economia?

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NOLEGGIO? NO, VENDITA Una prospettiva certa, come conseguenza della riduzione della propria flotta per saldare i debiti, è quella della (s)vendita massiccia di vetture. E di riflesso, la sovrabbondanza dell'offerta sul mercato dell'usato, che a sua volta si esprimerà con un abbassamento generale delle quotazioni, già in parte influenzate dal fenomeno (già in atto) di concessionari e altre società di autonoleggio che si liberano delle proprie scorte in eccesso. Il quadro si ripeterà più o meno uguale in tutte le nazioni, Italia inclusa (benché la procedura di fallimento, per ora, interessa solo le attività nordamericane, e non quelle europee): l'usato perde il suo valore e chi compra (d'accordo) gioisce. Ma alla lunga, anzi già nel breve termine, non è affatto una buona notizia.

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