Autore:
Lorenzo Centenari

LA STANGATA Capitolo chiuso, sì certo, come no. Su Volkswagen l'uragano dieselgate potrebbe aver sin qui risparmiato le sue raffiche peggiori, dal momento che - dopo aver già scucito qualcosa come 30 miliardi di euro tra risarcimenti, sanzioni e altre antipatiche questioni - Wolfsburg deve ora fare i conti con la causa collettiva depositata dai consumatori nazionali. Musterfeststellungsklage, un termine che mette paura solo a leggerlo, e che in realtà sta per “modello dichiarativo di azione”. È il primo della storia della Germania, i pronostici sono perciò più aperti che mai. 

DIESELGATE - ATTO II Il processo si apre a Braunschweig, la sede competente per il Gruppo. A rappresentare i ricorrenti è la Federazione delle associazioni di consumatori tedesca (Vzbv). Si profila una causa particolarmente lunga e complicata: alla class action partecipano circa 470 mila proprietari di auto diesel, le cui ragioni risiedono soprattutto nella perdita di valore del proprio veicolo, e che per la prima volta ricorrono a questo nuovo strumento giuridico. Dal canto suo, Volkswagen si difende sostenendo come i modelli coinvolti nella frode sulle emissioni siano del tutto sicuri. Che in sostanza, la svalutazione di mercato non sarebbe motivata da cause oggettive. Tutto lascia pensare che la querelle si risvolverà soltanto di fronte alla Corte di Cassazione federale, non prima che siano trascorsi anni, forse addirittura quattro-cinque. La svolta elettrica di Wolfsburg non è sufficiente a seppellire un episodio che alla marca leader europea è già costata fiumi di denaro e fango sull'immagine.


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