Pubblicato il 24/01/21

AUTO USATE IN TRIBUNALE Fiammanti BMW con qualche anno alle spalle ma ''mai usate''? Ferrari sempre in garage? Volkswagen utilizzate solo per andare a fare la spesa una volta alla settimana? A volte è tutto vero, ma a volte dietro le apparenze si nasconde la purtroppo comune truffa delle cosiddette auto schilometrate: contachilometri truccati per indicare un utilizzo della vettura molto inferiore a quello reale. È per difendersi da questi rischi nell'acquisto di auto usate che era nato su Facebook il gruppo Non prendermi per il chilometro, ora al centro di una complicata vicenda giudiziaria, che ha visto anche l'interessamento mediatico di Striscia la Notizia. E che ci porge l'occasione per riflettere sulle responsabilità e sulla fondatezza di quanto viene quotidianamente scritto online. Ma andiamo con ordine.

L'ACCUSA DI TRUFFA Il protagonista è proprio il fondatore della community citata poc'anzi. Paradossalmente l'accusa della Procura all'uomo è proprio quella, arrivata in seguite a indagini coordinate dal pubblico ministero Chiara Maina, di aver ''abbassato artificiosamente di oltre 50mila chilometri il chilometraggio'' di una Jeep Cherokee. L'accusa è rivolta a una concessionaria di Rivalta (Torino), di cuiil fondatore della suddetta pagina Facebook è socio.

LE ACCUSE DI DIFFAMAZIONE Facendo un passo indietro, prima di questa accusa di truffa, ritroviamo la stessa pagina Facebook in questione anche in un contenzioso portato davanti al tribunale delle imprese per concorrenza sleale da parte di Autocrocetta, concessionaria Mini e Bmw torinese. L'accusa mossa in questo caso è relativa ai commenti diffamatori nei confronti di Autocrocetta che sarebbero apparsi su Non prendermi per il chilometro. Le testate di informazione riportano inoltre che ''una delle persone socie della community sarebbe riconducibile a società nell’orbita del gruppo Biauto, altra grande concessionaria Bmw in città'', competitor di Autocrocetta. La richiesta di risarcimento per diffamazione, che Autocrocetta ha rivolto al fondatore della community (lo stesso accusato di truffa), ammonta a 150mila euro.

Scandalo schilometraggi e libertà di critica

LO STATO DELLE COSE Un bel fritto misto, non c'è che dire. Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco della vicenda c'è stata anche una visita dell'inviato di Striscia La Notizia Max Laudadio il 6 marzo 2019, il giorno successivo alla consegna della vettura di cui si era parlato su Non prendermi per il chilometro. Per il momento, pere questa seconda questione giudiziaria, Biauto si è dichiarata completamente estranea ai fatti, e l'atto di citazione per le diffamazioni arriverà in tribunale il 30 aprile. Staremo a vedere cosa succederà invece relativamente all'accusa di truffa, ma di certo i social media sono sempre più al centro dell'attenzione come veicolo di contenuti riprovevoli e luogo  (virtuale) dove perpetrare malefatte: sia che si tratti di truffe sia di calunnie o di azioni diffamatorie. Al di là degli sviluppi legali, che avranno luogo nelle sedi opportune, vale la pena ricordare alcune norme igieniche, utili per evitare fregature, da un lato, o denunce dall'altro.

UNA RIFLESSIONE In merito alle truffe relative ai chilometraggi i social sono un'arma a doppio taglio: fecondo terreno di gioco per i disonesti, agevolano però le verifiche da parte degli acquirenti. Molti sono i gruppi tematici, su Facebook ma non solo, dediti alle occasioni di questo o quel modello, o dei veicoli di una certa tipologia o periodo. Frequentandoli, è facile rimanere informati sui nuovi annunci del modello cercato: annunci che, con ulteriori ricerche, possono apparire duplicati sui vari motori di ricerca dell'usato e presentare differenze tra un annuncio e l'altro. Se vi sembra che annunci successivi facciano riferimento alla medesima auto, con i chilometri in caduta libera, state in campana!

DAL COMMENTO ALLA DIFFAMAZIONE Più complesso è il discorso che riguarda quello che viene scritto sul web. I commenti e la libertà di critica sono ovviamente sacrosanti, nonché il sale stesso delle piattaforme 2.0, ma l'insulto e la diffamazione (particolarmente sleali se mosse per ragioni di concorrenza) sono giustamente proibite dalla legge. Quello che è più complesso (e costoso, per la necessità degli avvocati) è fare rispettare queste leggi, soprattutto in un ambito ancora relativamente nuovo e per il quale la giurisprudenza è soltanto parzialmente pronta a fare la propria parte. (Qui possiamo trovare un approfondimento su quali sono al momento le normative a riguardo).

QUESTIONE DI (IR)RESPONSABILITÀ Una perplessità che sorge per esempio leggendo la notizia da cui siamo partiti è quando si parla di ''una persona socia della community''. L'espressione può far pensare a qualche tipo di ruolo ufficiale, a un coinvolgimento ''istituzionale'' (per quanto si stia parlando di una pagina Facebook), ma la verità è che chiunque può entrare a far parte di un gruppo Facebook in qualsiasi momento, che spesso a farne parte si viene invitati, e che ancora più spesso neanche ci si cura di quello che all'interno di un gruppo viene postato.

Scandalo schilometraggi e il gruppo Facebook Non prendermi per il chilometro

UNA FACCENDA SPINOSA È spinoso quindi stabilire entro quali limiti un membro di un gruppo possa essere ritenuto anche soltanto a conoscenza di quello che all'interno di un gruppo viene postato. Più circostanziato invece il discorso sulle responsabilità delle parole. Abbiamo già postato poco sopra un link alle normative vigenti, ma in quale misura riteniamo che vadano perseguiti l'autore delle parole, il fondatore/gestore del gruppo dove queste vengono postate (a volte gruppi di dimensioni smisurate), o la stessa proprietà della piattaforma sulla quale queste vengono veicolate?

LA SOTTILE LINEA ROSSA Per non parlare poi dei provider che danno materialmente la possibilità di veicolare le proprie parole nel web. Esiste soltanto una responsabilità individuale o devono esistere responsabilità relative al controllo dei contenuti? Sono questioni complesse di filosfia del diritto, sulle quali possono probabilmente coesistere opinioni diverse, e sulle quali difficilmente si potrà trovare una soluzione perfetta e definitiva, ma che sicuramente la faranno sempre più da padrone nei prossimi anni. Nel frattempo, meglio prendersi un minuto in più per scrivere con accortezza i nostri interventi pubblici: la libertà di parola sui social non è - giustamente - assoluta.


TAGS: non prendermi per il chilometro diffamazione truffa