Autore:
Lorenzo Centenari

ESTATE MALEDETTA Agosto sciagurato. Dopo il drammatico incidente di Bologna, ora tocca a Genova pagare danni incalcolabili in termini di vite umane, infrastrutture, circolazione stradale. Crolla il Ponte Morandi, il "Ponte di Brooklyn" dei genovesi, uno dei più grandi d'Europa. Cedimento strutturale nel corso di un forte nubifragio: il video amatoriale di un automobilista di passaggio trasmette più brividi di mille parole. 39 morti accertati (ma i dispersi sono ancora tanti), tra i quali 3 bambini, decine di feriti, corpi intrappolati tra le macerie. Città e regione letteralmente divise in due. Viabilità semplicemente parallizzata.

TRAFFICO NEL CAOS Una catastrofe, un episodio drammatico le cui ripercussioni si ripercuoteranno chissà per quanto sul traffico locale, ma non solo. Lo svincolo tra le autostrade A7 Milano-Genova e A10 Genova-Ventimiglia è stato chiuso in entrambe le direzioni: per chi arriva dalla Lombardia, raggiungere le località di villeggiatura della riviera ligure di Ponente è praticamente impossibile. Idem per chi compie il tragitto inverso. Alla vigilia di Ferragosto, un episodio che sposta gli equilibri della circolazione, del turismo, dell'economia del Nord Ovest italiano. Sgomenti soprattutto i genovesi: "non è possibile", ecco l'unica esclamazione che ripetono sotto chock gli abitanti del capoluogo.

VIAGGIARE INFORMATI Per gli automobilisti in viaggio, uscita obbligatoria a Genova Aeroporto. Lunghe code verso Genova a partire da Genova Pegli. Autostrade informa: chi da Savona è diretto a Genova può utilizzare l'A26 Genova-Gravellona Toce, poi la D26 Diramazione Predosa Bettole e la A7 verso Genova. Per chi invece da Livorno è diretto a Savona: utilizzare l'A7 Milano Genova, seguire le indicazioni per la Diramazione Predosa-Bettole e poi prendere la A26 verso Genova e proseguire per Savona. Si sconsiglia in ogni caso di percorrere le autostrade nella zona di Genova.

COSA È SUCCESSO Sono le 11.37, una porzione del Viadotto Morandi di oltre 100 metri si sgretola. Precipitano sul greto del torrente Polcevera e sugli stabili a ridosso del ponte ambedue le carreggiate. Un tir rimane in bilico, a pochi metri dal baratro. Decine di auto cadono nel vuoto, subito i mezzi di soccorso raggiungono in massa il luogo della tragedia. Scavano a mani nude tra le macerie, alcune persone vengono estratte ancora vive. Ma il quadro è incerto: non si conosce il numero esatto delle vittime, in costante aggiornamento. Né si conoscono le ragioni esatte di un collasso di simile portata.

FIORE ALL'OCCHIELLO Il Viadotto Polcevera dell'autostrada A10, chiamato Ponte Morandi poiché intitolato a Riccardo Morandi, attraversa il torrente Polcevera, a Genova, tra i quartieri di Sampierdarena Cornigliano. Progettato dall'ingegnere Riccardo Morandi, fu costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d'Acqua. Ha una lunghezza di 1.102 metri, un'altezza al piano stradale di 45 metri e 3 piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza. Si tratta di un ponte a trave strallata, dove gli elementi verticali sono cavalletti costituiti da due V sovrapposte: una ha il compito di allargare la zona centrale ove appoggia la trave strallata, mentre l'altra, rovesciata, sostiene i tiranti superiori.

AVVISAGLIE Secondo alcuni, la tragedia odierna non è un fulmine a ciel sereno. "Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici". Così si esprimeva l'ingegner Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all'Università di Genova, in un articolo pubblicato dal portale Ingegneri.Info il 29 luglio 2016. “Ancora nei primi anni ’80 - spiegava Brancich - chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”. 


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