Pubblicato il 03/04/20

IL PREZZO DELLA BENZINA IN ITALIA

L'epidemia mondiale ha avuto conseguenze su tutti i settori produttivi. A fronte di una domanda che si è fatta sempre minore via via che il mondo si arrestava, il valore del petrolio è diminuito in modo sensibile, toccando un -64% rispetto all'inizio dell'anno. Il prezzo della benzina in Italia è però calato solo del 10%, facendoci attestare come uno dei Paesi coi distributori più cari d'Europa, superati solo da Malta e Finlandia. Fino al 20 gennaio scorso, invece, erano 11 i Paesi dell'Unione a praticare prezzi superiori ai nostri. Cosa sta accadendo?

L'ANDAMENTO DEL PETROLIO

Il prezzo del barile è sceso ai minimi storici, al di sotto dei 30 dollari. Per avere un termine di paragone basti pensare che, nell'ultimo decennio, il record risaliva al gennaio 2016, con 28,73 dollari. Valore decisamente oltrepassato in questo periodo, coi circa 20 dollari di metà marzo. Ma se la domanda è minima e il prezzo del petrolio si è più che dimezzato da inizio anno, perché il costo del carburante rimane così alto?

LE ACCISE SU BENZINA E GASOLIO

Il motivo di questa anomalia è legato in buona parte alla componente fiscale, che pesa fortemente sul costo del prodotto per il consumatore italiano, ma non solo. Infatti, per un litro di carburante, circa il 60% del costo è imputabile a IVA e accise (imposte fisse), mentre solo il restante 40% è legato al prezzo industriale e commerciale. Vale a dire che, se un litro di benzina costasse 1 euro, 60 centesimi andrebbero nelle casse dello Stato e 40 centesimi al produttore e al distributore. In realtà, però, mentre l'IVA è una percentuale, le accise rappresentano un costo fisso, che non varia in funzione di quello che è il prezzo imposto dal mercato. In pratica, anche se produttori e distributori decidessero di regalarci il carburante, spenderemmo, tra IVA e accise, circa 1 euro per la benzina e 90 centesimi per il gasolio. Tutta colpa delle tasse quindi? Scopriamolo.

PERCHÈ LA BENZINA COSTA COSÌ TANTO?

IVA e accise pesano per circa 1 euro sul costo finale di benzina e gasolio, la restante parte, 40-50 centesimi (considerato un prezzo medio di 1,40-1,50 euro al litro) rappresenta il guadagno del produttore e del distributore. Ma a gennaio, mediamente, un litro di benzina costava 1,60 euro: oggi il prezzo del petrolio si è più che dimezzato, perché non paghiamo 1,30 euro? La risposta si chiama ''compartecipazione alle perdite'' delle compagnie petrolifere. Ci spieghiamo meglio.

7 SORELLE IN CRISI

Le grandi compagnie, infatti, tra il blocco della domanda e la guerra sui prezzi tra Russia e Arabia Saudita, sono andate in difficoltà. E visto il prezza basso della materia prima e i margini ridotti sui costi di produzione, per evitare grandi perdite hanno scaricato i costi sui consumatori finali. Le politiche di ripartizione del costo servono per mantenere quelle di investimento, programmate sul lungo periodo e molto rigide. E per le quali, nonostante tutto, sono previsti ingenti tagli. Insomma, a prescindere dal costo del petrolio, dobbiamo in parte rassegnarci a non veder precipitare i prezzi alla pompa: colpa sia delle accise, sia delle logiche di profitto della lobby del petrolio. In medio stat virtus. 


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