Pubblicato il 06/04/20

COVID-19, LOCKDOWN E REAZIONI A CATENA

Rischi ed opportunità di un trend chiamato globalizzazione. Delocalizzi in tutto il mondo, abbatti i costi: salvo quando le frontiere, come per magia, si chiudono per rispedire indietro un virus, e anche i cancelli delle fabbriche sono sbarrati. Non solo il mercato, anche l'industria dell'auto è oggi transnazionale ed interdipendente dalle relazioni tra nazioni: il lockdown di un Paese scarica gli effetti anche sui propri vicini, e l'auto tedesca non ripartirà a regime (per non dire che non ripartirà proprio) fino a quando anche in Italia la piccola media impresa non riprenderà le attività. A una sola voce, Gruppo Volkswagen, Gruppo Daimler e Gruppo BMW si rivolgono ad Angela Merkel: affinché eserciti pressing sull'Europa, e affinché si trovi il modo di aiutare l'industria italiana delle componenti. Un'industria, senza giri di parole, necessaria.

Crisi Coronavirus, anche BMW preoccupata per destino Italia

NO ITALY, NO PARTY In sostanza, anche qualora la Germania rimettesse in moto i suoi stabilimenti produttivi prima che in Italia, il processo di assemblaggio auto accuserebbe sia ritardi, sia lacune vere e proprie, dal momento che l'approvvigionamento di accessori di fabbricazione made in Italy è fondamentale. Da qui la preghiera al Cancelliere, da parte della lobby auto del maggiore player manifatturiero della Ue, di studiare un piano di sostegno che coinvolga in modo il più possibile uniforme tutti i membri dell'Unione: l'Italia, ma anche la Spagna, figurano tra i principali fornitori di componentistica automotive dei colossi ''deutsche''. Che ora dipingono un futuro a tinte ancor più fosche, nel malaugurato caso la ripresa sia eccessivamente scaglionata. Se non si sblocca la filiera italiana, un comparto che conta 2.000 imprese, 200.000 addetti e un giro d'affari stimato in oltre 50 miliardi di euro, non riaprono neanche gli impianti di Volkswagen, Audi, BMW, Mercedes. Più che una minaccia, un puro ragionamento pratico. La testimonianza che la debolezza della Ue nel fronteggiare l'emergenza sanitaria e il risveglio di apparenti moti patriottici non giovano a nessuno. Non più, non nell'epoca della globalizzazione, dove il battito d'ali di una farfalla in Cina...


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