Pubblicato il 23/01/21

I MODELLI LAMBORGHINI CHE NON TUTTI RICORDANO

Il nome Lamborghini, oggi, è un generatore di emozioni e batticuore per gli appassionati di supercar. Nomi come Aventador, Huracan, Urus, tanto per restare ai giorni nostri, ma anche Miura, Countach, Diablo, Murciélago sono auto che hanno fatto la storia della Casa italiana creata nel 1963 da Ferruccio Lamborghini, ma che fin dal 1948 costruiva trattori. Uno screzio con Enzo Ferrari fu la scintilla per dare inizio al mito della Automobili Lamborghini. Ma come tutti i grandi costruttori, anche in quel di Sant’Agata Bolognese non sempre le ciambelle sono riuscite col buco e qualche esemplare è stato messo in cantina per i più svariati motivi. Ne abbiamo scovato qualcuno. Tra gli altri, una quattro posti, un'auto che sembra una Ferrari (delitto di lesa maestà…), una motocicletta e quello che sembra l’ispirazione per il Cybertruck di Tesla. Curiosi di conoscerle? Seguiteci, che le scopriamo insieme.

 

Lamborghini Espada

Dopo il grande successo ottenuto con la Miura nei primi anni '60, Ferruccio Lamborghini fece seguito ai lusinghieri risultati con una gran turismo a quattro posti. Il design dell'Espada non era entusiasmante, bisognava conciliare uno stile sportivo con un abitacolo per quattro passeggeri, ma nessuno potrà mai mettere in discussione il suo V12 da 3,9 litri piazzato sotto il cofano.

Lamborghini Espada: una vista dall'alto della 4 posti italiana

LA POTENZA DEL MOTORE V12 Un motore capace di erogare la bellezza di 345 CV nella sua configurazione più potente. Per essere un'auto passata un po’ nel dimenticatoio, la Espada ha avuto un incredibile successo per Lamborghini. Tra il 1968 e il 1978 furono costruiti un totale di 1.217 modelli, rendendolo il modello più venduto dalla Casa di Sant’Agata fino a quando la Countach le levò lo scettro, andando alla conquista del mondo.

Lamborghini Design 90

Ben prima che Lamborghini acquistasse la Ducati, a metà anni ’80 è stata intrapresa la strada delle due ruote. Ovviamente, non poteva essere una moto “banale”, ma un modello che rispecchiasse la filosofia costruttiva della Casa. L’idea venne ai fratelli e imprenditori francesi Patrick e Jean-Claude Mimran, che rilevarono l’azienda messa in liquidazione. Il progetto della Design 90 fu affidato alla francese Boxer Design, che si fece carico dello stile e del montaggio di questa moto. Tuttavia, doveva essere il marchio Lamborghini a entrare nel mondo delle due ruote motorizzate, forte del suo successo in campo automobilistico.

Lamborghini Design 90: l'unica moto costruita dalla Casa italiana

MOTORE 4 CILINDRI GIAPPONESE L’accordo fu trovato nel 1986 e la produzione iniziò con un obiettivo di almeno 25 esemplari. Il motore era un quattro cilindri 1.000 cc con un centinaio di cavalli fornito da Kawasaki. Il telaio era in alluminio e le sovrastrutture in fibra di vetro per contenere il peso in circa 180 kg. Risultato? Il progetto è stato accantonato quando Chrysler ha acquistato Lamborghini. Hanno visto la luce sei esemplari dei cinquanta realmente costruiti e oggi ne sono rimasti appena cinque. Uno di questi è andato qualche tempo fa all’asta con prezzo base di circa 60.000 dollari, ma è rimasto invenduto.

Lamborghini Islero

La Islero, che in fase di progettazione si chiamava Jslero, è una evoluzione della 400GT, a sua volta modello che aveva sostituito la 350GT. La Islero aveva quattro posti con motore V12 da 4,0 litri, che le regalava ottime prestazioni con i suoi 325 CV. Per esempio, scattava da 0 a 100 orari in 6,4 secondi, per una velocità massima dichiarata di 250 km/h.

Lamborghini Islero: elegante quattro posti con poco successo

DEBUTTO IN SORDINA PER COLPA DELLE SORELLE Debutta al Salone di Ginevra del 1968, ma non ottiene il giusto riconoscimento, offuscata dalla futuristica Espada e, soprattutto, dalla esplosiva Miura, modelli che le rubano l’attenzione del pubblico e soprattutto dei facoltosi clienti. Arriverà anche la Islero S con una leggera iniezione di potenza a 350 CV, ma il destino pare segnato e nel 1970 termina la produzione. Solo 225 modelli furono costruiti, di cui 125 Islero e 100 Islero S.

Lamborghini Jarama

Quasi altrettanto indimenticabile è stata la Jarama, granturismo 2+2 nata nel 1970. Invece di adattare la Islero per superare le più rigose normative di omologazione statunitensi entrate in vigore in quegli anni, Lamborghini costruì una nuova vettura su una versione ridotta della piattaforma della Espada. Il nome lo scelse personalmente Ferruccio ispirato da una zona della Spagna dedicata all’allevamento di tori da combattimento e non dal rinomato circuito.

Lamborghini Jarama: design all'avanguardia per gli anni '70

DESIGN ALL'AVANGUARDIA PER I TEMPI La nuova GT era più pesante dell'auto da cui derivava, il V12 fu sviluppato per raggiungere i 325 CV di potenza, che divennero 350 con la Jarama S. È sicuramente un'auto dall'aspetto interessante, con alcune soluzioni stilistiche ben riuscite per i tempi, come i fari coperti che erano davvero all’avanguardia negli anni '70. La Jarama ebbe un discreto successo dal suo debutto fino all’uscita di scena nel 1976, con 328 unità costruite.

Lamborghini Urraco

Continuando sul tema dei modelli Lamborghini a quattro posti, la Urraco è uno degli esemplari più originali costruiti dalla Casa di Sant’Agata Bolognese. Dal 1972 al 1979, la Urraco usciva dalla catena di montaggio con tre diverse opzioni per il motore.

Lamborghini Urraco: tre configurazioni di potenza 

DEPOTENZIATA PER IL MERCATO ITALIANO Era disponibile la P200 con un V8 centrale da 2,0 (1.998 cc) e 182 CV, dedicato al mercato italiano che penalizzava fiscalmente le auto sopra i due litri di cilindrata. Poi c’era la P250 con un 2,5 litri da 220 Cv e infine la P300 del 1974 con un 3,0 litri, che era il più potente ed erogava 265 CV. Con quest’ultima configurazione la Urraco poteva raggiungere i 100 orari in 5,6 secondi. Ne furono costruiti solo 791, ma i suoi numeri bassi non lo rendono un modello particolarmente desiderabile tra i collezionisti. Il suo stile fu poco apprezzato, tuttavia oggi potrebbe essere molto più valutata della Espada a livello collezionistico.

Lamborghini Silhouette

Con la carrozzeria rossa e guardata dal davanti, un occhio inesperto la scambierebbe per un modello dei rivali di Maranello. Quasi una bestemmia per gli appassionati del marchio con il toro. La parte anteriore sembra anticipare lo stile della Ferrari 308, mentre quella posteriore ha un accenno al linguaggio del design della Countach. La Silhouette (conosciuta anche come Urraco Silhouette) è nata proprio come un esercizio di design per Bertone e il legame con la Countach non è casuale. 

Lamborghini Silhouette: troppo somigliante alla Ferrari

UNA LAMBORGHINI... LOW COST  L'idea era quella di costruire una rivale della Ferrari Dino, per avvicinare Lamborghini alla fascia bassa del mercato delle supercar e offrendo qualcosa di eccitante per coloro che non potevano permettersi la Countach. Dal 1976 al 1979 ne furono prodotti appena 53 esemplari (più due prototipi) e ne esistono ancora 31, tutti alimentati dal V8 da 3,0 litri della Urraco, che eroga circa 260 CV. È anche il primo modello Lamborghini con carrozzeria di tipo targa, cioè con il tettuccio rigido asportabile.

Lamborghini Jalpa

La Silhouette non ha ottenuto il successo sperato, ma si è evoluta nella Jalpa che, al contrario, ha avuto un discreto seguito. Arrivò nel 1981 e fu prodotta fino al 1989, quando Chrysler acquistò la Lamborghini e iniziò lo sviluppo della Diablo. La Jalpa era l'ultima Lamborghini con motore V8) fino all’arrivo della ben più recente Urus e usò la meccanica della Silhouette portata a 3,5 litri di cilindrata per una potenza di 255 CV

Lamborghini Jalpa: aveva parti della carrozzeria in plastica

ALTERNATIVA A BASSO COSTO DELLA COUNTACH Aveva parti della carrozzeria in plastica, inizialmente non verniciate, poi nello stesso colore della carrozzeria. Ha occupato il suo posto nella gamma Lamborghini come l'alternativa (relativamente) economica alla Countach ed era molto più abbordabile da guidare grazie a una posizione più confortevole. Furono realizzati 416 esemplari e alcuni vennero forniti con il grande alettone posteriore opzionale, simile a quello della Countach.

Lamborghini LM 002

L'LM 002 è probabilmente il più noto dei modelli Lamborghini… meno conosciuti. Era il risultato di due prototipi destinati all'uso militare ma che non erano stati approvati dall’esercito. Si tratta di un fuoristrada di grandi dimensioni (lungo 4,9 metri) costruito dal 1986 al 1993 ed equipaggiato con il V12 da 5.167 cc della Countach montato anteriormente capace di erogare 450 CV, ma Lamborghini ha provato diversi motori e configurazioni. Con le dovute proporzioni, può essere considerato l’antenato dell’americano Hummer e, ai giorni nostri, del “mostruoso” Cybertruck di Tesla.

Lamborghini LM 002: un fuoristrada con motore V12 Countach 

L'HA AVUTA ANCHE RAMBO Le prestazioni parlano di una velocità massima di 210 km/h e uno scatto da 0 a 100 orari di 7,8 secondi, roba da supercar dell’epoca, nonostante una massa di 2.600 kg a vuoto. Furono vendute solo 301 unità, conseguendo notevole successo negli Stati Uniti, dove i clienti erano molto più avvezzi a veicoli di queste dimensioni e, aggiungiamo, preparati ai consumi esorbitanti, che si fermavano a circa 5 km/litro in condizioni d’uso normali. I proprietari di ''Rambo Lambo'' (uno di loro è stato l’attore Sylvester Stallone) includevano il colonnello Gheddafi, Pablo Escobar e il figlio di Saddam Hussein, Uday; personaggi di pessima fama mondiale e per questo motivo la LM 002 è stata inserita nella lista delle 50 peggiori automobili di sempre redatta dall’autorevole rivista Time.

Lamborghini Countach Evoluzione

Fra tutti i concept realizzati da Lamborghini, ce ne è uno che passa un po’ sottotraccia, ma che più di altri meriterebbe attenzione. La Countach Evoluzione era una specie di banco prova continuo per sviluppare e collaudare nuove tecnologie da applicare sui modelli di serie. Fu la prima auto al mondo destinata alla circolazione stradale con scocca in fibra di carbonio, ma essendo costruita come auto laboratorio, non vide mai le luci della ribalta. Pesava appena 980 kg e montava un motore 5000 S Quattrovalvole da 490 CV per una velocità massima di 330 km/h. Fra i suoi sviluppatori compare Horacio Pagani, allora impegnato in lamborghini, ma che in seguito ha fondato quel gioiello di azienda che è la Pagani Automobili. Horacio era convinto che la fibra di carbonio fosse il futuro e chiese a Lamborghini di sperimentarla. Tuttavia, gli fu risposto che se la Ferrari non utilizzava il costoso composito, anche Lamborghini non ne aveva bisogno per le sue auto.

Lamborghini Countach Evoluzione: sviluppata anche da Horacio Pagani

TROPPO COSTOSA PER ENTRARE IN PRODUZIONE La storia ci racconta che Pagani ottenne un prestito bancario per acquistare un'autoclave con cui creare la fibra di carbonio. Grazie a quell’espediente, il geniale Horacio riuscì a togliere la bellezza di 500 kg da una Countach, per ragguungere il peso record della ''Evoluzione'', ma Lamborghini non si convinse poiché riteneva che quel modello fosse troppo dispendioso da realizzare in serie e sarebbe costata una fortuna per ripararla in caso di incidente. A tal proposito l'auto fu sottoposta ad un'ultima prova, un crash test contro una barriera che ne causò la completa distruzione. Il capo, quindi, respinse l'idea di Horacio, ma la Ferrari ha poi costruito la leggendaria F40 con struttura in composito. Pagani partì pochi anni dopo, portando con sé la sua autoclave e la utilizzò per costruire la Zonda. Ma questa è un’altra storia…


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