Pubblicato il 22/05/20

ITALIA A RISCHIO DEINDUSTRIALIZZAZIONE L'allarme arriva a voce unanime da Anfia, Federauto e Unrae: quello che sta facendo il Governo per il settore automotive non basta a tappare i buchi causati dal Coronavirus. Se si continua di questo passo, in Italia si rischia la deindustrializzazione del Paese. Ecco cosa sta facendo il Governo e cosa invece, secondo gli esperti del settore, dovrebbe fare. 

GLI AIUTI CHE CI SONO, QUELLI CHE CI VORREBBERO L'aiuto al mondo automotive, stabilito nell'ultimo Decreto Rilancio, si limita al rifinanziamento del fondo per l’acquisto di auto a basse emissioni. La risposta di Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Federauto (Federazione Italiana Concessionari Auto) e Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) non ha tardato ad arrivare: fermo restando l'importanza di incoraggiare il processo di elettrificazione della mobilità, si tratta di un intervento di nicchia. Servono incentivi che allarghino la platea dei beneficiari, come quelli per la rottamazione di vecchi veicoli e l'acquisto di mezzi di ultima generazione, ad esempio. Così come serve avviare una campagna per lo sviluppo infrastrutturale, e una revisione della fiscalità sulle autovetture per adattarla al resto dell'UE. 

GLI EFFETTI DEL LOCKDOWN A stupire è soprattutto il fatto che gli effetti del Covid-19 sul settore automotive in Italia sono ormai noti a tutti (tranne forse, a questo punto, a chi governa): il lockdown ha provocato quasi un azzeramento del mercato, che nel nostro Paese ha registrato un allarmante -85,4% a marzo e un ancor peggiore -97,5% ad aprile. È evidente che la sola riapertura dei concessionari - autorizzata a partire dallo scorso 4 maggio - non sia neanche lontanamente sufficiente a riavviare il mercato e la filiera produttiva. Se, infine, si chiudesse il mercato auto 2020 con 500.000/600.000 unità in meno rispetto all’anno precedente – cosa molto probabile in assenza di interventi mirati - questo determinerà un mancato gettito IVA di circa 2,5 miliardi di euro. 

COSA SUCCEDERÀ La cosa che preoccupa Anfia, Federauto e Unrae è il cosiddetto effetto domino. In assenza di un aiuto concreto, infatti, si assisterà a un mancato rinnovo del parco auto circolante in Italia. Questo causerà diverse situazioni di disagio, in primis ambientale: si pensi che il nostro parco auto è fatto per oltre la metà (57%) da auto con più di 10 anni e per buona parte (32%) da auto pre Euro 4. Un’altra conseguenza sarà sull’occupazione: se non si vendono più auto, prima di far ripartire le filiere produttive per realizzarne di nuove, bisognerà disfarsi dei veicoli in stock presso Case automobilistiche e concessionari e in molti casi questo costerà il lavoro a molti italiani impiegati presso stabilimenti e realtà che non saranno in grado di riprendersi dalla crisi. 


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