Pubblicato il 27/03/2020 ore 19:30

I PRECURSORI Quando si parla di auto ibride il primo nome a cui si pensa è la Toyota Prius nata nel 1997, ma più di 100 anni prima del colosso giapponese c'era già stato qualcuno che aveva pensato di mettere su un veicolo una combinazione di motori termici ed elettrici a creare un sistema di propulsione full hybrid. Due nomi su tutti: Armstrong Electric Phaeton e Porsche Semper Vivus.

IL PRIMO PROTOTIPO La prima ibrida in assoluto è la Armstrong Phaeton, un prototipo costruito in America nel 1896 e messo all'asta nel 2016 dalla famosa casa d'aste Bonham's. Rimase un esemplare unico, ma se pensiamo che ha oltre 125 anni di storia è sorprendente la modernità del progetto. Si basava su un motore bicilindrico a benzina da 6,5 litri il cui volano era stato trasformato in motogeneratore elettrico

L'IDEA ERA MODERNISSIMA Il volano, in funzione di dinamo, alimentava le luci e i servizi, ricaricando la batteria durante il moto. Ad auto spenta, fungeva da motorino d'avviamento: in un'epoca in cui le auto venivano avviate a manovella! La Armstrong Phaeton aveva persino una frizione automatica ad azionamento elettromagnetico, che disinnestava da sola il collegamento tra motore e trasmissione quando il guidatore azionava il cambio a tre marce.

La Porsche Semper VivusENTRA IN PISTA FERDINAND PORSCHE La prima auto ibrida di serie si deve invece al genio di Ferdinand Porsche: proprio quel Porsche che tutti noi appassionati conosciamo. All'età di 23 anni e senza una laurea in ingegneria, Porsche viene assunto dalla viennese Lohner Werke per realizzare un sistema di trazione elettrica per le carrozze. Porsche inventa un sistema con motori nei mozzi delle ruote, per ridurre gli attriti, e nel 1898 iniziano ad arrivare gli ordini per la carrozza elettrica. Ma è un mezzo che ha bisogno di batterie molto grandi e pesanti... proprio come oggi.

DALLA SEMPER VIVUS ALLA MIXTE Per risolvere il problema, nel 1900 Porsche decide di installare due motori monocilindrici a benzina da 2,5 cavalli ciascuno - di produzione De Dion Bouton - direttamente sull'auto: non sono collegati direttamente alla trazione, ma ricaricano le batterie. Insomma fanno da range extender, per usare una parola che all'epoca non esisteva ancora. Risultato: il prototipo Porsche Semper Vivus raggiunge un'autonomia di 200 km e una velocità di 35 km/h. A ereditarne i concetti sarà la Lohner Porsche Mixte, che entrerà in produzione di lì a poco e vi resterà fino al 1915.


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