NON PROTEGGONO, ANZI! Le piste ciclabili aumentano o diminuiscono la sicurezza? Una nuova ricerca della Monash University di Melbourne fa sorgere il dubbio che, nell'eterna lotta tra ciclisti e automobilisti, le corsie riservate ai velocipedi potrebbero aumentare i fattori di rischio anziché ridurli, inducendo le auto a sfrecciare più vicino alle bici. Sarebbe invece maggiore la distanza di sicurezza spontaneamente rispettata laddove manca una segnaletica precisa.

LA RICERCA La ricerca è stata condotta in Australia, dove le bici di 60 ciclisti sono state equipaggiate con GPS e sensori di prossimità a ultrasuoni, capaci di misurare la distanza tra la bicicletta stessa e le auto in sorpasso. Su 18.527 misurazioni, effettuate durante 422 spostamenti, la distanza media tra auto e bici è stata di 1,73 metri: laddove era presente una segnaletica orizzontale a delimitare la pista ciclabile, le auto riducevano la distanza dai ciclisti di 27 cm e addirittura di 40 cm nel caso ci fossero auto parcheggiate.

EFFETTO CONTRARIO In media, un veicolo su 17 lasciava alle bici meno di un metro di spazio, con quasi due passaggi radenti ogni 10 km di strada. E dove il limite di velocità era superiore ai 60 km/h, circa un sorpasso su tre avveniva entro 1,5 metri di distanza: una misura che in Inghilterra comporta una multa di oltre 115 euro e la decurtazione di 3 punti dalla patente. La conclusione degli autori della ricerca è che gli automobilisti non sentono il bisogno di concedere ai ciclisti molto spazio quando questi hanno una loro corsia preferenziale. E di certo una striscia di vernice bianca sull'asfalto non è sufficiente a proteggere i ciclisti.


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