Pubblicato il 06/09/20

GARE DA BRIVIDI Ci sono corse avvolte nella leggenda. Gare che solo a nominarle scatenano suggestioni fatte di immagini epiche, suoni che ti attraversano come fulmini scuotendoti le budella, e quei brividi che solo l'esatta percezione del rischio dei piloti sa trasmettere. Per esempio il famigerato TT dell'Isola di Man, la Parigi-Dakar o la Pikes Peak International Hill Climb Race: che solo un anno fa ha riscosso l'ennesimo, drammatico tributo e visto bandire (nuovamente) le moto dalla competizione.

LE INSIDIE DELLA MONTAGNA Nella mia mente, Pikes Peak vuol dire tempo imprevedibile e una strada tortuosa, ma velocissima, che si avventura tra le nuvole. Il dislivello di oltre 1.400 metri tra la partenza e l'arrivo, posto a 4.300 metri di altitudine, mette a dura prova l'alimentazione delle auto come la tenuta fisica dei piloti.

UN PERCORSO SELETTIVO Nella mia memoria rimane scolpito il tracciato originale, con una parte del percorso non asfaltata che imponeva scelte di compromesso sul mezzo meccanico e sulla sua messa a punto. E che spalancava le porte agli eroi del volante, così come a veicoli d'ogni genere, a due e quattro ruote. Anche autocostruiti. Non ho bisogno di aprire gli occhi per vederli inerpicarsi a tutto gas e di traverso, sollevando nuvole di polvere degne dei western di Sam Peckinpah. Il tutto senza guard rail a separare il confine tra il percorso e il precipizio.

La Porsche 935 di Jeff Zwart

UN REGISTA TRA LE NUVOLE Tutto questo, lo ripeto, è lo scenario che alberga nella mia mente ed è con queste suggestioni ancora molto vivide che l'altro giorno ho guardato il video della Porsche 935 assaltare la vetta del Pikes Peak, guidata dal regista 65enne Jeff Zwart. Il fatto che la meravigliosa creatura di Zuffenhausen in serie limitata avesse colto il quinto tempo assoluto, e sapere che sotto le forme di una Moby Dick rediviva si cela la meccanica della 911 GT2 RS, avevano portato alle stelle le mie aspettative. Se non che...

SOGNO E REALTÀ Se avete guardato il video di Zwart, forse avete già capito dove voglio arrivare. Ingenuamente mi preparavo ad ammirare un grande lavoro di braccia sul volante e pedali azionati con maestria, con le gambe del pilota a imitare le dita di un pianista che suona un pezzo di Rachmaninov. Ma nel video onboard tratto dalla Pikes Peak 2020 non c'è nulla di tutto questo. Lo stesso Zwart, durante l'intervista, avvertiva che la sua era una cronoscalata affrontata di conserva, per non rischiare di danneggiare un esemplare rarissimo e non di sua proprietà.

COME IN PISTA Il regista, che è anche un consumato pilota dall'invidiabile palmarés, ha conquistato il quinto tempo con una prestazione priva di ''drama'', per usare parole sue; una guida visibilmente prudente e necessariamente pulita con minime sbavature, che ha visto la Porsche raggiungere la vetta quasi sui binari. Impresa possibile solo perché - già dal 2012 - il tracciato della Pikes Peak è completamente asfaltato. È da quell'anno che storici primati sono crollati di colpo, così come lo spettacolo.

Michèle Mouton e la sua Audi Sport quattro in occasione del record alla Pikes Peak 1985

PER PILOTI VERI Nella hall of fame della Pikes Peak, che affonda le sue origini nel lontano 1916, spiccano nomi che tutti conosciamo e piloti forse meno celebri, da noi, ma non meno talentuosi. Negli annali troviamo tra i detentori del record del tracciato il pluricampione della 500 miglia di Indianapolis Al Unser e la fortissima rallysta francese Michèle Mouton (foto sopra); il  mitico Walter Rohrl e Sebastien Loeb, il supercampione del volante capace di vincere 9 mondiali rally di fila, ma anche titoli nei campionati Turismo e GT, arrivando sul podio persino alla Dakar.

TEMPI MODERNI L'ultimo a conquistare il record, nel 2018, è stato l'assai meno titolato Romain Dumas, alla guida del prototipo elettrico Volkswagen I.D. R. Ma se mi chiedete che cosa sia davvero la Pikes Peak vi rispondo con due semplici parole: Climb Dance. È questo il titolo di un cortometraggio che mostra all'opera il finlandese Ari Vatanen, conquistatore del trofeo nel 1988 con la Peugeot 405 T16. Lo trovate qui sotto. E guai a chi si lamenta perchè non è in 4K...


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