QUATTRO ZAMPE Possono sedersi, stringere la mano e persino rotolare. Niente di strano, se non fosse che si tratta di cani, ma cani robot. E fa ancor più strano sapere che i due cyber-animaletti saranno usati da Ford nel Van Dyke Transmission Plant, vicino a Detroit. A quale scopo?
FLUFFY E SPOT Nomi simpatici quelli dei due cani robot noleggiati alla Boston Dynamics, azienda di robotica altamente specializzata. I due, di colore giallo e del peso di circa 30 kg, hanno una mobilità simile a quella di un cane vero e saranno utilizzati negli stabilimenti Ford per effettuare rilevamenti e raccogliere dati che serviranno a riorganizzare il layout degli impianti. Fluffy e Spot (il vero nome dei robot) sono dotati di cinque telecamere, possono viaggiare fino a 4,8 km/h di velocità e hanno una batteria che dura circa 2 ore. Sono in grado di effettuare scansioni a 360°, inclinarsi a 30° ma anche salire le scale. Vedere (il video) per credere.
PERCHÉ I CANI ROBOT Scansionare una struttura senza l'ausilio dei migliori amici dell'uomo (amici senza un cuore, ma pazienza) costava l'equivalente di oltre 250.000 euro e richiedeva anche due settimane di tempo, con operatori che andavano in giro per tutto lo stabilimento a sistemare il treppiedi, attendendo che la scansione laser fosse compiuta. Per non parlare del fatto che Fluffy e Spot possono essere utilizzati anche in aree difficili, essendo in grado di scalare piani inclinati. E se cadono, possono rialzarsi da soli. Ad oggi i robot possono essere programmati per seguire un percorso o comandati fino a 50 metri di distanza utilizzando una app per tablet, ma l'idea per il futuro è quella di farli funzionare da remoto. Insomma, Fluffy e Spot daranno un grande aiuto agli ingegneri Ford. Il cane il miglior amico anche dell'auto?
L’ultimo arrivato nella redazione è toscano, di Firenze. Sin dai primi anni di vita affascinato dalle quattro ruote, col passare degli anni si è poi avvicinato alle due, dalle quali è rimasto folgorato. Dall’infanzia sogna di diventare pilota (prima di F1 poi di MotoGP) ma il sogno rimane nel cassetto, anche perché in famiglia pare sia l’unico con la benzina nelle vene. Finito il liceo tutto appare chiaro: “Voglio diventare un tester”. All’università studia Media e Giornalismo e si laurea con una tesi sulla rivista Motociclismo, iniziando poco dopo a collaborare col giornale. Negli anni ha frequentato quanti più corsi di guida per imparare a guidare le moto, finché nel 2019 è diventato lui stesso Istruttore di Tecniche di Guida Motociclistica della F.M.I. Ah, dimenticavamo: pare stia cercando moglie…




