Pubblicato il 17/05/20

I PROGETTI MAI NATI DELLA CARROZZERIA PININFARINA

Negli ultimi 90 anni, la carrozzeria Pininfarina ha creato gran parte delle auto più belle e iconiche del mondo. Modelli divenuti leggendari per eleganza, sportività, e che hanno fatto scuola per lo stile spesso innovativo. Ma, sicuramente, anche questa mitica carrozzeria italiana è talvolta caduta in errore, realizzando qualche prototipo alla fine bocciato per vari motivi. Abbiamo voluto esplorare negli angoli più remoti del web: guardate un po' questa galleria delle curiosità mai nate... Signore e signori, ecco a voi dieci modelli che non hanno mai visto la luce della ribalta, nonostante la nobile firma autografata sulla carrozzeria.

Pininfarina Model X (1960)

Pininfarina Model X durante una prova su strada

Potrebbe sembrare un piccolo dirigibile su ruote, ma la Model X con motore Fiat del 1960 è stato uno degli studi di design più rivoluzionari di Pininfarina. Il fondatore dell'azienda Battista ''Pinin'' Farina ha guidato personalmente lo sviluppo del progetto di quest’auto, che utilizzava un’insolita disposizione delle ruote a forma di rombo. Mentre quella anteriore e quella posteriore assicuravano rispettivamente direzione e motricità, le due ruote montate ai lati dell'auto erano necessarie per mantenerne la stabilità. Abbinata a un corpo direttamente ispirato alle tendenze aeronautiche dell'epoca e che registrava un coefficiente di resistenza francamente eccezionale di 0,23, la Model X era un prototipo nella sua accezione più reale: un laboratorio scientifico mobile, quasi un aereo senza ali.

Pininfarina PF Sigma (1963)

Pininfarina PF Sigma con l'originale apertura delle portiere

Lo stile elegante del concept PF Sigma fu sviluppato in collaborazione con la rivista Quattroruote. Salvo le sue gigantesche porte scorrevoli, qui non c'erano altre diavolerie meccaniche. In effetti, la moltitudine di soluzioni di sicurezza di quest’auto di medie dimensioni, che includeva barre di irrigidimento montate sul tetto, interni ampiamente insonorizzati e sedili particolarmente ergonomici e confortevoli (oggetti di puro design loro stessi), erano tutte caratteristiche che non sarebbero andate benissimo anche a bordo di vetture di grande produzione.

Fiat 128 Teenager (1969)

La Fiat 128 Teenager, un'idea per l'estate

Nel tentativo di dimostrare che era ''in linea con le tendenze giovanili'' (e senza dubbio stimolata dalla popolarità della Citroën Méhari e di altre auto assai originali), Fiat presentò la Teenager al Salone dell’Auto di Torino nel 1969. Una “utilissima” spiaggina basata su un telaio Fiat 128 adattato. I giovani avevano tutto ciò che si poteva desiderare per una giornata in spiaggia con gli amici: ricetrasmittente, una radio completa di registratore, un parabrezza ripiegabile per vivere quell'autentico “vento fra i capelli” e uno scomparto per conservare al fresco le loro bibite dietetiche. Non siamo del tutto sicuri che sia tuttora un’automobile glamour e di tendenza, ma è così fashion che ne vorremmo ancora una.

Ferrari Studio Cr 25 Concept (1974)

Ferrari Studio Cr 25: una sportiva dallo stile azzardato

I paraurti ad elevato assorbimento d’urto erano probabilmente il più grande ostacolo che i progettisti automobilistici dovettero affrontare negli anni '70, tale era la legislazione sulla sicurezza sempre più rigorosa, che richiedeva il montaggio di arnesi orrendi da guardare, specialmente in America di quei tempi il mercato più redditizio al mondo. Ma se qualcuno poteva integrarli elegantemente nello stile di un’auto, sicuramente questo era Pininfarina. Potenziale erede della Berlinetta Boxer (BB) 365 GT4, la CR 25 è stato il primo concept Ferrari di Pininfarina dopo l’ultimo esempio del 1970, la “spaziale” 512S Modulo. Dal nome ispirato al suo incredibile coefficiente di resistenza pari a 0,25, l'esclusivo concept a quattro posti vantava un corpo filante seppur poco intrigante a livello estetico. Tuttavia, la grossa modanatura nera satinata riusciva a mascherare il gigantesco paraurti anteriore, che a sua volta veniva abilmente utilizzato per stabilizzare il flusso d'aria. La nostra caratteristica preferita? I pannelli nascosti nei montanti posteriori si aprono per formare degli aerofreni che servivano a rallentare la macchina.

Pininfarina Studio CNR (1978)

Pininfarina Sudio CNR, l'auto a forma di banana

Prendersi gioco del vento. Questo era l'obiettivo dichiarato dello Studio CNR datato 1978. Pininfarina è sempre stata sostanzialmente attratta dalle qualità del design classico, ma questa bizzarra auto a forma di banana, sviluppata in collaborazione con l’allora Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha spinto i confini oltre il limite come mai prima di quel tempo. Il Compasso d'Oro fu il giusto riconoscimento, assegnato con la motivazione di ''Forma aerodinamica ideale'', e per  il coefficiente di resistenza di 0,20. La Studio CNR se lo aggiudicò - meritatamente - nel 1979.  

Audi Quartz Concept (1981)

Audi Quartz Concept, fra le prime con i paraurti verniciati

Fatto salvo le sue sovrastrutture, che comprendevano materiali sperimentali avanzati come fibra di carbonio, Kevlar e policarbonato, siamo ragionevolmente sicuri che il concept Quartz di Pininfarina non abbia portato molto di più dell'Audi Quattro su cui si basava. Certo, sono stati eliminati 80 kg dal peso della modello originale, ma il corpo vettura, così a cuneo e molto alla moda per il tempo, in realtà non era tanto efficiente dal punto di vista aerodinamico come Audi sperava. Il concept a trazione integrale anticipava, tuttavia, molte delle tendenze di design degli anni '80, come i fanali posteriori a tutta larghezza, i paraurti verniciati e non più grezzi.

Honda HP-X (1984)

Honda HP-X, l'antesignana della leggendaria NSX

Questa enorme ''fetta di formaggio'' era una visione di come la Honda potesse utilizzare la magia dell'aerodinamica e dell'effetto suolo su un'auto sportiva omologata per la strada. L'HP-X è stata esposta all'esposizione ''Take a Trip into Tomorrow'' (Viaggio nel domani) al Motor Show di Londra del 1984 e ha reso, francamente, tutto il resto degli esemplari antiquati. Montato in posizione centrale c'era un V6 di due litri trasversale. Forse più impressionante dell'esterno futuristico era il lato inferiore, che era modellato nel tentativo di generare carico aerodinamico. L'HP-X non era un progetto fine a sé stesso: Pininfarina costruì un prototipo completamente operativo, che ebbe un ruolo significativo nello sviluppo della mitica NSX di pochi anni dopo.

Lancia HIT (1988)

Lancia HIT, doveva essere destinata a pochi e facoltosi clienti

Da un punto di vista prettamente dinamico, la Lancia HIT poteva essere un'auto davvero entusiasmante, ma il suo progetto non andò in porto. Pensate a una Delta Integrale con un telaio in fibra di carbonio ultra rigido, un corpo vettura da coupé elegante e sinuosa realizzato in Kevlar e fibra di vetro e un peso a vuoto di soli 980 kg con un drastico risparmio di 235 kg. Il nome di questo entusiasmante concept dice tutto: HIT sta per “High Italian Technology”, ovvero Alta Tecnologia Italiana e Pininfarina ha compresso in questo modello tutto ciò che in quel momento era conosciuto a livello tecnico e aerodinamico. La HIT era destinata a clienti facoltosi, il che ne giustificava un costo di produzione fatalmente elevatissimo. Si suppone dovesse essere una vera furia da dietro il volante.

Pininfarina Ethos 1 e 2 (anni '90)

Pininfarina Ethos 2, il concept ecocompatibile

Concepiti nei primi anni '90 come studio di progettazione ecocompatibile, i concept Ethos sono stati progettati da Stephane Schwarz di Pininfarina. Con uno stile a metà strada fra quello di un ragno, una coupé estremamente elegante e una modesta city car, i prototipi della Ethos interamente riciclabile utilizzavano telaio in alluminio, carrozzeria in materiale termoplastico e un innovativo motore orbitale che esprimeva una potenza modesta, ma era straordinariamente efficiente in termini di consumo carburante. La seconda Ethos, che ha debuttato al Salone dell’Auto di Ginevra nel 1993, è stata senza dubbio la più impressionante. Con un coefficiente di resistenza aerodinamica di appena 0,19 e caratteristiche adatte per l'utilizzo in città, era l’antesignana della VW XL1 prima che la XL1 stessa divenisse realtà. Oggi, ha anche una vaga somiglianza con la nuova McLaren Speedtail, non trovate?

Citroën Osée (2001)

Citroen Osée, sportiva tre posti con motore V6 centrale

Se avessimo progettato un jet da combattimento destinato alla strada, non siamo sicuri che avremmo scelto la Citroën C5 come punto di partenza. Tuttavia, Pininfarina ha visto l'introduzione della berlina francese come un'ispirazione per un’auto sportiva, radicale, con motore centrale. Prese il V6 da tre litri della versione al vertice della gamma e lo montò trasversalmente al centro e inventò una disposizione dell’abitacolo con tre posti, inoltre disegnò un corpo eccezionalmente futuristico, che rispecchiava fedelmente la filosofia e l'immagine di Citroën. A prima vista, Sergio Pininfarina, che ne ha guidato il progetto del design, è stato stimolato dal layout a tre posti della bizzarra Matra Bagheera degli anni '70, ma pensiamo sia molto più probabile che abbia tratto ispirazione dalla McLaren F1 di Gordon Murray. L'accesso all’abitacolo non avveniva tramite porte tradizionali, ma piuttosto da una stravagante tettoia a comando idraulico, che faceva molto Top Gun.


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