Radford Lotus Type 62-2: la sportscar di Jenson Button
Supercar

Un sogno rétro: la Radford Lotus Type 62-2


Avatar di Emanuele Colombo , il 09/08/21

1 mese fa - Ecco svelata la Radford Lotys Type 62-2: versioni e caratteristiche

Radford Motors, rinata grazie anche all'ex iridato di F1 Jenson Button, svela la Lotus Type 62-2 in tiratura limitata

''Sembra un'auto per Le Mans degli anni 70'', dice Jenson Button, ex iridato di F1. Ti siedi rasoterra, con il tetto che arriva a malapena a 1.133 mm dal suolo, il parabrezza ricurvo e avvolgernte spazzato da un unico tergicristallo centrale, oltre il quale vedi chiaramente gli alti passaruota a delimitare i fianchi dell'auto: sono sensazioni d'altri tempi, quelle che provi al volante della nuova Radford Lotus Type 62-2, creazione modernissima di un marchio storico del coachbuilding, che ha firmato anche le auto personali dei quattro Beatles. Un rilancio in grande stile per un brand quasi scomparso e ora in fase di rilancio grazie a un dream team che accanto allo stesso Button vede impegnati il conduttore televisivo Ant Anstead, il designer Mark Stubbs e l'avvocato Roger Behle.

Radford Motors Lotus Type 62-2, le luci anteriori Radford Motors Lotus Type 62-2, le luci anteriori

IL DESIGN

Un padiglione più rastremato, un lunotto leggermente più inclinato per un profilo più sinuoso, tante prese d'aria in più nel frontale e uno sguardo - leggi fanaleria - di gusto moderno, che può ricordare alcune Porsche recenti: tanto è bastato a Radford Motors (inglese nel cuore, ma con sede anche in Arizona, USA) per rinfrescare la linea della mitica Lotus Type 62 del 1969 e proporla in veste di sportiva moderna di gusto rétro. Echi della Ford GT40, protagonista della vittoria in parata contro le Ferrari alla 24 Ore di Le Mans del '66, non devono stupire: specialmente il taglio delle portiere che interessa parte del tetto, visto che proprio Radford collaborò al prototipo della racer americana.

Radford Motors Lotus Type 62-2, dettaglio della coda Radford Motors Lotus Type 62-2, dettaglio della codaSI FA IN DUE, ANZI IN TRE Niente alettoni a rovinare la silhouette: la deportanza aerodinamica è affidata al fondo piatto, che si raccorda con un estrattore Venturi in coda. Tre le versioni previste, di cui due al lancio: la Classic e la Gold Leaf saranno le prime ad arrivare, con la seconda - potenziata - che si distinguerà a colpo d'occhio per un corto splitter anteriore e il doppio spoiler a coda d'anatra a migliorare la downforce (foto sopra). A seguire, una versione JPS ancora più potente e votata all'impiego in pista, con splitter, prese d'aria ed estrattore maggiorati, oltre a una nutrita serie di modifiche meccaniche sottopelle. 

LA TECNICA

Lo chassis è leggerissimo, a dare un peso a secco inferiore ai 1.000 kg. La cellula per gli occupanti è realizzata con una monoscocca in lastre di alluminio rivettate e incollate, completata da parete rompifiamma, rollbar integrato e cornice del parabrezza in fibra di carbonio. Posteriormente, una struttura tubolare ingabbia il motore centrale e fornisce gli ancoraggi per le sospensioni. Il tutto è vestito di carbonio, materiale utilizzato per il cofano anteriore, i passaruota, le portiere e il cofano motore posteriore.

Radford Motors Lotus Type 62-2, il posteriore Radford Motors Lotus Type 62-2, il posteriore

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RUOTE DIFFERENZIATE Da notare il diametro differenziato delle ruote: con quelle posteriori più grandi di un pollice. Un'usanza dalle origini antiche, ma interpretata in chiave moderna, con la Classic che propone l'accoppiata 17'' all'anteriore e 18'' al posteriore e un pollice in più per entrambe nel caso delle Lotys Type 62-2 Gold Leaf e JPS. Va detto che la Lotus Type 62 originale, nel 1969, aveva invece ruote di pari diametro all'anteriore come al posteriore: per tutte 15 pollici. La differenza stava nelle sezioni, di 305 mm davanti e 380 mm dietro

Radford Motors Lotus Type 62-2, vista laterale Radford Motors Lotus Type 62-2, vista laterale

I MOTORI Al 4 cilindri due litri capace di 240 CV a 8.000 giri della Type 62 originale, la nuova Radford Lotus Type 62-2 contrappone un moderno V6 di 3,5 litri con compressore volumetrico di derivazione Lotus Evora Sport. Che nella Classic raggiunge 436 CV di potenza, scaricati a terra tramite un cambio manuale a 6 marce e un differenziale posteriore controllato elettronicamente. Un vero differenziale a slittamento limitato viene invece montato sulla 62-2 Gold Leaf, che ha anche una trasmissione a doppia frizione a 7 rapporti e il motore potenziato fino a 507 CV con l'impiego di pistoni, bielle e alberi a camme dedicati. Cambiano anche i semiassi, qui di tipo cavo, i cuscinetti e i mozzi ruota con bloccaggio centrale di tipo monodado.

IL COMPRESSORE IN VIDEO La 62-2 JPS, al top dell'offerta, alza l'asticella con 608 CV di potenza, espressi grazie a un compressore differente: un TVS1900 dell'australiana Harrop (guarda il video qui sopra). A tenere a bada la maggiore cavalleria ci sono anche freni maggiorati. Se sulla Classic e sulla Gold Leaf bastano pinze AP Racing a 4 pistoncini a mordere dischi in ghisa, sulla JPS si passa a pinze monoblocco dello stesso fabbricante su dischi carboceramici.

La Lotus Type 62 del 1969 La Lotus Type 62 del 1969

A CONFRONTO CON LA STORICA Interessante il confronto tra i rapporti potenza/peso delle varie Type 62-2 con la Lotus Type 62 del 1969. Facili i conti nel caso delle edizioni moderne, che approssimativamente possono vantare da 436 a 609 CV/tonnellata. La storica, con appena 240 CV, ma un peso a secco inferiore a 570 kg, non è affatto lontana, con il suo rapporto potenza/peso di 421 CV/tonnellata. Certo, le supercar moderne fanno meglio, ma meno di quanto si potrebbe pensare (fonte: Colin Chapman Museum).

Radford Motors Lotus Type 62-2, il frontale Radford Motors Lotus Type 62-2, il frontale

L'ELETTRONICA Completano la dotazione ammortizzatori regolabili a quattro vie, con un sistema idrauloco di sollevamento per salvare lo splitter dai dossi di rallentamento e sulle rampe dei garage, e sistemi di assistenza alla guida che variano in funzione dell'allestimento. Si va dal controllo di stabilità ESP Bosch per la Classic a un sistema di derivazione racing che separa le regolazioni di ABS e controllo di trazione, previsto su Gold Leaf e JPS.

GLI INTERNI

Linee classiche non fanno a pugni con la modernità delle dotazioni, che risultano evidenti negli interni. In particolare spiccano i retrovisori elettronici, che rimpiazzano i tradizionali specchi con telecamere e monitor, due dei quali annegati nei montanti del parabrezza. Soluzione obbligata soprattutto per quello centrale, visto che il lunotto della Type 62-2 non è trasparente. Il quadro strumenti è digitale, con un display TFT da 6 pollici con connettività wi-fi, Bluetooth per lo smartphone e impianto audio a 5 altoparlanti.

Radford Motors Lotus Type 62-2, dettaglio degli specchi retrovisori Radford Motors Lotus Type 62-2, dettaglio degli specchi retrovisori

PREZZI E DISPONIBILITÀ

La Radford Lotus Type 62-2 verrà realizzata in serie limitata a 62 esemplari tailor made, con ampia possibilità da parte del cliente di ottenere personalizzazioni ad hoc. La produzione avrà inizio alla fine del 2021 e le prime consegne dovrebbero iniziare entro marzo 2022. Il prezzo non è ancora stato comunicato, ma vista l'esclusività dell'auto non sarà alla portata di molti.


Pubblicato da Emanuele Colombo, 09/08/2021

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