Autore:
Luca Cereda

COME LEI NESSUNA MAI Sono passati più di tre anni – un record per una Ferrari su richiesta - da quando il committente – un facoltoso collezionista di Honk Kong -, designer e tecnici di Maranello si sono seduti a un tavolo per pensare e realizzare questa Ferrari P80/C (si chiama così e non Prototipo, come sembrava dal teaser) esemplare unico mostrato oggi al pubblico. Semplificando un pochino, la si potrebbe definire una reinterpretazione in chiave moderna di una sport prototipo del Cavallino Rampante su base 488 GT3. Oltre che la one-off più estrema di sempre, per Ferrari.

CON LA VISIERA Trattandosi di una vettura da pista, il lavoro svolto va oltre la reinterpretazione stilistica e la ricerca di una forte unicità. In questo caso in Ferrari sono intervenuti in maniera radicale anche sulla meccanica di partenza, con l’introduzione di contenuti specifici. E non per nulla la scelta è ricaduta sulla 488 GT3 da gara. Per le prestazioni, certo, ma anche per il passo: i suoi 50 mm in più rispetto a quello della 488 GTB assicurano maggiore libertà progettuale, un telaio GT permette di enfatizzare quell’effetto cab forward, che compatta e incattivisce la vettura. La perfetta integrazione della cabina nella carrozzeria è ulteriormente accentuata dal parabrezza a effetto “wrap-around” in continuità con i vetri laterali, elemento iconico del parabrezza delle sport prototipi del passato. Il tetto è fatto a visiera, con i due archi rampanti che si congiungono centralmente. Nel design, come da richiesta del cliente, si susseguono citazioni: non soltanto della 330 P3/P4 ma anche un omaggio alla Dino e alle berlinette 250 LM.

ANCORA PIU' SPINTA Lo sviluppo aerodinamico si è basato invece sull’esperienza acquisita con la 488 GT3, ma senza i vincoli imposti dai regolamenti internazionali. Le modifiche hanno portato sulla Ferrari P80/C uno splitter anteriore specifico oltre superfici esterne ad hoc. Ne guadagna l'efficienza, migliorata del 5% rispetto alla base di partenza, per sfruttare le capacità del motore, la cui potenza non è limitata da restrittori. Il bilanciamento aerodinamico di questa one-off passa anche per l’adozione di un profilo alare portante sporgente rispetto al bordo d’uscita del tetto, che permette una forte ricompressione del flusso a valle, che estremizza le performance deportanti della parte in coda del lunotto e dello spoiler. Il profilo si ispira alla T-Wing delle F1 del 2017.

DOPPIA VERSIONE Il fatto che la P80/C sia solo ad uso pista ha librato lo stile in alcune soluzioni. Ade esempio: i fanali e i proiettori, intesi nel senso classico, nella P80/C spariscono. Diventano fessure ricavate in nicchie e, anche al posteriore, lo spoiler - necessariamente molto largo - integra i due fanali che sembrano sfoghi d’aria, in perfetta coerenza con il frontale. Su richiesta del cliente la P80/C è stata concepita per avere una doppia anima: un assetto da gara, che prevede la presenza di un’ala riportata in carbonio e ruote da pista monodado da 18’’, e una versione da esibizione priva di appendici aerodinamiche riportate e dotata di ruote da 21’’. Pur essendo totalmente in carbonio, questo esemplare unico lo mette in mostra solo in parte (nelle componenti più tecniche) lasciando spazio sul corpo vettura a un brillante Rosso Vero, nome scelto dal cliente stesso.

COM'E' DENTRO Se fuori ci si è sbizzarriti, gli interni rispettano sostanzialmente l’impostazione della supersportiva originale, con la presenza di un roll cage integrato con la scocca. Rispetto 488 GT3, piccoli ritocchi nelle zone laterali della plancia, modifiche ai rivestimenti dei sedili e dei pannelli porta. Pensati come gusci interamente in carbonio per essere più leggeri.


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