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Mercedes Classe A ESP


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -

Da Roma a Milano sfidando le intemperie

SEICENTO CHILOMETRI tutti d'un fiato per mettere alla corda la versione riveduta e corretta della baby-Benz. Una prova al volo ma decisamente significativa con vento, pioggia, neve, curve, rettilinei, salite e discese per un collaudo completo del nuovo assetto e del sistema elettronico antisbandata Esp di cui la Classe A è ora dotata di serie. Un test anche forzato, poiché la piccola Mercedes non è un'auto da viaggio, ma una miniammiraglia/monovolume pensata per muoversi nelle cinture cittadine. Ecco come è andata.

CON LA NEVE Ci svegliamo a Fiuggi, 85 chilometri a sud-ovest di Roma, verso Napoli. È nebbia quella che si vede aprendo la finestra? No, è neve che scende fitta come potrebbe scendere in pieno inverno a Milano o a Cervinia. Saliamo sul pullman che ci porta a Roma, su una strada bianca che attraversa un paesaggio lunare, con alberi carichi di neve e colline che sembrano addormentate. Un'ora dopo, affrontato il solito traffico del Grande Raccordo Anulare, siamo a Roma alla sede Mercedes Italia a ritirare la A140 grigia, in mezzo a una tormenta di acqua e nevischio.

BELLA DENTRO Finalmente si chiudono le portiere e si lascia fuori il maltempo. L'abitacolo è ben disegnato e accogliente. Piacevoli al tatto e alla vista sono i materiali impiegati per la plancia e per i rivestimenti, piacevole è anche la sensazione olfattiva: un odore di nuovo (la piccola ha percorso soltanto 229 chilometri da quando è uscita dalla catena di montaggio) gradevole e non nauseante come su molte auto giapponesi. La plancia è razionale e bella da vedere, con grandi bocchette per la climatizzazione e un bel cruscottino che contiene tutti gli strumenti. Critica la posizione del comando per l'accensione delle luci, coperta dal volante, e dell'autoradio, decisamente bassa, posta in fondo alla consolle centrale, che obbliga a distrarsi dalla guida. I sedili sono comodi e ben fatti, anche se con un supporto lombare troppo accentuato: sembrano ortopedici e pensiamo che potranno riuscire a tenere la nostra schiena in una posizione corretta. Il mattino dopo, però, i nostri lombi avranno da ridire.

VENTO FORTE: SI BALLA Sedile ben regolato, specchi sistemati, cintura allacciata e via verso Milano. Le condizioni meteorologiche ci invitano a scegliere un percorso alternativo al solito Firenze-Bologna-Milano. Preferiamo passare verso il mare per evitare di rimanere intrappolati in un ingorgo sull'appennino e ci avviamo verso Civitavecchia per poi proseguire per Grosseto, Livorno, Genova e, infine, Milano. Siamo un po' prevenuti nei confronti della piccola Benz, in fondo se n'è fatto un gran parlare e non certo in termini positivi. La sua carrozzeria ci sembra comunque un poco sbilanciata e il vento forte che ci schiaffeggia per i primi 250 chilometri ce ne rende consci da subito. Pioggia battente e vento forte rendono il viaggio davvero faticoso: la A140 sente molto il vento laterale e, per mantenere buone medie, la guida ci impegna molto. Rimbalziamo come palline di gomma, ma il nuovo assetto è molto sicuro e anche l'ESP non entra mai in funzione per aiutarci a controllare la direzione.

ASSETTO CORSA Ci sembra di essere su un kart, rigido e pronto a cambiare direzione, nervoso e che non concede un attimo di tregua. Nelle pozzanghere, i larghi pneumatici 195/50 Michelin Pilot frenano parecchio e non bisogna lasciarsi spaventare: in compenso il grip è ottimo anche nelle curve affrontate in allegria. Verso Grosseto, il vento continua, ma almeno la pioggia smette per lasciare definitivamente il posto a un bel sole verso Livorno. E, un poco alla volta, anche il vento inizia a diminuire avvicinandosi verso la Liguria. Abbiamo provato la Classe A in condizioni non certo adatte alla sua conformazione e alla sua vocazione e per ora si è comportata decisamente bene: anche un tonno, lanciato sull'autostrada dalla mareggiata, non ci avrebbe spaventato e l'avremmo schivato con un facile colpo di sterzo.

ESP ALLA PROVA Ora che le condizioni meteo sono perfette, è il momento di provare un po' la baby. Dall'ESP, per esempio, non abbiamo ancora avuto segnali: ecco un bel rettilineo completamente deserto, lungo e senza altre auto all'orizzonte, e ci mettiamo a fare lo slalom a 130 chilometri l'ora tra le strisce che delimitano le due corsie della nostra carreggiata. Uno slalom veloce, un po' brusco ed ecco la lucetta gialla che ci avvisa che stiamo facendo bischerate (siamo ai confini con la Toscana…). Ma anche senza ESP il controllo ci sembra buono. L'assetto è in effetti quello di un'auto sportiva: gli pneumatici sono davvero esagerati (in larghezza e in altezza della spalla) se si pensa che sono montati su una 1.400, la regolazione degli ammortizzatori è rigida come quella di una supersportiva.

MOTORE BOMBA Anche il motore, regge bene il gioco della mini sportiva. Il 1.400 è un propulsore che ci sembra portentoso: spinge un'auto piccola, ma con la sezione frontale di un furgoncino, fino a 170 chilometri l'ora, accelera quasi con cattiveria e si permette di girare a soli 3.000 giri a 130 km/h riprendendo bene se si ha bisogno di accelerare per cavarsi d'impaccio. Consuma tanto? Nemmeno: andando sempre al massimo siamo convinti che si possa restare sopra una percorrenza media intorno ai 10 chilometri con un litro. Rumoroso? Non è neanche rumoroso. Il motore si sente, ma non è mai fastidioso. Silenziosa è anche la A140, che non conosce rumorosità di rotolamento, aerodinamiche (malgrado la nostra A140 montasse il bellissimo tettuccio apribile a scaglie) né, ovviamente, scricchiolii e cigolii. La nostra A140 produce però un sibilo lancinante sopra i 120 km/h, che ci costringe a tenere l'ottimo impianto stereo ad alto volume per non rischiare il ricovero in una clinica psichiatrica al nostro arrivo. Un difetto probabilmente attribuibile a questo esemplare.

PENNELLANDO PENNELLANDO Sulle curve delle autostrade liguri, e sulla Serravalle, la piccola dà il massimo: ci divertiamo come in pista. Su una discesa ci distraiamo un attimo e prendiamo velocità senza accorgercene (ma quant'è silenziosa questa Classe A!) e ci troviamo di fronte una bella doppia curva con la seconda che chiude: un primo colpo di freno e la piccola si piega all'esterno, molliamo il freno ma siamo ancora troppo veloci, un altro colpo di freno forte, si piega ancora, ma al rilascio siamo pronti ad affrontare le curve. Complimenti a chi ha tarato l'assetto, capace di compensare il baricentro alto della scocca assorbendo anche stupidaggini del pilota. Alla fine della Serravalle, quando diventa diritta, siamo tentati di tornare indietro per provare il tratto verso Genova, quello stretto come una strada di montagna, ma ormai è tardi e dobbiamo arrivare a Milano.

IN CITTA' Ci infiliamo nel traffico poco prima delle 7 di sera. Un'ora adatta a provare la piccola nel suo habitat naturale, per testare le sue capacità cittadine e la sua abilità a sgusciare nel traffico. Al primo semaforo apprezziamo subito la posizione di guida sopraelevata, che tanti problemi ha creato alla stabilità, ma che è tanto comoda per tenere sotto controllo la situazione. La frizione ci sembra molto rapida e ai primi semafori ci crea qualche problema se vogliamo scattare prima degli altri, e non manca qualche indesiderata sgommata. Anche perché il motore è rabbiosetto e bisogna tirare le briglie per tenerlo a bada. Ottimo lo sterzo, sia nella prontezza con cui ci consente di cambiare di direzione, sia nel diametro di sterzata ridotto.

OCCHIO ALLE BUCHE Dobbiamo attraversare tutta la città e siamo in ritardo. La piccola ci aiuta ad arrivare in fretta: si infila dappertutto come uno scooter, scatta come uno scooter e, dall'alto, le strategie di guida (del guidatore con cappello ci si accorge prima di altri…) sono più facili. Arriviamo alla meta. Siamo stanchi. Con la Classe A non ci si può distrarre neanche un minuto, soprattutto se si vuole andare veloci. Il suo passo cortissimo e l'assetto rigido non consentono un attimo di relax: la baby-Benz se ne approfitta subito. La versione riveduta e corretta è un bell'attrezzo sportivo, ma ci sembra un poco snaturata nella sua concezione originaria. È divertente, ma come auto da città, come superutilitaria, va un po' troppo guidata e può diventare faticosa. È il prezzo della sicurezza, che sulla versione riveduta e corretta è a prova di alce. Al nuovo assetto sarebbe meglio poi abbinare sedili meno rigidi, per assorbire meglio le buche e le asperità del terreno con il corpo. Ogni tombino si sente, eccome, e il pavé cittadino riesce a mettere un po' in difficoltà il suo assetto sportivo.

Dal test dell'alce, al test del tombino.

di M. Corniche
25 marzo 1998


Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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