Prova su strada

Land Rover Freelander my 2001


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -

Le chicche più succose sono quelle che non si vedono ma si sentono. Inizia con questa preziosa verità il nuovo corso della SUV britannica, che dopo essere diventata la Sport Utility più venduta in Italia e nel resto d'Europa si arricchisce di due nuovi motori e di qualche aggiornamento stilistico. Per lanciarsi alla conquista di nuovi clienti e di nuovi mercati

LA NOVITA’

Sotto il cofano della Freelander 2001 si nascondono due new entry interessanti. Da una parte il 2 litri turbodiesel common-rail BMW (lo stesso appena calato nei cofani delle Serie 3 e Serie 5 di Monaco) e, nuova punta di diamante della Suv inglese, un 2,5 litri benzina 6 cilindri a V che riposiziona questo modello un gradino più in alto che in passato. Per i buongustai del nuovo millennio, arriva anche una trasmissione automatica a 5 velocità con modalità sequenziale.

FUORI CAMBIA POCO

Pochi ma sapienti tocchi, ecco la strategia che la Land Rover (da poco passata sotto il controllo Ford) pratica da sempre: le lenti degli indicatori di direzione dimenticano l’arancione per un più attuale non colore, la griglia del frontale è stata modificata e nella versione 2.5 il paraurti è più sporgente per ospitare il V6.

UN PIENO DI ARIA NUOVA

All’interno è nuova la consolle rialzata sul tunnel, che integra un portacenere per i passeggeri posteriori e un comodo portaoggetti con tappetino antiscivolo; nei paraggi (sul tunnel fra i sedili) ci sono anche i comandi dei vetri elettrici… che sarebbero stati meglio sui pannelli porta. Un impianto di ventilazione più potente e un nuovo compressore per il climatizzatore completano la dotazione. Per viaggi più sicuri, crescono anche gli air bag anteriori (più grandi dei precedenti) e arriva un limitatore di carico sulle cinture di sicurezza che ‘stritolerà’ con più garbo i malcapitati protagonisti di un tamponamento.

FAMIGLIA ALLARGATA

Un unico pianale (e un’unica lunghezza di 4,38 metri, più altri 6 cm per la V6) per tre diverse carrozzerie, ecco il segreto di questa Suv che ama trasformarsi per strizzare l’occhio a clienti diversi. Tre porte con capote in tela per la Softback, ottima per giovani a cui il padre ha negato una due posti secca; la stessa carrozzeria ma con il tettuccio rigido posteriore amovibile (Hardback) per gli indecisi e per chi pensa che non ci sono più le stagioni di una volta, e la Station Wagon, una cinque porte dall’aria elegante e dal profilo un po’ più borghese, per solleticare i padri di famiglia con pruriti avventurosi.

CAVALLERIA RUSTICANA

Soft back, Hard back o Station Wagon: i motori sono tre per tutti i modelli. Il milleotto è una vecchia conoscenza anche se ora è Euro3: quattro cilindri, 117 cavalli (3 in meno sacrificati sull’altare dell’ecologia) e 160 Nm di coppia a 2.750 giri. Il pezzo forte è invece il 2.0 Td4 Bmw: ha l’iniezione diretta common-rail, la distribuzione bialbero a 4 valvole per cilindro, una coppia succosa di 260 Nm a soli 1.750 giri e consuma poco (13,2 km/litro di media). Per chi ama il brusio nobile dei V6, il 2,5 sarà perfetto. I cavalli sono 177 e con questo motore sotto il cofano si viaggia anche oltre i 180 km/h.

INCOLLATI ALL’ASFALTO

Cambiano i motori, cambia la carrozzeria ma la trazione rimane sempre e comunque integrale permanente, anche se su strada si viaggia con la trazione anteriore. Poi, al minimo accenno, la coppia ‘scivola’ anche dietro grazie all’intervento di un giunto viscoso. Il riduttore non c’è (non ne abbiano a male i puristi), ma è di serie su tutta la gamma il controllo elettronico della trazione e l’Hdc (Hill descent control) una stregoneria elettronica che frena per voi sui pendii più ripidi, sostituendo in parte un riduttore classico.

WELCOME ON BOARD

In quattro è perfetta, in cinque un po’ meno: sulla Freelander si viaggia comodi davanti e forse ancor di più dietro. Non ci sono differenze nella disposizione degli arredi per le due versioni 3/5 porte ma, naturalmente, salire dietro sulla prima richiede più agilità che ‘scivolare’ attraverso le comode porte posteriori della Station Wagon. Arredi dai toni chiari, tessuti fantasia (quasi un inno agli Incas) o morbida pelle (ma stranamente non estesa anche ai pannelli porta…) accolgono i passeggeri all’interno. L’assetto è quasi da comoda berlina, il motore si avverte poco mentre i fruscii oltre la soglia dei 100 orari si sentono tutti (ma è sempre una Suv). Comodo il bagagliaio con lunotto discendente elettricamente, perfetto anche per far respirare Fido nelle mezze stagioni.

AL VOLANTE

Una ritoccata alle sospensioni (indipendenti sulle 4 ruote) ora più morbide e uno sterzo più preciso (scatola guida rivista e pressione idraulica più elevata nel servo) hanno dato frutti succosi. La Freelander è agile da guidare anche sul misto, sempre più auto e sempre meno fuoristrada: con l’assetto rivisto l’ultima Freelander si piega un po’ troppo in curva ma mira dritta al cuore di chi cerca una station wagon con voglie d’avventura. Tre o cinque porte? Il comportamento su strada è del tutto identico. E in velocità, per entrambe la guida è riposante ma i fruscii danno un po’ fastidio

.

1.8 La versione con motore 1.8 è pronta, nervosa ma con una coppia da cercare un po’ in alto: perfetta per sgattaiolare in città ma molto meno divertente in fuoristrada dove l’erogazione della coppia è un po’ brusca e costringe a lavorare troppo di cambio (ora più preciso negli innesti). 

TURBODIESEL Il nuovo 2.0 Td4 è quasi perfetto. Un Diesel sotto mentite spoglie, con una coppia corposa  e ben distribuita. Ovvero la Freelander giusta per chi ama mettere le ruote anche fuori dall’asfalto: si sale con un filo di gas dai pendii più ripidi e la coppia motore supplisce bene alla mancanza del riduttore. Su strada è veloce il giusto ma meglio scegliere il cambio manuale: automatico e Diesel sono un’accoppiata vincente ma servirebbe un cambio più reattivo e qualche cavallo in più sotto il cofano.

2.5 V6 Un motore vellutato, pensato per chi ama la guida rilassata e la progressione fluida.  Era la faccia “nobile” che mancava alla Freelander. Certo, quella sessantina di milioni della V6 lasciano la Honda CR-V 10 milioni indietro (è un 2 litri ma concettualmente e per immagine è molto vicina). Ma per una Subaru Forester 2.0 Turbo automatica occorrono le stesse cifre: 177 cavalli l’inglese e 170 la ‘jap’. Poi, tra la grinta del turbo o la souplesse del V6 è una questione di gusti.

UN AUTOMATICO DA FAVOLA

La versione 2.5 V6 è disponibile solo con la trasmissione automatica Steptronic (a richiesta sulla Diesel). Non CVT come quella montata su altri modelli Rover, ma un automatico idraulico a 5 marce. La logica è improntata alla flessibilità di marcia ‘intelligente’, che si adegua allo stile di guida. L’abbinamento sembra calzare meglio con la 2.5 che non con la Diesel, dove si avverte qualche ritardo nelle cambiate. E se viene la voglia, basta spingere la leva a destra per cambiare manualmente, con tanto di scalate prima dei tornanti.

FA TUTTO DA SOLA

Piace, convince e fa tutto lei. La Freelander sembra fatta apposta per facilitare la vita quando il terreno vorrebbe complicarla. Anche nelle situazioni di twist il Controllo elettronico della trazione sposta la trazione là dove serve. Ma è l’Hdc (di serie su tutta la gamma) a sorprendere per efficienza. Lavora in coppia con l’Abs e sui pendii innevati o fangosi tiene l’auto a una velocità costante di circa 9 km/h, senza dover nemmeno sfiorare il pedale del freno. Magia? Quasi, ma per chi di fuoristrada non sa (vedi alla voce babysitter in arrivo con pargoli in chalet di montagna dopo copiosa nevicata) è davvero un toccasana.
Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
Gallery
Logo MotorBox