Autore:
Massimo Grassi

PRIMA DI INIZIARE No, non ho sbagliato a scrivere il titolo: la DS4 non è più un modello Citroën ma, assieme alle "sorelle" DS3 e DS5 ha dato vita a un sub brand di lusso (come Lexus per Toyota, giusto per capirci) che vive di vita propria e che ha approfittato della "scissione" per dare una rinfrescata ai propri modelli. In attesa di lanciare nuovi prodotti, tra i quali (quasi certamente) non mancherà una suv.

L’APPARENZA INGANNA A me le auto vistose piacciono. Quelle belle tamarre, magari con l’alettone esagerato, prese d’aria grosse come caverne, le linee anche un po’ incasinate. Insomma, quelle che, magari, vai in giro e la gente ti guarda, provando anche un po’ di compassione. Anche perché, spesso e volentieri, a linee così particolari si associa un motore bello “pimpato”. Figuratevi quindi cosa ho pensato quando ho visto per la prima volta la DS4 che poi mi è toccata in prova. Carrozzeria da classica compatta, linee pulite, un frontale ridisegnato rispetto a quando DS era “solo” un insieme di modelli di lusso con il marchio Citroen. Un’auto sì bella, con una tinta originale... ma sotto il cofano ci sarà sicuramente un noiosissimo diesel.

UNA GRADITA SORPRESA Poi, prima di salirci, chiedo a un collega “Che diesel ha la DS4 che abbiamo in prova?” La risposta mi ingolosisce: “Niente gasolio, ha il 1.6 THP da 211 cv. E il cambio manuale”. Mi si illumina lo sguardo. “Si tratta bene la francese” penso. Prendo le chiavi e salgo a bordo (senza dover premere alcun pulsante: c'è il sistema keyless). La DS4 la conoscevo già e rimango piacevolmente colpito dalle novità presenti in abitacolo, specialmente per quanto riguarda la console centrale. La tecnologia è uno dei miei pallini e finalmente mi trovo davanti a un impianto di infotainment moderno, con schermo da 7” (anche solo 1” in più non avrebbe guastato) e la scomparsa della pletora di pulsanti che affollavano la plancia nella versione precedente. Nell’allestimento in prova il sistema ha anche il navigatore satellitare, preciso e veloce quanto serve. Peccato invece che manchi un optional come il cruise control adattivo, un sistema comodo e presente ormai su diversi modelli della concorrenza.

PELLE SI, PLASTICHE NI Seduto sul comodo (riscaldato e massaggiante) sedile in pelle, cerco la posizione ideale per la guida, smanetto ancora un po’ con lo schermo, litigo per qualche momento con la presa usb posta nel piccolo vano porta oggetti sotto la plancia centrale (una posizione non tanto comoda) e poi mi guardo attorno, mentre la musica che esce dagli altoparlanti marchiati Denon mi accompagna nella mia esplorazione. Nella DS4 la pelle è riservata unicamente ai sedili: la plancia centrale è ricoperta in morbida plastica, mentre pannelli porta, console e tunnel centrale sono in plastica rigida, gradevole alla vista, un po’ meno al tatto. Per curiosità scendo e mi accomodo sul divanetto posteriore. Sì, sono comodo e ho sufficiente spazio per le gambe e per la testa, nonostante l’andamento della linea del tetto. Peccato solo per il lunotto un po’ troppo stretto che, oltre a non offrire una visibilità ottimale (per fortuna c’è la telecamera posteriore) lascia entrare poca luce e l’ambiente risulta un po’ troppo buio. E poi… i finestrini. I passeggeri posteriori non possono contare sui finestrini: i cristalli sono fissi. Una scelta obbligata vista la forma particolare delle portiere. Mentre scendo per tornare al posto guida, faccio una “sosta” al posteriore per dare un’occhiata bagagliaio. La capienza è nella media: minimo 385, massimo 1.021 litri. Peccato che il piano di carico non sia a filo con la soglia, creando un “pozzetto” profondo.

CHIC CON BRIO Ok, è finalmente arrivato il momento di accendere il motore. Un piccolo rombo entra in abitacolo, poi cala il silenzio. Segno che l’opera di insonorizzazione è stata fatta a regola d’arte. Ingrano la prima e apprezzo la buona leva del cambio, sufficientemente corta e con innesti precisi… e finalmente parto. Il 1.6 THP della DS4 spinge bene fin da subito e regala davvero buone sensazioni, grazie anche alla coppia di 285 Nm disponibile tra 1.750 e 4.500 giri. Scatta bene e non c’è bisogno di scalare marcia per avere quello spunto in più per effettuare un sorpasso. Non è rabbioso e non bisogna quindi aspettarsi di “strappare” l’asfalto. Semplicemente si viaggia alla giusta velocità, potendo poi contare su silenzio e consumi contenuti: nei miei spostamenti (città, tangenziale e autostrada) ho registrato un consumi medio di 14 km/l. Anche agli alti regimi, infatti, l 1.6 turbo benzina non “entra” in abitacolo. Peccato solo per la rigidità: i cerchi da 19” sono tanto belli quanto “impegnativi” per quanto riguarda il comfort e non sono il “top” in materia di "assorbimento delle asperità del terreno". Nessun rimescolamento delle vertebre, state tranquilli, ma quella "secchezza" che non permette di passare in souplesse sul pavè. E che offre un buon feeling quando ci si trova tra le curve. Magari mentre si supera una "solita" tedesca che, nelle sue linee tremendamente classiche, forse proverà un po' di invidia per il nostro stile che "fa figo ma non impegna".

 


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