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Kymco Downtown 300i

Kymco Downtown 300i

Il nuovo Kymco Downtown 300i affronta a testa alta la concorrenza, forte di una dotazione tecnica esclusiva e di prestazioni al top della categoria. Decisamente in crescita anche le qualità di guida e la personalità. Gli avversari sono avvertiti...
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Autore:
Michele Losito

 


TOH, CHI SI VEDE!
A volte capita, facendo questo lavoro, di provare una moto, o uno scooter, appena lanciati sul mercato e di rimanere sorpresi dal numero di mezzi simili che si incontrano per strada. Questo accade perché, quando tali novità arrivano in redazione, non è raro che siano già in vendita nelle concessionarie – soprattutto nelle grandi città – e che queste sfruttino proprio l'effetto novità per portare a casa la prima "infornata” di immatricolazioni. In pochi casi questi incontri fra simili raggiungono frequenze sorprendenti...

NOVITA' FRAGRANTE Esistono alcune novità nel nostro settore, infatti, per le quali l'attesa è tale da far partire a razzo le vendite, rendendole velocemente un'apparizione "comune" nel traffico. Il nuovo Kymco Downtown 300i rientra perfettamente in questa descrizione, al punto che nei primi giorni in cui l'ho avuto in prova mi sono chiesto se a Taiwan non si fossero inventati qualche formula commerciale particolare per dare alla loro novità lo stesso impulso ad uscire dai negozi di qualche prodotto da forno…


EFFETTO TRIBU'
Il successo di questo scooter, tuttavia, non dovrebbe sorprendente più di tanto, se si guarda alle sue caratteristiche. Il Downtown 300i, infatti, si presenta come un mezzo di cilindrata media, ma dalle prestazioni vicine ai migliori 400, con dimensioni più contenute, peso inferiore e – soprattutto – consumi e prezzo da trecento. L'alchimia dalle parti di Taiwan è talmente ben riuscita, perciò, da far nascere una nuova categoria di scooteristi, che potremmo definire i Downtowners…

NUOVA GENERAZIONE Questi rappresentano una nuova generazione di clienti Kymco, caratterizzati da un senso di appartenenza e di orgoglio verso il loro mezzo mai registrata prima. In effetti, prima dell'arrivo del Downtown, scegliere uno scooter Kymco poteva essere vista come una scelta un po' naïf, spesso giustificata dal forte differenziale di prezzo fra i prodotti taiwanesi e i migliori concorrenti Made in Japan e in virtù del quale si era disposti a soprassedere su qualche pecca in termini di design e  prestazioni.

L'ONERE DELLA PROVA Con l'avvento del fenomeno Agility prima, e con questo Downtown adesso, però, la percezione degli utenti riferita ai prodotti Kymco si è ormai completamente modificata, in positivo: ora, infatti, possederne uno non è più solo una scelta "conveniente”, ma è sempre di più una scelta "furba”. E la concorrenza farà bene a darsi una svegliata, perché un prodotto come il Downtown gode ormai della comodissima condizione di lasciare agli altri l'onere di giustificare un prezzo più alto, a fronte di prestazioni e qualità sostanzialmente comparabili, se non superiori.


ORIGINALE E RICONOSCIBILE
Difatti, il Downtown 300i sorprende piacevolmente al primo contatto, grazie a finiture adeguate al ruolo di scooter medio-grande e a un design finalmente personale e riconoscibile, secondo un filone iniziato con il restyling di un paio di stagioni fa fatto sull'Xciting 300/500. Così, le luci a LED inserite nel doppio gruppo ottico frontale sono ormai una firma Kymco (e Sym, per dirla tutta, mentre tutti gli altri sono costretti ad inseguire tramite l'after-market…), al pari delle linee tese dello scudo frontale o della forma larga e ben piazzata del posteriore.

DOTAZIONE SENZA RINUNCE C'è poco da eccepire anche sul fronte degli accostamenti cromatici tra i vari elementi di carrozzeria e meccanica, così come per ciò che riguarda la dotazione. La strumentazione è completa ed elegante (finalmente), mentre non mancano un blocchetto d'accensione multifunzione (è dotato di blindatura e apre la sella anche a motore acceso), entrambi i cavalletti (il laterale con blocco motore), leve freno regolabili, e un comodo vano nello scudo dotato anche di presa 12V.


UN CUORE GRANDE COSI'
Se l'estetica rimane un campo assolutamente opinabile, lo stesso non si può dire della tecnica, che vede il nuovo Kymco equipaggiato da una ciclistica iper-convenzionale, abbinata a un motore fra i più moderni della sua categoria. Per le sue caratteristiche vi rimando all'esauriente articolo di Stefano Cordara, mentre qui vale solo la pena ricordare che il propulsore del Downtown 300i è fra i i più potenti della sua categoria (24,1 kW, quando la concorrenza – SH300 a parte – fatica a superare i 20) ed è anche dotato di una coppia relativamente robusta: 33,9 Nm.

NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE Il telaio è, invece, un classico tubolare in acciaio e abbastanza compatto, dato l'interasse di 1.553 mm (l'Xciting 300, per esempio è più lugo di 37 mm) e il peso contenuto in 179 kg, (contro i 189 del "fratello" Xciting). Anche le sospensioni non presentano guizzi particolari e troviamo una forcella da 37 mm a piastra singola, abbinata a una coppia di ammortizzatori regolabili in precarico su cinque posizioni.

DA POCO CON L'ABS Le ruote sono da 14" all'anteriore (gommato 120/80) e da 13" dietro (150/70), mentre i freni prevedono un disco singolo da 260mm sull'avantreno e da 240mm per la ruota posteriore. Recentemente, inoltre, è stata inserita a listino la versione dotata di ABS, il cui prezzo sale di soli 300 euro rispetto ai già competitivi 4.699 euro richiesti di listino per il Downtown 300i "base". Le colorazioni previste, infine, sono quattro: amaranto (che par più un arancio nella realtà), argento, bianco e nero.



ACCOGLIENZA EUROPEA
La posizione di guida studiata per il Downtown non offre il fianco a critiche particolari: i comandi sono tutti a portata di mano e l'ergonomia è curata. Evidentemente il progetto è nato per un'utenza europea e i risultati sono apprezzabili. Solo la zona dietro lo scudo frontale - quella di solito demandata ad accogliere i piedi di chi ama guidare in posizione chaise longue - è troppo rialzata e verticale, per cui scomoda a meno di non avere le gambe abbastanza corte.

MENO SCHIUMA, PIU' CASCHI (INTEGRALI)
I brevilinei, inoltre apprezzeranno l'altezza contenuta del piano sella, così come la protezione offerta dal parabrezza che, invece, risulta essere un po' piccolo per i piloti più corpulenti. La sella stessa presenta anche un'imbottitura abbastanza sottile (perlomeno nella zona del guidatore si arriva presto a toccare sul duro), a cui sopperisce solo in parte la notevole larghezza. In compenso, questa scelta ha permesso non solo di avere una seduta accessibile ai più, ma anche un vano sottosella capace di contenere due caschi integrali di dimensioni "reali".


C'E' IL LED MA NON SI VEDE
Nel complesso, tuttavia, il vano è solo in parte sfruttabile a causa di una forma poco regolare. In più, l'illuminazione prevista utilizza una lampada a LED posizionata sul fondo, così che diventa inutile non appena si ripone qualcosa nel vano stesso... Il sellone è, poi, sorretto da un comodo ammortizzatore a stantuffo e, in generale, offre molto spazio abitabile e un comfort soddisfacente anche per il passeggero.

PIEDI AL SICURO Questo può utilizzare comode pedane integrate nella carrozzeria - e quindi all'interno della sagoma dello scooter - e le maniglie ricavate nel portapacchi. Manca lo schienale per il "secondo", che non è previsto nemmeno come optional. In definitiva, quindi, il comfort offerto dal Downtown non è male in termini di spazio e ergonomia, mentre qualche appunto si può fare alla risposta degli ammortizzatori posteriori.


RIENTRA NELLA (SCARSA) MEDIA
D'altra parte, il loro funzionamento rientra nella media di quanto offerto dagli scooter di questo peso e dimensioni. Nel caso del Downtown, inoltre, un assetto sostenuto è in parte giustificato dalle notevoli prestazioni offerte dal suo motore, tali da invogliare a prendersi qualche libertà in più alla guida. Più che altro, disturba un po' che, alla risposta abbastanza secca delle molle posteriori, non corrisponda poi una pari fermezza nell'evitare gli "spanciamenti" sui dossi con passeggero a bordo.

SA DIVERTIRE Anche perché la guida del Downtown è, in realtà, piuttosto piacevole e invoglia a rimanere in sella a lungo, o a prevedere qualche scampagnata in coppia. Sulle prime, tuttavia, bisogna fare l'abitudine a una spiccata reattività dell'avantreno, forse da attribuire al profilo delle pur apprezzabili gomme Kenda di primo equipaggiamento e a cui si fa, comunque, presto l'abitudine.


LA GRINTA DEL 300 VERO
Così come si fa velocemente amicizia con il comando del gas, attraverso il quale si può gestire con precisione la notevole riserva di potenza di questo 300 effettivo. Nell'uso quotidiano, infatti, sono pochi gli scooter in grado di tener testa al Downtown 300i nello spunto, nonostante la trasmissione mostri qualche lieve incertezza, soprattutto a freddo. Le prestazioni, quindi, sono nel complesso vicine a quelle di un 400, con una punta (indicata) vicina ai 150 orari e capacità di ripresa tali da non far mai rimpiangere qualche centimetro cubo in più.

CI VORREBBE LA COPPIA Il giudizio complessivo sul mezzo è, perciò, più che positivo, anche se nell'uso più intenso emerge, come detto, la poca raffinatezza del reparto sospensioni e un impianto frenante cui non farebbe male il doppio disco anteriore. La potenza, in effetti, non manca, ma è la resistenza nell'uso intenso a far nascere il dubbio e che può evidenziarsi con una sensibile perdita di tono del comando anteriore. Non disturba troppo, invece, il fatto di dover tirare con forza le leve per ottenere la risposta voluta, anche se qualche concorrente è in grado di offrire risposte alla leva più pastose e piacevoli.


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Anteprima
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