Autore:
Luca Cereda

MINI O MICRO? C'è chi le chiama minicar, altri invece microcar. La politica li ha ribattezzati quadricicli (suddivisi in leggeri e pesanti), ma di fatto sono dei ciclomotori (si paga pari bollo, ma niente incentivi) e si possono guidare a 14 anni (se leggeri) o a 16 (quelli pesanti), con il patentino oppure con la patente A1. Tutto ciò nonostante somiglino sempre di più a delle auto vere, nell'estetica, negli allestimenti, nella guida e, inevitabilmente, nel prezzo.

STILOSE Dagli albori ne è passata di acqua sotto i ponti. Erano gli anni Settanta quando le prime microcar comparvero in Francia – ancora oggi il più grande mercato con 140.000 utenti; spigolate come un cubo di Rubik scombinato, così come sono rimaste fino a oltre la metà degli anni Novanta. In Italia, poi, in origine avevano solo tre ruote (avete presente il Sulky della Casalini?). Oggi invece è tutta un'altra storia. Fuori, le minicar riprendono lo stile delle city car più stilose e, dentro, si agghindano di cornicette colorate, dettagli sportivi, pezze di discreta qualità, radio e strumentazione rigorosamente analogica. Un pacchetto ben confezionato per il minorenne che, guardandola, non vede un ciclomotore, bensì un'auto. E pure carina.

CORAZZA LEGGERA Così magari capita che si faccia prendere dall'entusiasmo, mettendoci mano laddove non si può per renderle un po' più veloci. Sulle minicar la velocità massima è limitata per legge a 45 km/h e a barare si corrono solo rischi. Anche perché dovendo rientrare nei 350 chili di massa a vuoto - il massimo consentito ai quadricicli leggeri - o nei 400 di quelli definiti pesanti, in caso di botto non si può contare granché sulla corazza. E sempre per l'obbligo di mantenere il peso entro una certa soglia, i costruttori di minicar si vedono costretti a lesinare sull'utilizzo di materiali fonoassorbenti e di supporti antivibranti, motivo per cui, ogni volta che ci si mette in marcia, il roco borbottio del motorino diesel invade l'abitacolo e non c'è modo di soffocarlo. Una caratteristica un po' fastidiosa che accomuna, a pari livello, tutte le minicar, a prescindere dalla marca.

PORTE APERTE Cintura di sicurezza rigorosamente allacciata, e via. Si vibra un bel po', è vero, ma ci si muove come su un'auto, al riparo dalla pioggia, in coppia (se chi guida è maggiorenne o munito di patentino), e non c'è rischio di multa passando per i centri storici: il valore medio di emissioni di CO2 di queste vetturette è pari a 0,33 g/km (quando il limite della categoria si assesta a 3,5 g/km). E il parcheggio? Raramente un problema, date le moli ridotte delle Minicar: se a due posti, mediamente misurano 3 metri per 1 metro e mezzo circa.

PUSH DOWN Nella ressa del traffico si può contare su una discreta ripresa, fondamentale per non creare codazzi strombazzanti dietro di sé. Il cambio automatico a variazione continua richiede un pochino di pratica (si deve spingere verso il basso) nell'inserire le tre funzioni: drive, neutral e retro. Per avviarla, cambio in folle e un giro di chiave: la partenza con accelerazione a singhiozzo è un classico, se non ci si è abituati.

MOTORI Le minicar montano generalmente motori diesel con cilindrata che si aggira intorno ai 500 cc (ma con potenza rigorosamente limitata a 5,4 cv, se si tratta di vetture "aperte" ai quattordicenni). Sono invece scarsamente diffuse le motorizzazioni a benzina ed elettriche. Le versioni di potenza superiore (solo benzina), da 20,4 cv, rientrano nella categoria dei quadricicli pesanti e si guidano con la patente A1 nonostante superino la soglia dei 15 cavalli. Per le minicar, infatti, il regolamento differisce da quello delle moto.

ARREDO L'abitacolo è arredato per un uso quotidiano il più possibile confortevole. I sedili sono scorrevoli e consentono di guadagnare una posizione di guida sufficientemente comoda, mentre tasche, cassetto portaoggetti e un generoso bagagliaio dotato di rete servono stivare un po' di tutto: piccole cianfrusaglie, borse della spesa, lo zaino di scuola... Sui modelli più sportivi è molto curato il design delle plance e del volante, ed esistono modelli, come la JDM Aloes "Mio”, che offrono il navigatore di serie.

CLIENTELA BIPOLARE Tutto ciò perché, fondamentalmente, la minicar non è un prodotto economico e chi la compra spesso vuole il massimo del comfort. Secondo le ricerche commissionate da Confindustria ANCMA alla Doxa, il 54% degli utenti ha più di 45 anni e lo zoccolo duro della clientela è ancora rappresentato da quella popolazione anziana residente in aree rurali, bisognosa di un mezzo di trasporto autonomo. Ultimamente però è cresciuto anche il successo tra i più giovani, perlopiù residenti in città e benestanti, orientati alle versioni più sportive e personalizzabili. E non a caso tra i due estremi dei listini ballano spesso cifre importanti: di norma si parte dagli 8.500 euro circa per arrivare a superare tranquillamente i 14.000. Soldi con cui, in età da patente, ci si compra una buona utilitaria.

IL RIMEDIO Se gli anziani rientrano intuitivamente nella categoria di cliente per necessità, che non potendo più conseguire le patenti A e B può comunque guidare una minicar con un certificato medico di idoneità rilasciato dal medico di base, c'è anche chi ricorre alla minicar in seguito a una temporanea sospensione della patente. Un rimedio non alla portata di tutti e consentito solo se la sospensione deriva da un superamento dei limiti di velocità compreso tra i 40 e i 60 km/h oltre il limite.

MERCATO Il mercato delle minicar è prevalentemente europeo, con Francia, Italia e Spagna ai primi posti per diffusione. Driverplanet (che comprende i marchi Microcar e Ligier), Aixam, Chatenet, JDM-Simpa, Bellier, Casalini e Grecav - senza dimenticare Piaggio per quanto concerne i quadri cicli pesanti – costituiscono i principali attori europei nel settore dei quadricicli, che in Italia, nel 2008, ha contato 6.620 registrazioni. La distribuzione invece si appoggia a dealer di moto e auto in maniera quasi paritetica. Ad oggi, in Italia, si contano circa 80.000 minicar circolanti. Ecco qualche riferimento sui alcuni dei principali costruttori:

LIGIER Automobiles
Appartenente al gruppo Driverplanet, Ligier è un costruttore francese specialista nel settore dei dei quadricicli, con una gamma che oltre alle minicar include quadricicli destinati al trasporto di merci e Quad. Il modello di punta è la Minicar X-Too, che in base ai livelli di allestimenti si declina in otto versioni.

MICROCAR
E' l'altro marchio del gruppo Driverplanet, con sede a Nantes. Vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore e produce circa 7000 veicoli all'anno. Produce la M.GO, minicar disponibile anche nella versione a 4 posti. La filiale italiana risiede a Piacenza.

AIXAM - MEGA
§Aixam nasce in Francia nel 1983 in seguito all'acquisizione del marchio Arola. Oggi produce circa 15.000 quadricicli l'anno e dal 1992 può contare su un "braccio" in più, il marchio Mega, dedicato prevalentemente ai mezzi da lavoro. Nell'attuale gamma sono presenti i modelli City, Roadline, Crossline e Scouty R.

CASALINI
Azienda italiana dedita da quasi 70 anni alla produzioni di veicoli leggeri. Nel 1971 lanciò la Sulky, vetturetta a tre ruote con motore al di sotto dei 50 cc e guidabile senza patente. Dal 1994 ha iniziato a produrre quadricicli leggeri, il primo di questi fu il Kore 500. Che si è poi evoluto nei modelli Sulkyydea ('96), Ydea (2000), Sulkydea LV (2004) e Sulky (2008). La minicar più recente si chiama M10 e si declina in sei versioni.

CHATENET
Costruttore francese che ha lanciato questo modello chiamato CH26. Nello stile ricorda da vicino la Mini ed è disponibile nelle varianti cromatiche nera, blu, rossa e silver. E' in vendita con motore diesel Yanmar da 523 cc o con motore benzina Lombardini (da 20 cv).


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