ALL'INIZIO ERA GINGER Correva l’anno 2001, quando il mondo aspettava con trepidazione quella che il suo inventore, Dean Kamen, aveva definito una vera e propria rivoluzione nel concetto di mobilità. Nome in codice: Ginger. Obiettivo: cambiare il mondo. Poi è arrivato Segway.
RIVOLUZIONE MANCATA Il veicolo per il trasporto personale capace di rimanere in piedi da solo e di accelerare o rallentare con piccoli spostamenti del baricentro del suo conducente era decisamente affascinante, curioso e per certi versi avveniristico. Ma certo non rappresentava la rivoluzione copernicana che ci era stata promessa. Complice anche un prezzo di vendita rimasto sempre troppo alto.

INCIDENTI FAMOSI Pur non diventando l’oggetto di uso comune che il suo inventore aveva immaginato, in questi vent’anni Segway PT (che sta per ''personal transportation'') si è ritagliato comunque una discreta fetta di mercato, tra alcuni reparti delle forze dell’ordine, nei servizi di vigilanza dei centri commerciali (che hanno ispirato anche una serie di divertenti film), e nelle grandi città per i tour guidati. In compenso, sono stati fin troppo numerosi gli incidenti che hanno coinvolto celebrità e personaggi molto famosi: tutti hanno visto almeno una volta l’atleta Usain Bolt investito da un operatore a bordo di un Segway, o l’ex presidente degli Stati Uniti George Bush rischiare l'osso del collo alla Casa Bianca.
STOP ALLA PRODUZIONE Ritenuto troppo pericoloso, ma soprattutto incapace di generare sufficienti guadagni (nel 2019 generava l’1,5% dei ricavi dell’azienda), a partire dalla prossima metà di luglio Segway abbandonerà la produzione del suo veicolo a due ruote per concentrarsi maggiormente su altri prodotti, in primis i monopattini elettrici della linea Ninebot, che vengono forniti principalmente a società di sharing come Lime.
Videogiocatore da che ne ha memoria (e da quando ha messo gli occhi e le mani su un Commodore 64, in un'epoca ormai troppo lontana), appassionato di tutto ciò che ha almeno quattro ruote, ha appeso al muro la laurea in Ingegneria Informatica conseguita al Politecnico di Milano per dedicarsi alle sue passioni. Innamorato follemente di sua moglie, della sua bellezza ma anche della sua infinita pazienza, Claudio ammette di avere un debole anche per le due figlie. E per i due gatti che gli colonizzano la casa, tra un joystick e una consolle.




