Pubblicato il 25/06/20

ALL'INIZIO ERA GINGER Correva l’anno 2001, quando il mondo aspettava con trepidazione quella che il suo inventore, Dean Kamen, aveva definito una vera e propria rivoluzione nel concetto di mobilità. Nome in codice: Ginger. Obiettivo: cambiare il mondo. Poi è arrivato Segway.

RIVOLUZIONE MANCATA Il veicolo per il trasporto personale capace di rimanere in piedi da solo e di accelerare o rallentare con piccoli spostamenti del baricentro del suo conducente era decisamente affascinante, curioso e per certi versi avveniristico. Ma certo non rappresentava la rivoluzione copernicana che ci era stata promessa. Complice anche un prezzo di vendita rimasto sempre troppo alto.

Addio alla produzione di Segway

INCIDENTI FAMOSI Pur non diventando l’oggetto di uso comune che il suo inventore aveva immaginato, in questi vent’anni Segway PT (che sta per ''personal transportation'') si è ritagliato comunque una discreta fetta di mercato, tra alcuni reparti delle forze dell’ordine, nei servizi di vigilanza dei centri commerciali (che hanno ispirato anche una serie di divertenti film), e nelle grandi città per i tour guidati. In compenso, sono stati fin troppo numerosi gli incidenti che hanno coinvolto celebrità e personaggi molto famosi: tutti hanno visto almeno una volta l’atleta Usain Bolt investito da un operatore a bordo di un Segway, o l’ex presidente degli Stati Uniti George Bush rischiare l'osso del collo alla Casa Bianca.

STOP ALLA PRODUZIONE Ritenuto troppo pericoloso, ma soprattutto incapace di generare sufficienti guadagni (nel 2019 generava l’1,5% dei ricavi dell’azienda), a partire dalla prossima metà di luglio Segway abbandonerà la produzione del suo veicolo a due ruote per concentrarsi maggiormente su altri prodotti, in primis i monopattini elettrici della linea Ninebot, che vengono forniti principalmente a società di sharing come Lime.


TAGS: segway mobilità sostenibile Usain Bolt dean kamen