Prova su strada
Triumph Speed Triple

Triumph Speed Triple

Potrebbe apparire come la splendida realizzazione di un rider teutonico, e in realtà è l'unica vera street fighter attualmente disponibile di serie che fa di una immagine sfrontata e unica l'arma di seduzione. In sella, poi è un giocattolo da cui non si vorrebbe mai scendere.

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Autore:
Marco Selvetti
Pubblicato il 01/12/1998 ore 00:00

COM’È Con i suoi occhi alla Marty Feldman sembrano il risultato, con il resto della cavalcatura, di notti insonni di chissà quale abile artigiano elaboratore. Ma l’artigiano altro non è che la mitica Triumph, Casa storica del motociclismo d’oltremanica. La Speed Triple nasce così, l’unica vera Cafè Racer prodotta in serie e attualmente disponibile sul mercato. Quale sia la scintilla che accende l’amore che contraddistingue tutti i proprietari della Speed e che li fa ardere di passione non ha ancora trovato risposta. E' anche difficile collocare socialmente gli "speedtripleisti": si spazia senza confini dal giovane rampollo al più attempato padre di famiglia, un campione che non trova riscontro tra le numerose ma tradizionali alternative a due ruote disponibili sul mercato italiano.

O LA AMI O LA ODI Al cospetto dell’indiscussa regina delle naked sportive anche il più cinico osservatore, non può restare indifferente all’originalità delle linee, divenendo parte di una delle due fazioni antagoniste: quelli che la Speed Triple la amano e quelli che invece non ne capiscono il senso. Quelli a cui il progetto non piace, prontamente rinfacceranno l’aspetto discutibile e anticonformista del doppio faro e dell'apparentemente inutile cupolino (voluto esclusivamente per il mercato italiano). Chi invece dalla Speed ne è stato rapito risponderà curiosamente nello stesso identico modo. Evidentemente qualcosa è successo, se non ci si ferma soltanto a quella buffa e divertente scorza che fa di questa moto un vero punto di riferimento, si scopre che nasce con l’intento di divertire facendo nuovamente riassaporare il gusto della vera fun bike.

COLPO DI FULMINE Concordi con la porzione di amanti morbosi, il nostro è stato più che mai un amore a prima vista. La si scruta attraverso una vetrina o per strada, e ci si accorge del fascino che quei due grandi occhi possiedono: potrebbero apparire un po’ sgraziati ma in compenso sono brillanti e vivaci e ti osservano con una delicata malizia. Quel piccolo guscio, poi, che vi soggiorna sopra come un grande sopracciglio, è frutto di un studio aerodinamico senza eguali: oltre a coprire la strumentazione dal sapore racing, protegge il busto dal carico aerodinamico fino a velocità ben superiori a quelle consentite dal codice stradale.

JETBLACK è il nome della versione cromatica della Speed a nostra disposizione, il telaio d’alluminio in tubi ovali somiglia ad una preziosa nervatura che scorre fra due strati di roccia granitica, valorizzato dalle saldature e dal percorso sinuoso delle sue forme. Nonostante la peccaminosa e snella forma del codino elegantemente raccordata con il serbatoio, la moto dà l’impressione di essere mastodontica, con il grosso propulsore in primo piano e rigorosamente verniciato in nero impreziosito da pance copri carter in magnesio. Lo scarico in carbonio non è di serie, ma dà le sue belle soddisfazioni.

TRADIZIONE E INNOVAZIONE: forcella anteriore tradizionale in luogo di quelle rovesciate tanto in auge sulle concorrenti del Sol Levante e posteriormente uno splendido forcellone monobraccio scatolato in alluminio che accoglie un cerchio in lega a tre razze con canale da 6" di provenienza Brembo (Tremate ducatisti! la 916 non detiene più il primato del retrotreno più sensuale). Fortunatamente, la grazia dell’accattivante sistema di leveraggi posteriori risulta solo parzialmente velata dal bel silenziatore, che riunisce i collettori di scarico.

MANEGGIARE CON CURA Se le golose premesse snocciolate fin qua portano qualche fortunato lettore a confrontarsi con questo purosangue, sappia che questa britannica cavalcatura non necessita una sfida da Plaza De Toro, ma basta la delicatezza che si riserva a una giovane pulzella. La graziose appendici poste sul capo non sono corna con cui il possente mammifero si difende da probabili attacchi, ma il punto più solido con cui il pilota contrasta una corroborante irruenza. E il modello ’99 resta invariato esteticamente rispetto alla precedente versione salvo la rimozione delle scritte sulle fiancate e per la riduzione delle dimensioni del manubrio di poche frazioni di pollice. La scelta di asportare gli stickers è stata dettata, a scanso di nuovi equivoci, da una ricorrente domanda sulla cilindrata ritenuta non superiore ai 500cc.

IL CUORE La vera rivoluzione è avvenuta più in profondità, nel propulsore che, pur mantenendo la classica architettura a tre cilindri in linea con teste a 4 valvole, raggiunge la cilindrata di 955cc della sorella maggiore Daytona ed è stato rivisto nella curva dell’erogazione e nei rapporti, anche modificando il percorso dei collettori di scarico e aggiungendo un compensatore di fluidi, forse efficace ma decisamente brutto. La potenza aumenta di soli due cavalli, da 106 a 108, ma la coppia sale da 8,6 a 9,7 kgm a un regime decisamente inferiore, da 7.600 a 5.800 giri. La Speed Triple '99 costa 20 milioni.

COME VA A cavallo della Speed ’99 si paga nuovamente lo scotto di una sella non proprio bassissima, ma l’appoggio a terra è comunque possibile senza grosse difficoltà con entrambe le gambe per tutti. Impugnare il largo manubrio è veramente naturale: se la posizione rialzata può inibire, il largo appiglio offerto fuga definitivamente ogni timore. Conoscendo bene il comfort offerto dalla posizione di guida, ritroviamo ancora una volta la sportiva comodità che contraddistingue il modello T509 con le gambe che, nella giusta angolazione, trovano spazio nelle incavature del serbatoio. La strumentazione ha fascino corsaiolo, racchiuso in tre unità principali con tachimetro e contagiri tarati rispettivamente a 280Km/h e 11.000 giri il limite della zona rossa, affiancati lateralmente da una placca in carbonio che propone a scalare tutte le spie luminose (la spia del folle si legge poco in pieno sole) con il prezioso segnalatore dello stato della centralina elettronica.

DOCILE E COMODA Se qualcuno fosse assalito da fame atavica da prestazioni, consideri che con una potenza di poco inferiore ai 110 CV per 196 chilogrammi di peso e con poca propensione al gioco delle velocità estreme, trova nella Speed Triple un dragster immatricolato per fare una vera indigestione. Affrontiamo con il giusto timore reverenziale un vero British Bulldog buttandoci a capofitto nel traffico caotico: dopo pochi metri percorsi a un regime contenuto si intuisce una spinta vigorosa e più eccitante della sorella minore (per cilindrata) e si apprezza il manubrio più stretto che migliora il rapporto con gli spazi ridotti del traffico cittadino. Partendo fortunatamente primi al semaforo e senza necessariamente voler strafare, si riesce, fra uno stop and go e il successivo, a raggiungere facilmente il rapporto più lungo, restando in un arco di giri veramente contenuto.

MOTORE PIENO Vinta la difficoltà iniziale ci dirigiamo verso il campo dove la Speed Triple non teme alcun rivale, percorrendo alcuni chilometri si raggiunge il tormentato sentiero di guerra dove poter scaricare tutta la scalpitante energia. Con la grazia di una farfalla, avendo a disposizione un buon manico, anche i tortuosismi di un intestino tenue sono divorati senza battere ciglio. È proprio in questo frangente che questa moto, se presa con le dovute precauzioni, regala grandi soddisfazioni allo smaliziato come al neofita. La rotonda e piena erogazione già da 3.000 giri permette di affrontare i tornanti spalancando vigorosamente il gas senza che il motore strappi, scavalcando il vuoto che caratterizzava verso i 4/5000 giri del vecchio propulsore. Raggiunti i 6000 giri tutto diventa palesemente eccitante fino alla soglia del limitatore posizionata intorno agli undicimila dove la spinta è furiosamente cattiva.

PUNTA IN ALTO L’appoggio offerto dalle coperture di primo equipaggiamento, fortifica ulteriormente la sicurezza già abbondantemente infusa, oltre tutto avendo a disposizione un pneumatico posteriore da 190mm, attualmente il più largo in circolazione su moto di serie, si è consci di avere una grande quantità di mescola su cui contare. Con il gas dosato da mani esperte, uscendo da curve strette con un rapporto corto, risulta veramente difficile mantenere il contatto della ruota anteriore con l’asfalto che tende facilmente verso l'alto come capita in sella a veri purosangue. Per non vanificare un così prezioso lavoro offerto da ciclistica e motore, fa capolino la Nissin ovvero l’ancora per eccellenza della serie ORO della Brembo: doppio disco da 320mm con pinze a quattro pistoncini e disco da 220mm al retrotreno, che ottengono il nuovo primato della categoria eleggendo a furor di popolo la Speed Triple una vera macchina "d’assalto".

MAI DI SERIE Se la Speed Triple vanta l'immagine più bizzarra e crea scandalo fra i motociclisti conservatori o tra frettolosi automobilisti, fa invece "vibrare" lo stomaco agli appassionati di modifiche ed elaborazioni per i quali è veramente terreno fertile.Non abbiamo incontrato fino ad ora, e ne andiamo fieri, un fortunato possessore di S.T. che abbia avuto il coraggio di mantenerla perfettamente di serie; esempio lampante è la prepotente esuberanza dello scarico aperto (ma non troppo) offerto come optional, che colpisce con scariche elettriche la colonna vertebrale dei fortunati che ne ascoltano il sound. Come resistere al primo step verso la trasformazione nella più incredibile delle Cafè Racer destinato ad essere il primo di una lunga serie?


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