Prova su strada

Suzuki Sv 650


Avatar Redazionale , il 04/05/01

20 anni fa - Nuda con brio

C'è modo e modo di fare una nuda, Suzuki l'ha fatta in modo davvero intelligente con un frizzante motore bicilindrico, un bel telaio d'alluminio e un'estetica accattivante. È stato un successo, anche perché la SV costa come uno scooterone. Peccato per le sospensioni...

COM’È Se c’è una Casa che crede fino in fondo nel filone delle naked questa è senza dubbio Suzuki. Nel suo listino le moto svestite, o quasi, occupano una parte importante, con una lista di addirittura sei modelli. Ci sono le classiche GSX 750 e 1200 tonde e paciose, le sportive Bandit 600 e 1200 disponibili anche con semicarenatura, e poi ci sono le due SV 650, grintose bicilindriche dallo sguardo ammaliante.

SOLO PER LEI

Contrariamente a quello che accade con le sorellone a quattro cilindri, la SV non è un progetto nato riutillizzando motori già esistenti ma è stata creata totalmente ex novo, cosa che non le ha impedito di spuntare un prezzo di assoluto interesse.
Difficile, infatti, trovare di meglio a 13.404.000 lire, anche perché a questa cifra la nuda Suzuki offre il telaio d’alluminio e un motore che senza dubbio si candida all’oscar come miglior bicilindrico di media cilindrata sul mercato.

BICILINDRICO AI VERTICI

Non c’è dubbio, la Suzuki i bicilindrici li sa fare bene. Il 650 della SV è un piccolo concentrato di tecnologia, ben fatto al punto da essere molto ambito sul mercato dei propulsori (equipaggia con successo anche le "Raptorine Cagiva"). Compatto nelle dimensioni, ben rifinito, sofisticato quanto basta, il V twin ha un angolo tra i cilindri di 90°, cosa che lo avvicina ad una nota realizzazione bolognese. In più però offre il raffreddamento a liquido e la distribuzione a quattro valvole, tutto per mettere a terra una settantina di cavalli di quelli buoni. Un cuore generoso, quindi, che sulla SV è supportato da una spina dorsale adeguata alla sua grinta.

LEGA LEGGERA

Mentre quasi tutte le naked si affidano ai telai d’acciaio la SV, invece, ostenta orgogliosa un bel traliccio di alluminio che le dona quel tocco tecnologico e sportivo che non guasta mai. La preziosa lega è utilizzata in modo massiccio anche per forcellone, pedane, supporti pedane passeggero, comandi a pedale. Insomma, chi guardando il prezzo pensa che sulla SV si sia andati al risparmio si sbaglia di grosso.
A dimostrarlo anche la terna di dischi, due anteriori semiflottanti da 290 mm lavorati da pinze altrettanto flottanti a due pistoncini, e un posteriore da 240 mm. Non sono diametri da far impressione, ma, sul campo, rivaleggiano con la concorrenza più sportiva, anche perché la SV è una "motoleggera" nel vero senso della parola. L’ago della bilancia si arresta infatti a soli 185 chilogrammi, molto meno di certi scooter bicilindrici.

LOOK SPORTIVO

Una naked sportiva? Così sembra, almeno a guardare la SV nei suoi particolari. Oltre al telaio d’alluminio, al pepato bicilindrico e ai freni quasi racing, la SV sfoggia anche un bel paio di cerchi a tre razze cave dal canale largo, calzati da pneumatici ribassati. L’anteriore, in particolare è un 120/60 che fa la sua scena. A dare un impatto "sporty" contribuisce anche la sella, divisa in due parti proprio come sulle supersportive DOC.

STRUMENTO POSTICCIO

Dove in Suzuki non hanno certo esagerato è nella strumentazione. Il cruscotto della SV ha un non so che di posticcio. In posizione centrale troneggia il tachimetro/contachilometri corredato di quattro spie (riserva benzina, indicatori di direzione, abbaglianti). Il contagiri è invece applicato "a parte", come se si fosse deciso di installarlo in un secondo tempo. Tutto è sott’occhio, tutto è funzionale, ma l’impatto estetico non è il massimo. Manca anche il termometro del liquido di raffreddamento, sostituito da un led racchiuso all’interno dello strumento principale (un altro led per la pressione dell’olio è all’interno del contachilometri).

L’IMMAGINE È TUTTO

È questo, a parer nostro, l’unico peccatuccio estetico della SV, una moto che in un mondo in cui l’immagine è tutto fa di sicuro la sua scena, dimostrando come in fondo basti poco per offrire un prodotto validissimo e anche attraente. Le sovrastrutture sono ridotte ai minimi termini. Un compatto serbatoio (ci stanno 16 litri di verde) praticamente appoggiato sopra il telaio e un risicato codino. Tutto qui, ma tutto bello. In fondo la bellezza della SV sta proprio nell’ostentazione della sua nudità.

COME VA Facile. Se dovessimo riassumere la SV con una sola parola sarebbe proprio questa. Sì, perché una volta tanto siamo al cospetto di una moto agile, vivace e che non si vergogna a denunciare il peso. Tra le gambe la SV è quasi esile, è una moto leggera, compatta, la sella è relativamente bassa (solo 800 mm da terra) e per questo adatta anche ad un'utenza femminile, perfetta per chi muove i primi passi su due ruote.

COMODA ANCHE PER DUE

Sebbene il look ostenti sportività la SV è in realtà più comoda di quel che si pensi. Le porzioni di sella riservate a pilota e passeggero sono abbondanti (anche se l’imbottitura non è esagerata) e alla fine la nuda Suzuki è più confortevole di molte concorrenti, anche per il passeggero, che trova ottimo appiglio nel maniglione posteriore.

IL BURRO NEI COMANDI

Comoda, dicevamo, anche perché la posizione in sella è piuttosto seduta, con il busto appena reclinato in avanti ad impugnare il manubrio rialzato, ma anche un pelo stretto e con le estremità rivolte verso l'alto. Una gaudente sensazione di morbidezza pervade il pilota che si trova al cospetto di comandi di "burro". Leva del freno (regolabile su sei posizioni), frizione, cambio; tutto sulla SV è piacevolmente soft.

MOTORE CHE CONQUISTA

In questo morbidume si inserisce anche il motore. È senza dubbio lui l’elemento più sorprendente della SV. Il bicilindrico non delude mai, sia se l’andatura è di quelle da passeggiata sia quando si vuole spremergli fino all’ultimo cavallo.
Il twin Suzuki è capace di prestazioni invidiabili ma soprattutto è dotato di un’incredibile regolarità di funzionamento. Accetta repentine aperture del gas fin da poco meno di 2000 giri, sa riprendere senza un fremito. Poi, a 7000 giri, ha anche un cambio di carattere: nulla di cattivo, ma la grinta aumenta quanto basta per dare le giuste soddisfazioni. Quando si guida con il polso snodato, il motore non si tira certo indietro, sfoggiando anche un allungo consistente fino ai 10500 giri, soglia d’intervento di un implacabile limitatore. Il bello è che tutto questo il twin Suzuki lo fa accontentandosi di bere poca benzina, e facendosi sentire quel tanto che basta per far capire che "lì sotto" sta lavorando un bicilindrico. Vibrazioni? pochine, anzi quasi nulla.

COME UNA BICI

Maneggevolissima, la SV si fregia dei vantaggi del peso ridotto richidendo un impegno di guida praticamente nullo. Si inserisce in curva in un fiato, e il motore porta sempre fuori accettando anche la famosa "marcia in più" senza scomporsi. Non bisogna esagerare però, finché si guida in modo brillante ma pacato tutto va benissimo. Ma basta una bella strada mossa e la vivacità del motore invita a spingere. E qui la SV mette in discussione quello che pareva un equilibrio intoccabile: il telaio lavora bene ma le sospensioni non sono all’altezza.

BALZELLON BALZELLONI

Emergono i limiti di un assetto turistico, forse fin troppo, e di sospensioni morbide e poco frenate. La forcella, in particolare, si mostra troppo cedevole, accusando la guida sportiva e le staccate repentine. Purtroppo non è possibile intervenire in alcun modo, perché l’unica regolazione consentita è quella del precarico molla dell’ammortizzatore. L’assetto un po’ balzellante non consente quindi di spingere quanto il motore concederebbe. Anche la posizione in sella, comoda sì ma anche troppo seduta, non aiuta quando si vuole forzare il ritmo. In compenso il comfort anche sullo sconnesso è davvero eccellente.

NATA PER LA STRADA

La SV non ha e non vuole avere velleità pistaiole, quelle le lascia alla sorellina semicarenata SV-S, che con una posizione di guida più "sdraiata" e una forcella appena più sostenuta può permettersi addirittura di correre in pista in un campionato monomarca; segno che sotto sotto la sostanza c’è, eccome. Se avete prurito alle saponette, dunque, valutate bene dove indirizzare le vostre scelte.

PASSISTA CON GUSTO

In compenso la SV si rivaluta dimostrando insospettabili doti di passista. In autostrada si possono tenere all’infinito (anche in coppia) velocità di crociera attorno 160 all’ora. A queste andature il motore frulla pacifico con la lancetta appoggiata alla tacca dei 7000 giri: molto distante ancora (3500 giri) dall'inizio della zona rossa. Un bel margine, non c’è che dire, anche perché aprendo il gas in sesta a questa velocità la SV è tutt’altro che "seduta".
E anche quanto a velocità massima la 650 Suzuki si toglie le sue soddisfazioni. I 200 indicati arrivano subito, e se ci si spalma sul serbatoio si vede anche qualcosina in più.
Piuttosto, quello che viene meno è la resistenza del pilota, che senza alcuna protezione è sferzato dal vento e fatica a reggere il passo, abbassando inesorabilmente la media. Ma, basta una piccola protezione e il mondo sarà ai vostri piedi.

TERNO VINCENTE

La frenata è ok, anche senza spremere troppo la leva si ottengono rallentamenti più che adeguati. E piacevole è anche il fatto che la coppia anteriore "comunichi" molto con il pilota, che riesce a modulare al meglio la frenata in situazioni critiche, come ad esempio sul bagnato. Peccato che ancora una volta il limite in questo caso venga dalla forcella, che accusa un affondamento troppo repentino. Valido anche il disco posteriore che si fa sempre trovare pronto, senza eccedere nell’intervento.
Un’ottima motoretta, dunque, i cui pregi vincono alla grande il confronto con i difetti. Il prezzo, poi, mette tutti d’accordo. Con quella cifra si acquistano solo scooter e, a volte, nemmeno quelli.
Pubblicato da Stefano Cordara, 04/05/2001
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