Prova su strada

Beta Euro e Jonathan


Avatar Redazionale , il 16/05/01

20 anni fa - Voglia di asfalto

Si sono fatte aspettare 3 anni, ma ora sono pronte a scendere in strada. Euro e Jonathan sono due facce della stessa moto, una cruiser monocilindrica che vuole strappare utenti al mondo degli scooter. Motore Suzuki e ottime finiture per due moto divertenti ed economiche.

COM’È Per gli appassionati il nome Beta è legato soprattutto al fuoristrada. La gamma attuale prevede ottime moto da trial, una delle poche moto da motoalpinismo sul mercato (la Alp), l’aggressiva RR50 (enduro e supermotard), e una vasta famiglia di scooter dalla spiccata personalità estetica. Insomma, nel listino Beta c’è un po’ di tutto ma non basta. La Casa toscana ha infatti deciso di buttarsi nel mondo delle moto "grandi" e, soprattutto, di uscire dalle tracce sterrate per approdare definitivamente sull’asfalto. A dire la verità, già negli anni ottanta la Beta aveva fatto una timida comparsata tra le cilindrate superiori con una 125 cc. Era il periodo del boom delle 125 sportive e la proposta di Rignano non fu propriamente un successo.

SENZA FANGO

Ecco perché Euro e Jonathan sono modelli che segnano una tappa importante per la Casa di Rignano sull’Arno. Con queste due motoleggere la Beta torna infatti a proporre veicoli destinati ad un utilizzo prettamente stradale, e per farlo si è servita di collaborazioni importanti. Prima fra tutte quella con Suzuki, che alle due cruiser toscane fornisce l’anima: il motore monocilindrico da 350 cc raffreddato ad aria già apprezzato sull’enduro DR.

UN CILINDRO PIENO DI TECNOLOGIA

Un cilindro basta e avanza se, come quello del motore Suzuki, è farcito di tecnologia. Questo mono a quattro valvole tradisce le sue nobili origini fuoristradistiche con soluzioni come il carter secco e le quattro valvole per cilindro. Davvero originale l’idea di posizionare il serbatoio dell’olio davanti alla culla, una fitta alettatura sullo stesso serbatoio favorisce lo smaltimento del calore ed evita così l’utilizzo di un radiatore sempre fastidioso da vedere su questo tipo di moto.

UGUALI MA DIVERSE

Le due moto sono dunque del tutto simili per impostazione tecnica ma si propongono con un carattere diverso. La Euro è l’elegantona di famiglia, caratterizzata da brillanti colorazioni bicolore (grigio/rossa grigio/blu), parafanghi panciuti, sella ampia e manubrio a corna di bue. Una pacifica cruiser in tutto e per tutto, anche per le dimensioni importanti che propone. Allo sguardo la Euro dimostra ben più dei suoi 350 cc, anche per le gomme ciccione che amplificano le dimensioni generali della moto.

SPORTIVA MA NON TROPPO

Le stesse gomme le monta la Jonathan, che incarna lo spirito più sportivo e sbarazzino della cruiser Beta. Il look è da vera streetfighter. Tutta opaca, dal telaio al serbatoio agli stiminziti parafanghi, la Jonathan tuttavia non riesce ad essere cattiva come vorrebbe. Il manubrio a corna di bue lascia spazio ad un T-bar basso e largo, gli ammortizzatori riducono la corsa, lo scarico è più aperto, così da donare una tonalità più grintosa al mono Suzuki. Solo che non sempre più rumore significa maggiori prestazioni. Proprio a causa dello scarico la Jonathan lascia sul campo un paio di cavalli, che dai 30 della sorellina Euro scendono a 28. Entrambe dunque sono utilizzabili anche dai neopatentati.

CICLISTICA TRADIZIONALE

Alla Beta non sono andati in cerca di soluzioni ardite per la ciclistica. Questa si affida ad un tradizionale telaio a doppia culla di acciaio, supportato da un forcella teleidraulica da 40 mm, dall’aspetto piuttosto massiccio, e da un monoammortizzatore posteriore. Proprio la scelta del monoammortizzatore è uno degli elementi più caratterizzanti delle cruiser Beta. La quasi totalità di queste moto adotta infatti la classica coppia di ammortizzatori, mentre qui il retrotreno sembra sospeso. È un effetto estetico che ci piace, e che a detta dei tecnici Beta favorisce il montaggio più aderente delle borse rigide offerte in optional.

FRENATA IPERTROFICA

Dove invece alla Beta hanno voluto esagerare è nel reparto freni. Euro e Jonathan sfoggiano un impianto muscoloso che non stonerebbe nemmeno su una sportiva. Il disco anteriore è un padellone flottante da 300 mm frenato da una pinza Grimeca a due pistoncini. Quello posteriore è da 220 mm con pinza a singolo pistoncino. In perfetto stile cruiser, la strumentazione è piazzata proprio al centro del serbatoio. L’unico strumento circolare racchiude tachimetro, contachilometri e le canoniche spie di servizio tra cui anche quella sempre comoda della riserva benzina.

ARIA SCOMODA

Assolutamente scomodo, invece, è il comando dello starter fissato direttamente al carburatore. Sulla DR era sottomano, sulle Beta è invisibile e difficilmente raggiungibile (un bel comando a cavo sul manubrio non avrebbe certo guastato). Euro e Jonathan vogliono soprattutto strappare utenti agli scooter e, perché no, ammaliare anche il pubblico femminile che con moto del genere non può che trovarsi a proprio agio. Decisamente concorrenziale il prezzo, fissato in 9.650.000 lire franco concessionario per entrambi i modelli. Come accessori sono previsti parabrezza e kit di borse rigide.

COME VA

La prima impressione che si riceve salendo a bordo delle due Beta è quella di una piacevole solidità. Tutto è ben fatto, le verniciature sono brillanti gli assemblaggi curati. Le dimensioni sono generose, il look è da moto "importante" ma l’approccio con le due Beta è comunque molto facile. La sella, realmente bassa (solo 730 mm), e il peso contenuto in 140 kg (meno di molti scooter) favoriscono l’immediato instaurarsi di un buon feeling, anche per chi è alle prime armi con le due ruote.

BEN FATTE

Tutto è piacevolmente sottomano, i comandi sono morbidi, le pedane sono al posto giusto, insomma al tatto Euro e Jonathan sono davvero piacevoli. E in movimento non si smentiscono: la ciclistica è solida e piacevolmente neutra. Si scende in piega sicuri, confortati dall’appoggio delle gomme paffute e da sospensioni rigorose. Tra le curve le due sorelline Beta si lasciano guidare in modo disinvolto e divertente, offrendo prestazioni più che dignitose.

LEVA LONTANA

All’atto pratico, l’impianto frenante mantiene quello che promette ad un esame visivo. Il disco anteriore "morde" che è un piacere e, volendo, si arriva a far cantare il pneumatico senza sforzo. Peccato che la grossa leva sia un po’ lontana dal manubrio e non regolabile. Buono il comportamento del freno posteriore, che si fa trovare sempre pronto all’appello senza esagerare in grinta.

MONO CON BRIO

Il motore che tanto ci era piaciuto sulla DR si fa apprezzare anche sulle due cruiser toscane. Complice il peso contenuto, il mono Suzuki sfodera tutta la sua verve, aiutato da un cambio a sei marce preciso e veloce. Elastico quanto basta, brillante agli alti regimi, il treemezzo sale di giri in fretta e offre una buona spinta a tutti i regimi, accettando di buon grado anche strapazzi prolungati. Tra gli altri ha anche il pregio di vibrare poco (anzi quasi nulla), a tutto vantaggio del comfort di guida, a meno che non si tirino le marce a regimi inconsulti e decisamente poco adeguati al tipo di moto. Certo con 30 cavalli non si possono fare miracoli ma va detto che le due Beta invogliano più ad un cruising disimpegnato che al record casello casello.

DIFFERENZE

All’atto pratico la differenza di potenza tra i due modelli è inavvertibile: la Jonathan patisce il gap di cavalli solo quando si deve riprendere in sesta, la salita di regime è appena più lenta ma si tratta di finezze. Le prestazioni comunque sono valide, non occorre lanciarsi troppo per vedere sullo strumento i 140 indicati, velocità che si raggiunge senza nemmeno abbassarsi ma stando comodamente seduti.

QUALE PER VOI?

Scegliere una piuttosto che l’altra è quindi questione di gusti e di... comfort. Sì, perché se il criterio di scelta è quello della vita comoda, un punticino in più se lo merita la Euro, altrettanto rigorosa ma globalmente più comoda e meno stancante della Jonathan, le cui sospensioni, dall’escursione ridotta, sono meno disposte ad assorbire i colpi. Sulla Jonathan anche la sella non è il massimo della comodità, soprattutto quella del passeggero che si riduce ad un piccolo strapuntino senza appigli. Ma c’è anche chi le moto le compra senza sospensioni...
Pubblicato da Stefano Cordara, 16/05/2001
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