Test Drive

Ducati Multistrada 620 ie


Avatar Redazionale , il 11/07/05

16 anni fa - La piccola Multi alla prova della città

La piccola Multi alla prova città, una vita da mediano che sopporta senza alcun patema. Agile, leggera, consuma pure poco. Se solo avesse un piccolo vano sarebbe quasi perfetta.


 

LA MULTI GIUSTA Più spensierata, leggera, trattabile. Come spesso capita per le sorelle minori. Perfino meglio, alla fine. Perché le altre, le grandi di casa, finiscono per essere più scorbutiche, segnate dalla vita, dalle delusioni d'amore, più malfidenti. E allora via con la piccola, che vista così, poi, non lo sembra nemmeno.

SPIGOLATURE L'occhio clinico la becca, sì: più smilza, un paio di differenzucole da settimana enigmistica, cerchi più stretti, due bracci per il forcellone, poco altro. Chi l'occhio clinico non ce l'ha, avrà un piccolo aiutino all'accensione: non parliamo del motore, semplicemente del quadro digitale, dove compare un bel 620 a tutto schermo che vagamente ricorda la cilindrata.


 

L'INCASTRO PERFETTO L'aiutino prosegue se si mette in prima e si va. Perché la Multina 620 è altra cosa rispetto alla sorella da cifra tonda. Meno arrabbiata, più fluida. Il tempo di plasmare le gambe sul serbatoio stile puzzle e t'accorgi che la sella inclinata in avanti potrebbe arrecare, e arreca, qualche scompenso alla virilità, pericolosamente attaccata com'è (la virilità) al serbatoio. Con la voce (di chi guida) che rischia di perdere in profondità a ogni tombino. Basta saperlo.

BELLA AI MEDI Di buono c'è che la clientela alla quale la seieventi fa l'occhietto è, anche, quella femminile, che di questo dettaglio non si curerà. I 63 cavalli del bicilindrico fanno gruppo in mezzo, tradotto si fanno sentire sopra i 3.500 giri e prima della zona rossa, costantemente e senza spinte scalcianti. L'ideale per cavarsela in città senza accanirsi su un cambio, comunque fluido e preciso e per aprire il gas in qualunque momento senza troppi pensieri e senza aspettare reazioni. Solo il passaggio tra quinta e sesta sembra, ogni tanto, meno concentrato degli altri, questione di abitudine.


 

OCCHIO AL FLUSSO Come quando si tratta di fare benzina (non capita con eccessiva frequenza, c'è da dirlo) ed è bene ricordarsi di non sparare a palla il flusso di verde se si vuole evitare di lavarsi e lavare il serbatoio (la causa è il disegno dello stesso e la profondità minima sotto il tappo satinato). Il resto è un impianto frenante che lavora per bene, con il posteriore che, in perfetto stile Ducati rallenta e l'anteriore che - se serve - inchioda, senza timidezze. È un bel cruscottino digitale con la parte analogica dedicata al contagiri, è un rumorino ben fatto sparato dai due terminali aggressivi anziché no. Tutte eredità della mille.

PIACERE DI GUIDARLA E dalla mille, si diceva, ci si distacca per una guida molto più equlibrata, per una maneggevolezza più convincente, con i 183 chilogrammi (i 13 in meno si fanno sentire) che scivolano nelle code da semafor in modo facile facile. E ci si distacca anche per un serbatoio meno complicato e capiente (cinque litri in meno) ma in grado comunque di garantire una buona autonomia, visti i 15 litri di tenuta e i consumi non eccessivi.


VANI ASSENTI Se invece si esce portandosi appresso un paio di pantavento, perché va che cielo minaccioso, non si ha modo di piazzarli da nessuna parte: borsoni esclusi, la Multina non nasconde un vanetto che sia uno, perché quello lato guancia è sparito e causa scarichi alti sotto la sella del passeggero ci sta un foglio di carta velina.
Pubblicato da Andrea Sperelli, 11/07/2005
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