Autore:
Luca Cereda

Nel mio garage un posto fisso non c’è. Ci sono porte girevoli come quelle di un albergo, da cui le moto entrano ed escono in continuazione. Questione di lavoro, perlopiù, ma cambiare mi piace. E se si eccettua una Lambretta di metà anni Sessanta appena restaurata (peraltro in comodato d’uso dal proprietario originale – mio padre) persevero a non avere una vera e propria moto personale. Per scelta. Di conseguenza, il mio armadio da motociclista è abbastanza… trasformista.

Dovessi votarmi alla “motogamìa”, però, cambierebbero molte cose. E sono convinto che per rapporti lunghi e duraturi non ci sia niente di meglio di un grande classico. Dunque, balzo in sella a una Triumph Bonneville Newchurch, che per diventare la Mia moto ha un altro requisito fondamentale: ha qualcosa di speciale. E’ una Bonneville un po’ più truce, con tutti quei pezzi verniciati di nero, però elegante. Una chicca? Il serbatoio verniciato a mano in Cranberry Red/Pure White, che smussa un po’ l’effetto dark custom della personalizzazione. Certo, il merito è tutto di mamma Triumph, e questo toglie un po’ di poesia: sono il tipo che sulla moto vorrebbe metterci del suo. Ma posso sempre provarci con l’outfit (senza spendere una cifra…)

GIACCA HEVIK LONDRA
O vai in jeans, o vai in bianco, diceva una vecchia réclame. Io, sollevato da mire di conquista, vado in jeans con un altro scopo: uscire dal coro. E senza esagerare alla Steve Mcqueen, che in Bonneville andava a petto nudo, in camicia, in costume e spesso senza casco, nella giacca Londra di Hevik trovo il compromesso ideale tra l’uomo-che-non-deve-chiedere-mai e un motociclista sicuro.
L’effetto stone washed, insieme a zip e bottoni, è trendy e maschera bene l’armatura sotto abiti civili - perfino modaioli. La giacca Londra, però, va oltre l’aperitivo. E’ una giacca estiva comoda da indossare, leggera (la fodera interna è in mesh) e predisposta ad assecondare i movimenti del motociclista (su e giù dalla moto): merito degli inserti in tessuto elasticizzato che fasciano fianchi, ascella e interno del braccio, tre punti strategici. La Hevik Londra si porta con la stessa disinvoltura di un capo modaiolo, senza però pagare dazio su altri fronti.
A cominciare dalla praticità: di tasche ce n’è per tutte le misure, da quelle più piccole (due) per il tagliando dell’autostrada a quelle più ampie (sempre due) per portafogli e smartphone, anche dallo schermo XL. Se si parla di sicurezza, poi, all’altezza di gomiti e spalle si annidano protezioni CE. Volendo, ci si rinforza pure sul retro: all’interno della fodera c’è una tasca fatta apposta per ospitare il paraschiena. In ossequio allo stile, il lavaggio del jeans è scuro, così come scuri sono gli inserti in poliestere, ma non c’è rischio di scomparire all’imbrunire, perché un sottile inserto riflettente all’altezza delle scapole mi geolocalizza. Okay, per alta visibilità si intende altro, ma è comunque un aiuto. Contro il vento, invece, porto sempre con me uno scaldacollo: il colletto alla coreana può poco o nulla.
Prezzo: 138 euro

JEANS HEVIK STONE
Bisogna saper osare, suvvia: e allora vado di total look denim. La realtà è che, anche nella vita giù dalla sella, dei jeans faccio fatica a fare a meno. Sulla comodità sono poco propenso a trattare, e in questo devo dire che i jeans da moto hanno fatto passi da gigante. Gli Hevik Stone si indossano come un pantalone da passeggio, vestono “morbidi” (e non granché aderenti) ma hanno una scorza più dura. Dentro, una fodera in fibra di rinforzo, imbottiture estraibili sui fianchi e protezioni alle ginocchia (estraibili) giocano in mia difesa nella malaugurata ipotesi di un incontro ravvicinato con l’asfalto. Un compromesso? Rispetto a un capo tecnico in senso stretto forse sì. Ma intanto non passo per il vacanziero delle Dolomiti appena sceso dalla funivia.
Prezzo: 139 euro

GUANTI HEVIK DAKOTA
Denim fino in fondo, fino alla punta delle dita, che trasudano un nonsoché di vita vissuta: l’effetto del jeans, sfilacciato nei punti giusti, qui è esistenziale oltre che modaiolo. E mi piace, perché sposa filosofia viaggiatrice e senza tempo della Bonneville. L’effetto scientemente vissuto è il bello di questi guanti Dakota, che appena tolti dalla confezione sembrano un contachilometri del polso con quegli inserti jeans sul palmo e sul mignolo, un po’ consumati. Che, di contro, quando si tratta di dare gas toglie un filo di sensibilità.
Il design, però, è veramente originale. Gli inserti in denim elasticizzato vanno dal polso alle dita, passando per le nocche protette da appositi “gusci” in policarbonato. Tuttavia, dove serve, il denim lascia spazio alla pelle, che rende più pratica la calzata e la regolazione del polsino (con linguetta di chiusura a velcro) e fa respirare le mani (nelle zone in cui è traforata). Il palmo, infine, si difende dall’asfalto con un’apposita imbottitura di rinforzo, ispessita nella parte dell’eminenza tenare. (Prezzo: 55,60 euro)

SCARPE TCX URBAN TREND X-STREET
Nella quotidiana lotta tra stile e sicurezza, sulla scarpa il motocilista rischia una Caporetto. O meglio, rischiava. Fino a qualche tempo fa ho visto passare scarpe da moto che sembravano uscite dall’armadio di Frankenstein – forse qualcuna è ancora in commercio: legnose da calzare e, come minimo, semplicemente inguardabili. Di contro, vengo dalla periferia e anni e anni di commuting mi hanno insegnato che, contro la pioggia e le strade invernali, serve un appoggio ben più sicuro di quello che offre una Clarks o una sneaker qualunque. Senza contare i carichi straordinari ai quali soggiacciono le caviglie quando ci si sposta nel traffico, dove l’equilibrio della moto è messo a dura prova. Insomma, andando in moto i piedi hanno bisogno di un sostegno, non soltanto di un caldo riparo.
Con le scarpe TCX Urban Trend X-Street sono finalmente giunto a un armistizio. Sotto lo stile da sneaker sportiva, peraltro vagamente vintage, e quindi perfetto per andare in Bonnie, c’è un arsenale pronto a respingere gli attacchi del maltempo, issato su una suola in gomma alta e robusta. Il segreto è la membrana wateerproof interna, ma è da tutta la struttura interna della scarpa che arriva un forte senso di protezione. Con i punti strategici del piede – tallone, punta e zona malleoli – efficacemente scudati da appositi rinforzi.
Prezzo: 139.99 euro

CASCO NOLAN N 21 LARIO
Il casco vintage, va da sé, è la ciliegina sulla torta. Ne esistono tanti e di tutti i tipi, ora più che mai da quando il vintage fa rima con moda. A me personalmente piacciono soprattutto quelli dalle grafiche sportive, che richiamano al motorsport di qualche decade fa. E pazienza se la bandiera a scacchi può sembrare una citazione banale: è un grande classico, che bene sta su un casco come il Nolan N21 Lario, oltre che sulla Bonneville. Oltretutto la grafica ricorda un po’ i caschi che si usavano una volta nell’automobilismo sportivo, altra mia passione.
Design a parte, l’N21 Lario è un casco pratico e molto fresco. L’imbottitura interna è leggera ma allo stesso tempo molto avvolgente, mentre a ossigenare il cervello provvedono tre aeratori frontali, funzionali e perfino stilosi. Rétro è anche la sagomatura della visiera omologata, che protegge dai raggi del sole e lascia spalancato l’intero campo visivo. Di contro, il Lario non è esattamente il casco ideale per affrontare lunghe sessioni d’autostrada. Salvo essere disposti a prendersela molto comoda e smaniare per la tintarella facciale.
Prezzo: da 189.99 euro


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