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Harley: la migliore del mondo


Avatar Redazionale , il 27/12/01

19 anni fa -

La rivista Forbes ha eletto la Casa di Milwaukee azienda dell'anno 2001. Un riconoscimento prestigioso che arriva nell'anno del compimento del primo secolo di vita della moto ideata da William Harley e Arthur Davidson. Una vecchietta più arzilla che mai.

Ebbene sì, dopo essere diventata un mito in tutto il mondo, dopo essere stata protagonista dei film più famosi, dopo aver motorizzato milioni di bikers, l’Harley Davidson diventa anche regina della finanza. La rivista Forbes (la voce più autorevole nel mondo degli affari che ogni anno stila classifiche di aziende buone e cattive) ha eletto la Casa di Milwaukee azienda dell’anno 2001. Il motivo? Semplice: mentre tutta l’economia arranca con l’acqua alla gola (e il mercato delle moto annaspa più degli altri) i signori di Milwaukee festeggiano una crescita delle vendite del 15 % (equivalente a 3,3 miliardi di dollari) e un aumento dei guadagni del 26%, pari a 465 milioni di dollari. Evidentemente la recessione non tocca questa macchina da soldi che si nasconde dietro al cognome di due ragazzi che 100 anni fa decisero di "mettere insieme" una motocicletta, del tutto ignari di aver creato quello che sarebbe diventato un mito in tutto il mondo.

Harley oggi non significa solo moto: il suo prestigioso marchio va a finire

anche su bottiglie di profumi, abbigliamento sportivo, gadget di ogni tipo. Un mondo a sé che può contare su 640.000 fedelissimi iscritti all’HOG (l’Harley Owners Group il club officiale degli Harleysti), su moto che sono inossidabili allo scorrere del tempo, su una capacità di offerta di accessori inarrivabile per qualsiasi altra moto, basti pensare che il catalogo accessori ufficiale ha 720 pagine…Lo sa bene Jeffrey Bleustein, amministratore delegato dell’Harley, uno degli artefici del ritrovato successo della casa di Milwaukee, che però sa anche che mantenersi su certi livelli è forse ancora più difficile che arrivarci. Non per niente alla riunione annuale degli impiegati dell’azienda ha espresso senza peli sulla lingua tutti i suoi timori dichiarando "compiacenza ed arroganza possono rovinare chiunque, noi dobbiamo pensare che dieci demoni infuocati ci rincorrano sempre e… correre più di loro".

Non male per un’azienda in grado di vendere 243.000 moto all’anno (il 26% negli Stati Uniti) e che, in un momento in cui tutti contano le perdite, ha

venduto tutto ciò che ha prodotto creando una richiesta superiore all’offerta. Al punto che in America i concessionari possono permettersi di fare una cresta anche di 4000 dollari sul prezzo di listino. Ma, in fondo, afferma la rivista Forbes, Bleustein non ha tutti i torti, il demone più insidioso che insegue l’Harley Davidson è quello dell’età. Non quella delle moto, ma quella media dell’acquirente tipo che, negli ultimi 10 anni, si è pericolosamente innalzata da 37 a 46 anni. Se non ci sarà un inversione di tendenza gli Harelysti saranno tutti in ospizio entro il 2020…

L’Harley in questo momento è al massimo, ma sta anche cominciando a perdere lentamente mercato perché la sua capacità di produzione non cresce alla stessa velocità della richiesta, una richiesta che provvedono a soddisfare i costruttori giapponesi offrendo uno stuolo di simil-Harley, affidabili, belle e, soprattutto, meno costose della moto americana.

Dove migliorare? Andando a cercare clienti che adesso non ci sono, magari tra quei giovani sportivi che l’Harley fino ad oggi non l’hanno nemmeno guardata, più interessati piuttosto a cavalcare una Ducati. Occorrono, quindi, moto nuove, diverse. Harley che siano capaci di creare una nuova generazione di harleysti, pronti all’acquisto della loro prima moto leggera ed economica, e occorre soprattutto strappare un po’ di motociclisti alla concorrenza. Per questo è nata la V-Rod, la prima di una nuova famiglia di Harley ad alte prestazioni, la moto che rompe definitivamente con una tradizione, mitica, centenaria, ma anche un

po’ stantia dell’H-D.

La V-Rod ha fatto gridare allo scandalo un sacco di harleysti
che probabilmente la ripudieranno come una moto troppo giapponese per essere Harley, ma allo stesso tempo invoglierà nuovi motociclisti ad avvicinarsi al marchio. Almeno così spera Bluestein, che nel progetto V-Rod ha investito una somma mai spesa per nessun altro progetto Harley (le cifre in realtà non sono mai state rivelate).

E poi le donne. Attualmente solo il 9% degli Harleysti è donna, una percentuale che a Milwaukee vogliono aumentare drasticamente.

Giovani e donne, il target è chiaro, e per avvicinarli al suo mondo la Casa che suo malgrado ha motorizzato le più famose gang di fuorilegge (Hells Angels in testa), ha lanciato negli States un’iniziativa che insegna ai neofiti a guidare utilizzando una Buell Blast (il marchio Buell appartiene a proprietà H-D), una moto leggera e facile con un motore monocilindrico raffreddato ad aria da 492 cc e 34 cv, peso 163 kg che in America costa solo 4,400 dollari.

Gli "studenti" imparano a guidare ma anche a riparare la moto nell’officina della concessionaria e a scegliere l’abbigliamento adatto (Harley naturalmente). Insomma, una vera e propria scuola guida a 360 gradi che dura 25 ore e

costa 250 dollari. Il programma ha interessato 42 dealers H-D di 23 Stati americani. Per l’Harley è stato un gran costo e ha fruttato poco in termini economici tuttavia a Milwaukee non mollano perché per loro questo è un investimento sul futuro, che visti i numeri, non è nemmeno troppo lontano. In un anno sono stati promossi 3800 Rookie (principianti) di cui il 45 percento donne. L’ottantasei percento degli "studenti" ha acquistato una moto, il 25% ha acquistato un’Harley o una Buell in meno di tre mesi dalla fine del corso.

Insomma, l’impegno è a tutto campo e non per modo di dire se è vero che la Harley Davidson, utilizza il metodo più semplice del mondo per capire cosa gli Harleysti vogliono da lei: niente ricerche di mercato o questionari, ma il parere espresso dagli impiegati H-D che possiedono e guidano una Harley (sono la metà). Tutti, Bleustein incluso, sono passati da un comune rivenditore per acquistarne una, giusto per vivere almeno un’esperienza da cliente. Centinaia di loro partecipano ai raduni sparsi per il mondo, e imparano. Imparano dai clienti che trasformano le moto nei modi più disparati. Vivere a stretto contatto con chi compra sembra essere il miglior modo per crescere. Forse qualcuno, qui da noi, farebbe bene ad andare in America, ad imparare come si fa...


Pubblicato da Stefano Cordara, 27/12/2001
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