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Herr Davidson: tutta la verità sulla V-Rod


Avatar Redazionale , il 10/10/01

20 anni fa -

Sorpresa. La Porsche svela tutti i retroscena sull'operazione V-Rod. Dentro il motore di serie più potente mai montato da una Harley Davidson c'è più Germania di quel che si pensi.

Le voci girano, anche se qualcuno non ci tiene molto. Durante la presentazione della V-Rod, i capoccia dell’Harley Davidson si sono sentiti tempestare di domande sul nuovo motore Revolution. Un motore che ha aperto una nuova era all’interno del mondo H-D. Ne riassumiamo in

breve le peculiarità. Bicilindrico a V di 60°, (e non più di 45 come da sempre lo sono i motori H-D), raffreddato a liquido, con distribuzione a catena e quattro valvole per cilindro. I numeri: 115 cavalli, oltre 220 km/h! Insomma, un motore che con la storia Harley non centra proprio niente. Non a caso la domanda più insistente rivolta agli uomini di Milwaukee era tesa a conoscere quanto e quale è stato il contributo di Porsche nella realizzazione di questo motore.

Laconica e secca la risposta: "il rapporto con i tedeschi è in essere da oltre vent’anni, e comunque questo motore è soprattutto americano, deriva dal VR1000 utilizzato nel campionato Superbike Usa" hanno tenuto a

sottolineare. Vero, tutto vero, anche se in realtà il motore della V-Rod è molto più Porsche di quel che gli americani vogliono far credere. La verità la rivela un articolo pubblicato da Christophorus, la rivista ufficiale Porsche da cui apprendiamo che "il nuovo motore è il risultato di una joint venture fondata dalle due aziende nel 1997" e che "il centro di ricerca e sviluppo di Weissach ha contribuito fortemente al risultato finale".

Che significa questo? Semplice, che il motore è stato disegnato, sviluppato e realizzato interamente in Germania da un team del Porsche Engineering Group composto da sei ingegneri e cresciuto, nei momenti cruciali dello sviluppo, fino ad arrivare a quota 25. Responsabile del progetto è stato Manfred Schűrmann e della produzione Klaus Fuoss. I test meccanici li ha diretti Johannes Weyandt mentre delle questioni riguardanti il veicolo nel suo complesso si è occupato Wolfgang Schnepf.

Sempre su Cristophorus si legge che "nel progetto la Porsche non ha solo coinvolto i tecnici ma anche vari esperti del reparto acquisto e produzione" Insomma, se ancora c’era qualche dubbio, a fugarlo ha provveduto la stessa Porsche con quest’articolo che spiega, oltre alla storia che ha contraddistinto il processo evolutivo del motore, anche le difficoltà progettuali che i tecnici hanno dovuto affrontare.

La posizione particolare del motore (montato molto in basso) ad esempio, ha imposto un attento studio della lubrificazione che per la prima volta su un’Harley è a carter umido. "La posizione bassa del motore rappresentava un handicap per una distribuzione sicura dell’olio lubrificante durante le accelerazioni decise" si dice nell’articolo, "bisognava quindi assicurare che la lubrificazione con coppa serbatoio funzionasse anche nelle manovre più estreme".

Dagli Stati Uniti, dunque, arrivavano precise richieste sui cui gli uomini di Weissach dovevano lavorare.

La più bizzarra? Il motore della V-Rod deve resistere acceso al minimo senza surriscaldarsi per un’ora e mezza a una temperatura esterna di 40 gradi. Il perché è presto spiegato: ogni Harleysta che si rispetti partecipa ai raduni, e ai raduni ci si mette in mostra, si sfila, si sta fermi per un sacco di tempo con il motore acceso. Un’altra ha puntato l’attenzione sugli usi e costumi dei nuovi clienti a cui si rivolge la V-Rod, biker che apprezzano la guida molto rilassata, ma che non vogliono rinunciare a una buona dose di potenza durante la fase di partenza, contrariamente a quanto avviene nel Vecchio Continente, dove conta di più la velocità massima.

Insomma, non è stato solo un passaggio di know how, possiamo dire che il motore della V-Rod è "quasi" Porsche a tutti gli effetti; la Casa tedesca non solo lo ha realizzato ma ne sta controllando l’industrializzazione poiché su Cristophorus si legge che "il cordone ombelicale verrà tagliato solo quando la produzione in serie si sarà stabilizzata".

Nella V-Rod quindi batte un cuore tedesco ma non affannatevi a cercare il logo della cavallina di Stoccarda, non lo troverete mai, con buona pace di chi è un accanito sostenitore del made in Usa...


Pubblicato da Stefano Cordara, 10/10/2001
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