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Il Calabrone Italiano


Avatar Redazionale , il 20/12/01

19 anni fa -

La Honda Hornet diventa tricolore: sarà infatti costruita soltanto ad Atessa, in provincia di Chieti. Allo stabilimento italiano l'onore e l'onere di essere il primo a costruire una Honda quattro cilindri fuori del Giappone.

Con questo "trapianto" cessa definitivamente la produzione giapponese della Hornet, questo significa che Atessa esporterà le Hornet anche là dove sono state progettate... suona strano ma è proprio così. E se in un futuro non troppo lontano su alcuni modelli Honda troverete la bandierina tricolore con scritto made in Italy non stupitevi troppo. Ormai sono

davvero tanti i modelli dell’ala dorata che vengono costruiti ad Atessa, un'avventura cominciata nel 1976 con la CB 125. Fino ad oggi, infatti, la produzione italiana verteva soprattutto su scooter e moto di piccola cilindrata con la sola eccezione della Dominator 650 (Sono italiani anche Lo Sky, L’X8R, L’SH, L’@, Il Pantheon, Il Foresight, il Jazz, la NSR 125R e la CB 500). Da qualche giorno, invece, c’è una nuova giapponese con passaporto italiano: la Hornet 600. Per la Honda Italia è un traguardo importante, perché la Hornet è la prima Honda a quattro cilindri ad essere prodotta fuori del Giappone. Una sorta di "premio produzione" ad un’azienda che in 25 anni ha dimostrato con i fatti di essere all’altezza del nome che porta. Tutti sanno, infatti, quali standard qualitativi ci si aspetta da una moto giapponese, da una Honda in particolare. Al cliente, al momento dell’acquisto, importa poco sapere dove sia stata costruita la sua moto, lui compra una Honda e tanto basta, e sulla qualità non transige. "La Hornet rappresenta un ulteriore salto di qualità, un vanto per l’azienda ma anche un impegno ancora maggiore" ci ha detto Silvio di Lorenzo (vice presidente della Honda Italia) "perché la Hornet è una moto di categoria superiore sulla quale dovremo essere ancora più attenti".

Lo stabilimento d’Atessa occupa oggi 140 mila metri quadrati e impiega 850 dipendenti con una capacità produttiva di oltre 110.000 veicoli: uno degli avamposti più importanti della casa di Tokio. Le tre linee di produzione Moto, maxi scooter e scooter hanno dalla loro una grande elasticità, potendo adeguarsi molto rapidamente alle richieste di mercato. Un 

rapido giro all’interno dell’azienda è sufficiente per capire che di giapponese ci sarà anche poco, ma qui non si lascia ugualmente nulla al caso: i controlli sono davvero severi e spesso (per non dire sempre) eseguiti sul 100 % della produzione (le saldature ad esempio sono controllate una ad una).

La forza della Honda Italia sta anche in una parola: "localizzazione" che significa avvicinare il più possibile allo stabilimento la produzione di ogni particolare. Non tutto è costruito internamente, ma anche quando ci sono fornitori esterni questi si trovano tutti nel raggio di una cinquantina di chilometri. Poca distanza significa soprattutto pochi problemi con i trasporti e costi minori, oltre che la possibilità di avere un miglior controllo sulla produzione.


La Hornet diventa dunque un po’ più italiana e non è un caso che sia stato scelto proprio il Bel Paese come nuovo nido per il Calabrone Honda. La Hornet vende,  fortissimo in tutta Europa ma qui da noi è un vero e proprio fenomeno commerciale che nel 2001 ha battuto tutti i record di vendita (con circa 11 mila esemplari in un anno è di gran lunga la moto più venduta). Costruire dove c’è la richiesta è sempre molto remunerativo.Italiana, la Hornet lo è non solo perché assemblata ad Atessa ma, soprattutto, perché il 65 percento di questa moto arriva da fornitori italiani, una percentuale che è destinata ad aumentare in futuro. Per ora arrivano ancora da lontano il semilavorato del telaio (Filippine), l’impianto frenante (Giappone per pompa e pinze, Taiwan per i dischi), il forcellone. Solo il motore arriva direttamente dalla Casa madre (mentre quelli degli scooter e quelli per rasaerba vengono realizzati in loco). La capacità produttiva prevista è di 180 moto al giorno e nel 2002 verranno costruiti almeno 18.000 Calabroni, pronti a pungere in tutto il mondo.
Pubblicato da Stefano Cordara, 20/12/2001
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