Autore:
Massimo Grassi

TUTTO REGOLARE Ho 36 anni e in tutto questo tempo non mi era mai capitato di partecipare a una gara di regolarità. Uso il passato perché questa grave macchia nel mio cv di uomo di auto è stata tolta. Non ho vinto, ma questo è un altro paio di maniche (e non posso nemmeno appellarmi a poteri forti a me contrari o altro). Da Roma mi son diretto verso Bologna, destinazione Motor Show, con una smart fortwo per la 300Miglia, ovvero una piccola 1000Miglia Made in smart che mi ha portato tra le strade della corsa più bella del mondo.

PRONTI, VIA Sono le 11.30 e l'immenso orologio sul tavolo al mio fianco segna l'inesorabile scorrere del tempo. Il ragazzo che sta fuori dalla mia smart fortwo mi da un foglio e lo passo al mio navigatore.  Sono nervoso? Non lo so. Non sono tranquillissimo. Ho 50 minuti esatti per arrivare alla prima tappa. Via. L'autunno romano mi guarda partire per la mia prima gara di regolarità. In palio la gloria, mentre i miei colleghi in redazione già preparano sfottò in caso di (prevedibile) sconfitta.

CHI HA TEMPO NON ASPETTI TEMPO Per fortuna inizio io a guidare mentre il roadbook è in mano al mio compagno di viaggio. Che di navigatori satellitari iper tecnologici per oggi ne facciamo a meno. Dico “per fortuna” perché il mio senso dell’orientamento e la mia capacità di leggere le istruzioni di guida sono praticamente pari a zero. La smart fortwo si divincola come un’anguilla nel traffico romano e arriviamo in autostrada senza particolari affanni. A 130 km/h la smartina fila via liscia come l’olio e solo qualche lieve fruscio aerodinamico entra in abitacolo. Poi, finalmente, abbandoniamo l’autostrada e ci immergiamo nelle bellezze che ogni anno vengono attraversate dalle vecchiette della MilleMiglia.

LA GRANDE BELLEZZA Alla prima sosta spacchiamo il secondo e siamo in perfetto orario. Il regolamento ci impone una pausa pranzo di 40 minuti e, con ancora il cinghiale in umido in bocca, arriviamo al via pronti per la seconda tappa. Direzione Val d’Orcia, uno dei luoghi più affascinanti d’Italia. Qui, tra sali-scendi, stradine strette, verdi colline e borghi abbarbicati su dolci alture, riesco a non combinare troppi casini leggendo il roadbook e arriviamo a destinazione con precisione svizzera. La smart fortwo si comporta bene e, con tutti i limiti del caso, regala anche piacevoli sensazioni. Tra le curve di Umbria e Toscana si apprezzano la trazione posteriore e le forme compatte, mentre il cambio doppia frizione digerisce in un amen i cambi di marcia. Davanti a noi, a fare da apripista, c’è una Mercedes C 63 AMG S Coupé e nonostante abbia cavalleria da vendere, forse fatica un po’ più di noi in quelle tortuose strade.

SLALOM SPECIALE Altra tappa raggiunta e prima di ripartire siamo chiamati a superare una prova a cronometro facendo uno slalom tra birilli messi troppo vicini uno all’altro. Però il “troppo” sarebbe per un’auto comune: la smart fortwo quasi danza tra gli ostacoli, grazie al raggio di sterzata da record. Poi via, verso la nuova tappa.

CHILOMETRO DOPO CHILOMETRO Le 300 Miglia (ovvero 482,803 km) passano e arriviamo a Bologna, non prima di aver fatto tappa alla stazione di servizio. La smart fortwo ha dimensioni ridotte e il serbatoio non offre una capacità da record. Arriviamo al cronometro in tempo per non prendere alcuna penalità. Purtroppo però ciò non è bastato e alla fine non siamo saliti nemmeno sul podio. Le ossa però me le sono fatte: ormai a curriculum posso riempire la voce “gara di regolarità”.

LA SMART DELLO CHEF Arrivati al MotorShow ecco arrivare una sorpresa: la smart forfood, una show car realizzata dalla Casa tedesca assieme a Davide Oldani. Nel bagagliaio trovano posto due fornelli a induzione, stoviglie per due e macchina del caffè firmata Lavazza. In smart la chiamano “il primo ristorante stellato su ruote”. Magari la prossima 300 Miglia la facciamo con lei così, in caso di clamorosi errori di strada, non rischieremo di patire la fame.

 


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