Autore:
Lorenzo Centenari

ABBASSO I PEDAGGI Arriva l'estate, arriva insieme ad essa la riforma dei pedaggi autostradali. Niente panico, perché (per il momento) niente aumenti. Anzi. Le novità approvate dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti avvantaggiano semmai gli utenti stessi delle arterie a pagamento: il meccanismo di calcolo delle tariffe sarà infatti ora basato su parametri come efficienza e investimenti da parte dei concessionari. E in caso di fallimento del target, il costo a tratta potrebbe persino diminuire. Difficile da credere, visto il trend degli ultimi decenni. Eppure è proprio così. Giugno 2019 data spartiacque?

BONUS-MALUS Il nuovo sistema individuato dall’Autority si fonda sul cosiddetto medoto "price-cap" con determinazione dell'indicatore di produttività a cadenza quinquennale, modello già applicato per alcune concessioni autostradali scadute e da riaffidare, come la A22 Autobrennero e la A4 Autovie Venete. Obiettivo, quello di raggiungere una maggiore efficienza dei costi operativi e stabilire le tariffe in base a parametri di “performance”. Ma la componente chiave dei pedaggi sarà quella calcolata sui costi per gli investimenti: l’Autorità riconoscerà una remunerazione sul capitale investito pari al 7,09%, mentre per le opere già “cantierate” continuerà ad essere applicato il TIR (tasso interno di rendimento) previsto dal sistema tariffario previgente. Saranno disposte verifiche annuali sull’effettiva realizzazione degli investimenti stessi, con possibilità (ecco il punto) di diminuzioni del pedaggio in caso di mancato rispetto dei programmi.

CHI RIDE, CHI PIANGE La decisione dell’Autority incontra naturalmente il favore delle associazioni dei consumatori: "Ora le concessionarie - sostiene il Codacons - non potranno più inserire voci improprie per giustificare gli aumenti tariffari". Per contro, l'Aiscat (associazione delle società concessionarie) lamenta l'introduzione di una modifica su base unilaterale: "Una procedura che viola i più basilari principi giuridici della certezza dei contratti e delle regole stabiliti sia a livello comunitario, sia nazionale". Secca la replica del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: "Se Aiscat attacca, significa che siamo sulla strada giusta. Non si tratta di bloccare chi fa davvero gli investimenti e merita il giusto profitto, ma di non ingrassare più chi gli investimenti li promette senza farli". D'ora in poi, al casello, teniamo d'occhio la cifra sul display: non si sa mai di una gradita sorpresa.


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