Autore:
Marco Congiu

PAROLE FORTI Un milione di auto elettriche in grado di circolare per le strade italiane entro il 2022. Se fosse una promessa o una boutade da campagna elettorale, questa affermazione lascerebbe un po' il tempo che trova. Dato però che a pronunciare queste parole è stato il neoministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, le forze in gioco cambiano e non poco. Quanto detto è inserito nell'accordo di Governo che il Movimento 5 Stelle ha con la Lega di Matteo Salvini, ma in appena 5 anni l'idea di Di Maio sembra difficilmente realizzabile. Vediamo perché.

NUMERI ALLA MANO Allo stato attuale l'Italia è l'ultimo mercato europeo per automobili elettriche circolanti sul territorio. La proposta di Di Maio, se mai dovesse essere realizzata, porterebbe un'impennata mostruosa in termini di vendite, lanciando il nostro paese in cima alle classifiche europee di settore scavalcando la Norvegia, attuale leader.

COSì NEL 2017 Lo scorso anno in Italia sono state immatricolate 2.600 auto elettriche a fronte di quasi 2 milioni di unità immatricolate, pari allo 0,13% del totale. Tra queste contiamo circa 4.800 ibride: numeri che, nonostante siano in forte crescita, sono ancora ben lontani dalle aspettative di Di Maio.

PROSPETTIVE «Se si vogliono un milione di auto elettriche sulle strade italiane nei prossimi cinque anni, bisogna iniziare anche qui da noi con la ricca serie di incentivi che troviamo in Norvegia. Anche offrendo 10.000 euro di incentivi pro capite come in Francia – che vuol dire circa 10 miliardi di investimento da parte del Governo – sarebbe impossibile raggiungere obiettivi simili in così poco tempo.» commenta Gian Primo Quagliano, responsabile del Centro Studi Promotor.

COSA FANNO GLI ALTRI In Norvegia, nazione leader europea per la vendita di auto elettriche, i cittadini possono contare su un'ampia serie di sgravi fiscali se decidono di acquistare un veicolo ad emissioni zero, come ad esempio i passaggi gratis sui traghetti, oltre ad incentivi di almeno 9.000 euro sull'acquisto di una Volkswagen Golf elettrica o di 7.000 euro su una VW Up!. La Francia – che più prudentemente si è posta come obiettivo le 150.000 elettriche entro il 2022 – propone 10.000 euro di incentivi sull'acquisto delle auto elettriche.

IMPOSSIBILE DA SOLI Un ostacolo serio alla diffusione delle automobili elettriche è rappresentato da un'assenza della delle colonnine di ricarica per questi veicoli, fattore che paradossalmente rappresenta la prima discriminante per una capillare diffusione. Secondo una ricerca BNEF, l'Italia è fanalino di coda anche in questa classifica e contribuisce ad abbattere sensibilmente la media europea presa in considerazione. L'Enel potrebbe giocare un ruolo chiave, anche per via della neonata Enel X, la divisione che si occuperà della diffusione delle colonnine di ricarica veloce. Ma per fare ciò serviranno investimenti dai 100 ai 300 milioni di euro per installare circa 14.000 colonnine.

ALTRE VIE Milano e Roma bloccheranno gradualmente gli ingressi alle auto Diesel dalle loro città entro il 2024, due anni dopo la fine del piano di Di Maio per la diffusione delle auto elettriche. Va detto, poi, che l'Italia è il mercato di riferimento del Vecchio Continente per la vendita di auto mosse da combustibili alternativi, GPL e metano su tutti con 230.000 immatricolazioni nel solo 2017.

COSA ASPETTARSI Il post su Facebook di Luigi Di Maio è chiaro: si vuole arrivare ad un milione di elettriche circolanti in Italia da qui a 5 anni. Il risultato tuttavia è dannatamente incerto: senza incentivi forti ed una rete capillare, la promessa del leader del Movimento 5 Stelle sarà irricevibile dalle masse e rimarrà una delle tante promesse fatte dai politici negli ultimi anni.


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