CORONAVIRUS FASE 2: LA PROPOSTA DRIVER BUBBLE
Quella che arriva dalla Nuova Zelanda potrebbe essere un'interessante soluzione per il trasporto pubblico nella fase 2. Grande lungimiranza quella che ha mosso la RVE di Auckland (che si occupa di personalizzazioni auto), se si pensa che lo stato dell'Oceania conta neanche 5 milioni di abitanti e appena una ventina di casi di Coronavirus. Poco importa, la Driver Bubble (bolla del guidatore) - si chiama così - è un sistema che isolerà l'autista, garantendo l'incolumità sua e dell'occupante che viaggia con lui. Vediamo come funziona.
LA DRIVER BUBBLE
La bolla è realizzata in PVC trasparente, garantiscono sia facile da pulire e si adatti a qualunque tipo di auto: ci sono modelli per citycar, SUV o veicoli commerciali. Prezzo? Circa 400 euro. Si compra online e viene spedita in tutto il mondo. Una soluzione decisamente più professionale rispetto ai sistemi fai da te, tra plexiglass e nastro adesivo, visti su alcuni taxi cinesi. La Driver Bubble si fissa al poggiatesta, garantendo così il corretto funzionamento degli airbag in caso di incidente.
BUSINESS DA CORONAVIRUS?
Una soluzione decisamente interessante - dicevamo - per autisti di taxi, Uber o NCC, mettendo al riparo la sicurezza dell'autista e del passeggero trasportato. Mentre vi scriviamo, però, già esiste un sito con marchio registrato Driver Bubbleche fa capo ad un'Azienda di Amsterdam, in Olanda, guarda caso registrato nel 2020. Come a dire che, anche se dall'altro capo del mondo si sono reinventati con intelligenza senza - tutto sommato - averne particolarmente bisogno, pare non sarà necessario guardare qualche continente più in là, per trovare una ''bolla''. Anzi, visto il potenziale business, forse dovremo abituarci all'idea di veder fiorire nuove aziende di bubble anche da noi.
L’ultimo arrivato nella redazione è toscano, di Firenze. Sin dai primi anni di vita affascinato dalle quattro ruote, col passare degli anni si è poi avvicinato alle due, dalle quali è rimasto folgorato. Dall’infanzia sogna di diventare pilota (prima di F1 poi di MotoGP) ma il sogno rimane nel cassetto, anche perché in famiglia pare sia l’unico con la benzina nelle vene. Finito il liceo tutto appare chiaro: “Voglio diventare un tester”. All’università studia Media e Giornalismo e si laurea con una tesi sulla rivista Motociclismo, iniziando poco dopo a collaborare col giornale. Negli anni ha frequentato quanti più corsi di guida per imparare a guidare le moto, finché nel 2019 è diventato lui stesso Istruttore di Tecniche di Guida Motociclistica della F.M.I. Ah, dimenticavamo: pare stia cercando moglie…







