AL VOLANTE Se dovessimo approcciare l'argomento come nella celebre scena del film Johnny Stecchino (vedi immagine di copertina), inizieremmo proprio esclamando come la maggiore tra le piaghe automobilistiche dei nostri tempi sia... il traffico! Ma si sa, per quanto di auto per le strade ce ne siano tante, il vero problemi ai giorni nostri è rappresentato semmai dal cellulare. L'uso dello smartphone alla guida causa numerosi incidenti - si stimano, negli USA, 700 feriti al giorno -, ma nonostante sia vietato dalla legge, niente sembra capace di interrompere il trend. Niente, tranne - forse - una risorsa: la passione degli umani per il gioco. Cioè?

IL GIOCO A PUNTI Per disincentivare l'uso improprio dello smartphone alla guida, qualcuno ha così pensato a un gioco a punti. Chiamasi gamification - in italiano ''ludicizzazione'' -, ossia l'utilizzo di elementi che provengono dal mondo dei giochi, ma con fini ben più... seri. La startup Sygic rilascerà un'app per Android Auto:il guidatore accumulerà punti, come in un gioco, ogniqualvolta non utilizzerà il telefono mentre è al volante. Il punteggio, oltre a rinforzare la propria idea di sé come di un automobilista virtuoso, trasmetterà una motivazione via via crescente: una volta rotto il ghiaccio e raggiunta una soglia critica di punti, il driver sarà ancor più motivato a conservarli, lasciando il cellulare al proprio posto. O almeno, questo è ciò che Sygic si augura.
CASE HISTORY Un banco di prova è la Slovacchia, Paese dove i risultati ottenuti pare siano incoraggianti: tre mesi dopo il lancio del gioco, il numero di interazioni telefoniche durante la guida è diminuito del 50%, mentre il punteggio complessivo è aumentato del 5%. Un gioco per convincere uomini e donne a stare lontano da un gioco, ma per ricordare che la guida un gioco non lo è.
L’ultimo arrivato nella redazione è toscano, di Firenze. Sin dai primi anni di vita affascinato dalle quattro ruote, col passare degli anni si è poi avvicinato alle due, dalle quali è rimasto folgorato. Dall’infanzia sogna di diventare pilota (prima di F1 poi di MotoGP) ma il sogno rimane nel cassetto, anche perché in famiglia pare sia l’unico con la benzina nelle vene. Finito il liceo tutto appare chiaro: “Voglio diventare un tester”. All’università studia Media e Giornalismo e si laurea con una tesi sulla rivista Motociclismo, iniziando poco dopo a collaborare col giornale. Negli anni ha frequentato quanti più corsi di guida per imparare a guidare le moto, finché nel 2019 è diventato lui stesso Istruttore di Tecniche di Guida Motociclistica della F.M.I. Ah, dimenticavamo: pare stia cercando moglie…



