Autore:
Lorenzo Centenari

TUTOR OUT E adesso, che accadrà? Niente, nella più probabile delle ipotesi. Niente, almeno, dalla prospettiva di tutti quegli automobilisti che quotidianamente o saltuariamente imboccano l'autostrada. Il Tutor continuerà a mietere "vittime", soltanto i dispositivi saranno avvicendati da altri nuovi, che non facciano più discutere. Già, perché è notizia di oggi che la Corte d'Appello di Roma, dopo una causa durata 12 anni, ha condannato Autostrade per l'Italia a rimuovere tutti i Tutor installati lungo la rete di propria competenza. Alla radice, la violazione di un brevetto. 

LA SENTENZA Per i giudici romani, il sistema di sorveglianza autostradale della velocità media dei veicoli, nome proprio Safety Tutor, rappresenta la contraffazione di un brevetto del quale sarebbe invece titolare una piccola azienda di Greve in Chianti, la Craft. Alla luce di ciò, Autostrade ha d'ora in avanti l'obbligo di astenersi dal fabbricare, commercializzare e utilizzare il sistema stesso. Oltre a riconoscere alla Craft, per ogni giorno di ritardo, una sanzione civile che ammonta a 500 euro. Nessun indennizzo diretto: Craft non avrebbe subito alcun danno economico.

NULLA CAMBIA Immediata la replica di Autostrade: il Tutor non verrà rimosso dalla rete, sarà semmai sostituito entro tre settimane con un nuovo sistema diverso da quello attuale. La società ha inoltre comunicato la propria intenzione di impugnare la sentenza della Corte d'Appello e di ricorrere in Cassazione. Tuttavia, specificano da Autostrade per l'Italia, "per evitare che vengano annullati i benefici del Tutor, che ha ridotto del 70% il numero di morti sulla rete, la società si farà carico della sanzione pecuniaria prevista per mantenere attivo il sistema attuale fino alla sostituzione integrale degli apparati".


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