Autore:
Marco Congiu

UNA PROMESSA È UNA PROMESSA Recitava così il titolo di un film di qualche anno fa con protagonista Arnold Schwarzenegger. Tra i tanti impegni che si possono leggere nel contratto di governo siglato tra il leader della Lega Matteo Salvini ed il suo parigrado M5S Luigi Di Maio, ne leggiamo uno che sta a cuore a tutti gli automobilisti: l'eliminazione delle accise sui carburanti. E sembra che, dopo i primi 100 giorni di adattamento, il Governo del Cambiamento si stia muovendo in questa direzione. Vediamo nello specifico come potrà essere rispettato questo impegno.

LA FRASE «Cancelleremo le accise più datate» si legge nero su bianco nel contratto di governo. Ma cosa vuol dire, a conti fatti? A onor del vero, da più parti si fa riferimento alle famose accise sulla Guerra in Etiopia del 1935, alla Crisi di Suez del 1956, al disastro del Vajont del 1963 e molte altre, dimenticandosi però che nel 1993 tutte queste accise antistoriche vennero eliminate e sostituite da un'aliquota unificata. Quindi?

QUARANT'ANNI Se venissero eliminate dall'oggi al domani tutte le accise antecedenti al 1980, si avrebbe un risparmio alla pompa di circa 0.138 euro al litro. A fronte dell'ultima rilevazione dei prezzi dei distributori del Ministero dello Sviluppo che comunicava cifra di 1,629 euro/l per la verde e di 1,507 euro/l per il gasolio, il risparmio sarebbe dell'8,5% e del 9,2%. Però attenzione, dalle accise derivano importanti entrate per lo Stato, sicuramente non compensabili dall'abolizione dei vitalizi, calcolati in 40 milioni l'anno.

MILIARDI IN GIOCO Nel 2017 lo Stato ha intascato 32,4 miliardi di euro di gettito derivante dai carburanti. Per semplicità di calcolo, andando ad eliminare il 10% delle entrate dovute all'abolizione delle accise antecedenti al 1980, il Governo si ritroverebbe con 3,24 miliardi di euro in meno da poter gestire in fase di bilancio. Soldi che in qualche modo andrebbero trovati adoperando tagli o alzando altre tasse.   


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