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MINIbiography Seconda Serie


Avatar di Luca Cereda , il 18/05/09

12 anni fa - Da settembre 2001 a oggi, il nuovo corso della Mini passa attraverso la libertà di personalizzazione e qualche operazione-vintage, come la ri-edizione della Clubman. Ci sono poi le prime volte col motore diesel e con la capotte, fino ad arrivare alla Mini

Da settembre 2001 a oggi, il nuovo corso della Mini passa attraverso la libertà di personalizzazione e qualche operazione-vintage, come la ri-edizione della Clubman. Ci sono poi le prime volte col motore diesel e con la capotte, fino ad arrivare alla Mini più economica.

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Settembre 2001
A un anno dalla primissima apparizione al Mondial de l'Automobile di Parigi, la nuova Mini arriva finalmente nelle concessionarie. Lunga 40 cm in più dell'originale, più larga per offrire 4 posti consoni alle esigenze moderne, ne ripropone però fedelmente le proporzioni e gli stilemi caratteristici: fari tondi, calandra tipica, maniglie arrotondate, tetto e specchi. La versione base, denominata One, con motore da 1.6 da 90 cavalli progettato in tandem da Bmw e Chrysler, viene , messa sul mercato assieme alla gemella Cooper, più brillante grazie ai 115 ronzini stipati sotto il cofano.

Giugno 2002
Con l'estate ecco anche la versione più "pepata”, la Mini Cooper S, attesa dagli appassionati per unire al bello il dilettevole. Nel 1.6 della tedesco ci sono ora ben 163 cavalli capaci di farla galoppare fino a 218 km/h, dopo che la lancetta del contachilometri ha toccato i 100 in soli 7,4 secondi. La Cooper S aggiorna anche l'estetica della nuova Mini: un'inedita presa d'aria sul cofano motore, una coppia di terminali di scarico cromati, coperchi dei radiatori a nido d'ape, fascioni laterali neri e lo spoiler sul tetto; e ancora: cerchi in lega da 16”, frecce laterali bianche, il coperchio del serbatoio cromato e un paraurti in tinta con la carrozzeria per la versione più spinta (e più cara) di una gamma che comincia ad allargarsi.

Marzo 2003
C'è sempre una prima volta, nella vita. Per la Mini, coincide con il Salone di Ginevra del 2003, quando alzando il cofano motore è apparso un inedito motore a gasolio sviluppato in collaborazione con Toyota, un 1.4 da 75 cavalli dai consumi dichiarati di 20 km al litro. E' una frattura col passato, la Mini D, e con la sua tradizione benzinara. L'evento ha fatto gridare al sacrilegio qualche adepto integralista, ma ribadisce la volontà della Mini di essere al passo coi tempi a dispetto dello stile rétro. A tal proposito, la Mini diesel accompagna la nuova motorizzazione con ritocchi alle prese d'aria (più grandi per raffreddare l'intercooler) e allo spoiler anteriore e monta gli stessi fascioni laterali della Cooper S.

Marzo 2003
Da un estremo all'altro. Dopo la versione diesel più parsimoniosa, nello stesso anno debutta la Mini più corsaiola, potenziata da un kit dedicato allo storico preparatore di Mini, John Cooper, e allestito dal figlio, Mike. Trattasi in realtà di due kit, collaudati, omologati e garantiti dalla Casa, destinati alle varianti Cooper e Cooper S, sulle quali è stato fatto un lavoro profondo: oltre ad un ritocco del software di gestione del motore, per entrambe le versioni il kit porta la testata modificata con una compressione più alta, un'elettronica del motore ottimizzata, uno speciale filtro d'aria e un nuovo scarico posteriore. La MINI Cooper JCW (John Cooper Works) arriva così a erogare 126 CV (93 kW) a 5.750 giri e 155 Nm a 4.700 giri, per 204 km/h e lo 0-100 km/h in 8,9 secondi. Più entusiasmanti ancora sono le prestazioni della Mini Cooper S, che grazie ai Cooper Works diventa un peperino da 200 CV (147 kW) a 6.950 giri e 240 Nm di coppia disponibile a 4.000 giri per 226 km/h, capace di contenere lo 0-100 km/h in 6,7 secondi e di un'accelerazione da 80 a 120 km/h in 5,6 secondi.

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Settembre 2003
L'autunno 2003 è il momento del primo refresh per la nuova Mini, che nel frattempo si sta consacrando come auto di tendenza. Squadra che vince non si cambia (molto), ed allora nessun intervento sull'estetica (se non un turnover nella tavolozza delle verniciature e nuovi colori per gli interni), ma ecco servita una più ricca dotazione di sistemi di sicurezza di serie.

Marzo 2004
Fine inverno 2004. Di lì a poco, nello stabilimento di Oxford, avrebbero cominciato ad uscire dalla catena di montaggio senza il tetto, esattamente uguali al modello presentato in anteprima al Salone di Ginevra 2004. La Mini diventa anche Cabrio e sfoggia una capotte che può aprirsi anche solo a metà, lasciando scoperti, di fatto, solo gli occupanti anteriori. Realizzata sulla base della One e della Cooper, si differenzia per piccoli dettagli. Al bagagliaio, ad esempio, si accede aprendo una ribaltina incernierata in basso, e andando oltre si intravedono due robusti rollbar preposti a proteggere chi siede dietro in caso di ribaltamento. Nell'abitacolo, invece, il tachimetro passa a fianco del contagiri avvicinandosi a un volante che adesso ingloba più funzioni. Tre, in totale, le diverse cavallerie del motore 1.6 benzina: da 90 (Cabrio One), 115 (Cabrio Cooper) e 170 (Cabrio Cooper S).

Estate 2004
Di model year in model year, le modifiche a fior di pelle sono impercettibili all'occhio distratto, ma non a quello degli adepti Mini. Nel my 2005 compaiono luci ridisegnate ex-novo all'interno che ospitano gli spot della retromarcia e nuove lenti per i fari anteriori; viene poi ridisegnato il paraurti, sia anteriore sia posteriore, cambiano faccia il cambio, il portamonete e il profilo dei sedili. Diventano dieci, comprese quelle inedite, le colorazioni eleggibili.

Novembre 2006
Con il lancio fissato nel giorno (18 novembre) del centenario della nascita di Alec Issigonis, padre della prima Mini, la nuova Mini compie il primo salto generazionale. Senza stravolgere la propria immagine, si rinnova fuori, dentro e sottopelle. Sul frontale spunta un nasone (effetto della normativa sulla protezione dei pedoni) che lo allunga di tre centimetri e fa da mediana a due fari più alti di prima e allungati all'indietro; in generale, piccoli accorgimenti le danno nell'insieme un'aria più importante e moderna. Lo stile interno si caratterizza per una plancia semplice ed elegante, una consolle più stretta per liberare spazio alle gambe del pilota e qualche opzione in più di personalizzazione. Ma la vera novità sta nella nuova gamma di motori in alluminio progettati in collaborazione con PSA. Per la Cooper S arriva un 1.6 da 175 cavalli e 240Nm di coppia massima tra 1600 e 5000 giri ( 0-100 km/h in 7,1 secondi e 225 km/h di velocità max). Sulla Cooper (e basta), invece, il 1.6 eroga ora 120 cavalli, con 160 Nm a 4250 giri. Subito dopo, all'inizio del 2007, verrà sdoganata anche la One con il motore a benzina millequattro da 95 cavalli e, a seguire, la Cooper D con il nuovo turbodiesel 1.6 in alluminio da 110 cavalli.

Novembre 2007
Sia nella prima sia nella seconda generazione, la Mini moderna ha sempre proposto, tra le due file di sedili, uno spazio un po' claustrofobico per le gambe dei passeggeri posteriori. Per questo i tedeschi hanno deciso di produrre una sorta di modello wagon, allungato di 24 cm, con uno sbalzo posteriore più prominente, un tetto a coppola e il doppio portello posteriore, chiamandola Clubman in ossequio al vecchio modello omonimo cui è ispirata. Lanciata a un prezzo di 1000 o 2000 euro superiore alla versione tre porte, vanta un bagagliaio più generoso di cento litri (260 in tutto) e un posto aggiuntivo (è omologata per cinque) nel salottino posteriore. E sotto il cofano ospita tre motori già collaudati dalla Mini tre porte di seconda generazione: Cooper, con il 1.6 da 120cv cavalli; Cooper S, con il 1.6 turbo twin scroll da 175 cavalli; e Cooper D, con il nuovo turbodiesel 1.6 in alluminio da 110 cavalli.

Aprile 2008
Il successo della Mini passa anche dal culto della personalizzazione che ha saputo coltivare nel tempo presso la sua clientela, differenziandosi da tutte le altre concorrenti. Così si spiega il segreto di un'auto che continua a vendere pur rimanendo sempre la stessa, e così si giustifica l'idea di lanciare due versioni strutturalmente identiche alla Mini One ma con alcune personalizzazioni già impacchettate. Allora, bonnet stripes, fari cromati supplementari e un decor a scacchi posto al fianco degli indicatori di direzione diventano di serie sulla Mini "Trigger”, insieme a spoiler e tubo di scarico cromati. Con l'altra new entry, la Mini Abbey Road, vengono invece proposte varianti di colore più ricercate, le calotte degli specchietti cromate e una versione in scala ridotta dell'Union Jack affiancata agli indicatori di direzione. Debuttano sulle nuove versioni anche l'interfaccia per l'i-Pod nel portaguanti, un volante a tre razze più sportivo con comandi audio e l'indicatore di cambiata.

Gennaio 2009
Gennaio 2009, salone di Detroit. Per la Cabrio, è giunta l'ora di un ricambio generazionale all'insegna di una nuova capotte, un nuovo rollbar e una coda ridisegnata. Lo spazio di carico del bagagliaio aumenta abbastanza da garantire il necessaire per un week end a una coppietta e nel cruscotto appare uno strumento bizzarro accanto al contagiri denominato Always Open Timer. Serve a contare le ore di viaggio a capotte aperta, ma è fondamentalmente un vezzo; contrariamente ai nuovi motori 1.6 turbo Twin Scroll da 120 (Cooper Cabrio) e da 175 cavalli (Cooper S Cabrio) che, abbinati a un cambio manuale a sei marce o a un automatico a sei rapporti, aumentano l'effetto "phon” alla guida.

Marzo 2009
Il 2009 entra nel vivo e la crisi economica mondiale picchia sempre più duro. In Europa, Mini lancia due versioni depotenziate della One e della Clubman. La prima monta un inedito 1.4 benzina da 75 cv che abbassa il prezzo d'accesso e i consumi medi della Mini base; la seconda, invece, accoglie il 1,4 benzina da 95 cv della One, meno bevereccio del suo 1.6 Cooper, aprendo anch'essa il listino a una soglia più consona al portafoglio degli europei in questo momento.
In Italia la Mini col millequattro da 75 cv si chiama invece "Ray”, e si presenta con nuovi colori (tra i quali il midnight silver, fin lì esclusiva delle Cooper S) cui abbina dettagli in colori fluov (coppe degli specchi esterni e le placchette con il disegno dell'Union Jack stilizzato sui parafanghi anteriori). Nonostante sia di fatto la "low cost” delle Mini – dato che col nuovo motore accede anche ai bonus rottamazione, abbassando ulteriormente il prezzo (fino a 14.400 euro) – non fa assolutamente nulla per apparire la più povera di famiglia. Anzi, ha di serie il climatizzatore manuale, la radio con lettore Cd Mp3 e l'ingresso Aux, oltre alla completa dotazione di sicurezza con sei airbag, ABS, EBD, CBC, DSC. E, nel complesso, sfoggia un look più stiloso della One.


Pubblicato da Luca Cereda, 18/05/2009
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