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Volkswagen Coupé W12


Avatar Redazionale , il 24/10/01

20 anni fa -

Non ha un nome vero e proprio, solo un'etichetta che la descrive: W12 Coupé. E, detto tra noi, ha più di qualche somiglianza con la dream car recentemente sfornata da un ramo del potente Gruppo teutonico: la Lamborghini Murciélago, famiglia Audi, albero genealogico Volkswagen.

E’ la terza fase di sviluppo dello studio di design che ruota attorno al motore, il vero punto forte che attira l’interesse degli uomini Vw: perchè equipaggerà, una volta rifinito e adattato a dovere, la futura ammiraglia di lusso di Casa e lo Sport Utility Vehicle che arriverà.

Sei litri, 12 cilindri, 600 cavalli (440 kW) a 7000 giri,

sono i numeri con i quali si presenta la versione che muove la coupé, spingendola oltre i 350 orari e accontentandosi di 3,5 secondi per raggiungere i 100 km/h. Il cambio è meccanico a sei rapporti, la trazione posteriore. Per intendersi, si tratta del propulsore che in configurazione 16 cilindri equipaggia la Bugatti Veyron.

Nulla è lasciato al caso, come consiglia vivamente l’esuberanza delle prestazioni: non il telaio derivato dalle auto da competizione, non i cerchi in magnesio da diciannove pollici, non la distribuzione dei pesi pressoché perfetta, non il passo di 2,63 metri a prova di stabilità di guida, non gli ausili elettronici (controllo di stabilità e di trazione) e neppure i freni Brembo con dischi di 318 mm di diametro.

4,55 metri di lunghezza e 1.92 m di larghezza fanno la loro scena, soprattutto se rapportati agli 1,1 m di altezza, che garantiscono alla Coupé un’aria da cattiva nata per sgretolare i record di velocità. Un po’ come è successo un paio di settimane fa sull’anello di Nardò, quando la sportiva con la doppia V sul cofano ha fatto segnare il record mondiale di chilometri percorsi nell’arco di 24 ore, tagliando il traguardo dei 7.085,7 km a una velocità media di 295.24 km/h.

Il cockpit da aereo da caccia, la carrozzeria plasmata attorno alle ruote sovradimensionate, la superficie trasparente che scivola sulla coda permettendo di spiare il motore, le linee secche della parte posteriore e morbide di quella anteriore, sono frutto della matita di Giugiaro che ha firmato il progetto con il suo studio Italdesign.

Gli interni, neanche a dirlo, sono per cuori forti: lo consigliano la seduta rasente l’asfalto, il volante a tre razze tagliato alla base, modello Formula 1, la pedaliera incernierata dal basso e perpendicolare al pianale, i sedili avvolgenti e la leva del cambio in alluminio, oltre al grappolo di strumenti che forma il cruscotto, al carbonio sparso per l’abitacolo e al rosso che accompagna le finiture. Presto per dire se e quando vedrà la produzione, certo in Volkswagen non si lavora mai per niente. E già si parla dell'estate 2002.


Pubblicato da Ronny Mengo, 24/10/2001
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