Autore:
Ronny Mengo
Pubblicato il 22/10/2001 ore 14:39

Tra i ventuno veicoli che farciranno lo stand Mitsu, c’è di tutto, presente, futuro e qualche assaggio di passato – le vittorie della Parigi-Dakar – con quell’alone di fermento a fare da sfondo. Prendi CZ2 e CZ3, ad esempio, interpretazione parallela di berlina compatta, per la città l’una, per la pista, l’altra.

Cinque porte per quattro persone a bordo, la versione tranquilla, con le ruote agli angoli della carrozzeria per ottenere la massima abitabilità in 3,83 metri di lunghezza (per 1,69 di larghezza e 1,47 di altezza). Linee arcuate, parabrezza e lunotto praticamente uniti dal tetto in vetro, alettone posteriore e cristalli laterali ridotti al minimo, sono state queste le direttive di Monsieur Boulay, seguite alla lettera.

Sotto il cofano corto e spiovente, il bialbero quattro cilindri in linea, con testata a sedici valvole e distribuzione a fasatura variabile, di 1,3 litri con la trasmissione automatica a rapporto continuamente variabile CVT.

Diventa invece "Tarmac" la CZ2 quando si trasforma nella versione cattiva, la

CZ3. Stesso passo (due metri e mezzo) ma minore altezza da terra (è più bassa di 5,5 cm) oltre a essere più lunga e più larga di una manciata di centimetri. E poi cerchi e pneumatici a fare la voce grossa, muscoli belli in evidenza e particolari aerodinamici poco intimiditi. Il motore della CZ3 Tarmac è il quattro cilindri in linea di 1,5 litri con alimentazione GDI a iniezione diretta della benzina e turbocompressore, accoppiato alla trasmissione automatica CVT, con funzione sequenziale. La trazione è integrale e si unisce al differenziale centrale attivo ACD e alla gestione elettronica dell’assetto. Dentro, tocchi sportivi come la leva del cambio e il comando del freno di stazionamento traforati, ma anche una plancia dominata dal display centrale a cristalli liquidi per viziare i passeggeri con funzioni e intrattenimento.

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