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Subaru B11S


Avatar Redazionale , il 20/03/03

18 anni fa -

Frontale da aereo, profilo da berlina e tecnica da Subaru per un prototipo di "quasi coupé" che vuole rappresentare un nuovo concetto di auto: la Grand Utility Turismo. Un'altra sigla? Ebbene sì, con la speranza che almeno per la pronuncia non si ricorra ad abbreviazioni...

È una coupé a quattro porte. Cioè, l’elemento mancante nella gamma del costruttore giapponese, dove fra tre volumi da gara e wagon aggressive non c’è ancora una sportiva "top", una di quelle che fanno da biglietto da visita "tecnologico" quando bisogna tirare fuori i gioielli di famiglia. Insomma, la Mercedes CL made in Subaru.

Vista da fuori, a dire il vero, sembra più una due volumi tipo Vectra GTS, rinvigorita dalle ruotone da 21 pollici e dalla portiera posteriore "stretta", che lascia più spazio in lunghezza per quella davanti. Così l’impressione è più da due porte "vera" e nello stesso tempo si può entrare nell’abitacolo aprendo ad armadio entrambi gli sportelli, senza montante centrale e senza altri impedimenti. Dietro, codona piuttosto alta con i gruppi ottici sugli angoli e due bei terminali di scarico sotto, che già fanno pensare a qualcosa come un V6 nel vano motore.

Dietro alla singolare mascherina "alare", che nelle intenzioni della Casa richiama la forma di una turbina aeronautica, c’è un bel motore "a vù", ma di 180°. Che detto con un linguaggio da persone normali significa boxer. Un’unità a sei cilindri contrapposti che con i suoi tre litri (e i due turbocompressori) rende ben 400cv e 550 Nm di coppia, a un regime in fondo neanche tanto alto. Vantaggi? I cilindri orizzontali fanno risparmiare spazio in altezza e, se l’imbiellaggio è da boxer vero, le forze d’inerzia che si generano alternativamente all’interno del propulsore vengono equilibrate. Oppure, semplicemente, l’atout principale è quello di mantenere una tradizione che accompagna da anni il gruppo con le Pleiadi.

Se il motore è da far girare la testa, anche la trasmissioneintegrale – non poteva essere da meno. Si chiama VTD (Variable Torque Distribution) il dispositivo che controlla la ripartizione della coppia fra i due assi, passando dall’iniziale 35%-65% davanti-dietro a rapporti più convenienti rispetto alle condizioni di aderenza. Sta di fatto che con queste caratteristiche la B11S si guiderebbe in pratica come una trazione posteriore, pronta però a comportarsi come un’off-road. Sempre che i tecnici nippo finiscano di sviluppare il propulsore, che al momento ha ancora bisogno di qualche ritocco per la produzione…

Insomma, sicurezza e divertimento insieme: l’ideale per chi con un’auto da quattrocento cavalli non vuole andarci solo in pista, ma magari anche in ufficio. O partire per un viaggetto con famigliola al seguito, tanto l’abitacolo è pensato per accogliere quattro adulti con tutto il contorno di vani portaoggetti e sedili ribaltabili che ci si potrebbe aspettare. Ecco il perché del nome Gran Utility Turismo (ma dopo le SUV ci attenderanno le GUT?), anche se di "utility" su questa concept ci sono solo le entrate e qualche altro dettaglio.

Resta da chiedersi chi, anche previo corso di self-control, porterebbe a spasso i pargoli senza pensare a cosa scalpita nel cofano. Ok, d’accordo, i posti dietro sono per gli amici.


Pubblicato da Silvio jr. Suppa, 20/03/2003
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