Autore:
Luca Cereda

TEMPI MODERNI Una notizia buona e una cattiva per i duri e puri dell'automobilismo. Riguardano le future Lamborghini Huracàn e Aventador, attese dopo il 2020, e arrivano – seppur indirettamente - dalla bocca di Maurizio Reggiani, direttore del Dipartimento di Ricerca e Sviluppo di Sant'Agata Bolognese, attraverso le colonne del magazine inglese Autocar.

NON SE NE PUO' FARE A MENO Iniziamo dal boccone amaro: le future supersportive del Toro saranno ibride. Per esigenza (nessuno, nemmeno Lamborghini, può esimersi dal lavorare sulla riduzione delle emissioni di CO2) ma anche per opportunità. Ad esempio quelle che l'ibrido dà quando si cercano le prestazioni, nel mettere a disposizione copia costantemente, senza buchi.

FEDELI ALLA TRADIZIONE Reggiani ha detto chiaramente ai giornalisti inglesi di vedere buone prospettive per l'ibrido, specialmente se abbinato a motori benzina. Ma – ed è il momento dello zuccherino - non turbo, almeno per quanto riguarda Lamborghini. Grosse cilindrate (si intende V10 e V12) e motori aspirati rimarranno l'ingrediente chiave della gamma delle supercar. Alla faccia del downsizing imperante.

GUARDA OLTRE Questione di tradizione e di fidelizzazione del cliente a un certo tipo di sound e di reazioni quando è al volante di una Lamborghini. Certo, l'ibrido aprirà altre questioni: su tutte quella del peso. E per questo il dipartimento di Reggiani e il MIT (Massachussets Institue of Technology) di Boston hanno aperto un filo diretto per realizzare una scocca in fibra di carbonio attraversata da supercondensatori, che fungono da accumulatori di energia. Superando, così, il problema della classica batteria, meno efficiente, più pesante e soggetta ad invecchiamento.  


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