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L'AUTO CHE NON SI FARÀ Vi avevamo già detto dell'abortito progetto Dyson: l'auto elettrica non si farà. Dopo aver ricevuto una simile notizia, non ti aspetteresti di vedere le immagini dell'auto, né sentir parlare di autonomia. Invece è quello che è successo. A mostrare le foto e a divulgare la notizia alla stampa è stato lo stesso Mr. Dyson in un'intervista, nella quale spiega quanto gli è costato questo... scherzetto, e perché non sia andato in porto.
IL PROGETTO Si chiama (si sarebbe chiamata) N526, l'auto elettrica dei più celebri aspirapolvere. Una 7 posti con un'autonomia di quasi 1.000 km, roba da far impallidire persino le Tesla. Tutt'altro che un progetto privo di delusioni, per l'uomo più ricco di Gran Bretagna: ''C'è un'enorme tristezza e delusione. La nostra è una vita di rischio e di fallimento. Proviamo le cose e falliscono. La vita non è facile''. Oltre la delusione per la creazione sognata e (quasi) mai realizzata, il Signor Dyson deve fare i conti anche con qualcosa come 500 milioni di sterline di investimenti andati a farsi benedire. Ma sono soldi tirati fuori di tasca propria, quindi, con buona pace sua e della sua famiglia, nessuno ne farà le spese oltre a loro: con un patrimonio di oltre 16 miliardi di sterline, dovrebbero dormire sonni tranquilli.
LA MACCHINA DYSON Lunga 5 metri, larga 2 e alta 1,70, per un peso di 2,6 tonnellate. Le ruote più grandi del panorama auto, con un diametro (gomma compresa) di circa 1 metro. All'interno 3 file di sedili, per 7 posti totali. E ancora: 536 CV di potenza per 650 Nm di coppia, un'accelerazione 0-100 in 4,8 secondi e una velocità massima di 200 km all'ora. ''Quando abbiamo iniziato nel 2014 avevamo una buona tecnologia e un'auto molto efficiente, con una lunga autonomia. Era praticabile. Ma quando, in seguito, altre aziende hanno iniziato a produrre auto elettriche in perdita, è diventato troppo rischioso per noi''.

PERCHÉ NON SI FA Dyson ha spiegato che dietro l'interruzione del progetto ci sono i grossi costi da sostenere tipici delle auto elettriche. Batteria (e gestione della stessa), elettronica e raffreddamento sono molto più costosi rispetto a un motore a combustione tradizionale. Ogni N526 sarebbe dovuta costare 150.000 sterline (168.000 euro) per raggiungere il pareggio, molto più dei modelli elettrici delle grandi Case automobilistiche, che sovvenzionano i costi con le vendite delle auto tradizionali a benzina e diesel. ''BMW, Mercedes, Audi e Jaguar Land Rover stanno subendo enormi perdite su ogni auto elettrica che vendono. Lo stanno facendo perché ciò riduce complessivamente le emissioni medie di CO2 e NOx, aiutandole a rispettare la legislazione dell'UE. Io non ho una flotta. Devo realizzare un profitto su ogni macchina o metterei a repentaglio l'intera compagnia. Alla fine era troppo rischioso''.
IL FUTURO Dyson pensa ancora di poter avere successo nel mercato automobilistico producendo batterie a stato solido che alimenteranno i modelli di altri produttori. Le celle a stato solido potrebbero essere la chiave del successo delle auto elettriche: sarebbero più efficienti dal punto di vista energetico rispetto a quelle agli ioni di litio, e anche molto più piccole e leggere. Generando molto meno calore non richiederebbero sistemi di raffreddamento complessi e costosi, né avrebbero una brutta abitudine a... esplodere e sarebbero anche più facili da riciclare. E alla domanda se in futuro potremmo vedere (davvero) un'auto elettrica, Dyson ha risposto così: ''Non direi di no, ma le circostanze commerciali dovrebbero essere giuste. La porta del garage non si chiude mai''. Quindi chi lo sa, magari prossimamente vedremo una N527...
L’ultimo arrivato nella redazione è toscano, di Firenze. Sin dai primi anni di vita affascinato dalle quattro ruote, col passare degli anni si è poi avvicinato alle due, dalle quali è rimasto folgorato. Dall’infanzia sogna di diventare pilota (prima di F1 poi di MotoGP) ma il sogno rimane nel cassetto, anche perché in famiglia pare sia l’unico con la benzina nelle vene. Finito il liceo tutto appare chiaro: “Voglio diventare un tester”. All’università studia Media e Giornalismo e si laurea con una tesi sulla rivista Motociclismo, iniziando poco dopo a collaborare col giornale. Negli anni ha frequentato quanti più corsi di guida per imparare a guidare le moto, finché nel 2019 è diventato lui stesso Istruttore di Tecniche di Guida Motociclistica della F.M.I. Ah, dimenticavamo: pare stia cercando moglie…



